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ABBIAMO citato, in un articolo dell’8 dicembre, quel giurista americano che affermava come, “quando pago le tasse, compro civiltà”. Il che è vero, visto che di servizi pubblici abbiamo bisogno come del pane. Ma è vero solo se i servizi pubblici, che “compriamo” a scatola chiusa, si rivelano di buona qualità.

Se la qualità è cattiva, mugugni e frustrazioni, se non rivolte, sfilacciano il tessuto sociale. È quindi importante che la qualità dei servizi pubblici venga costantemente scrutinata. Uno scrutinio, questo, che fa emergere grosse e perduranti carenze nel Mezzogiorno rispetto al resto del Paese.

Come dice il Rapporto Svimez del 2020, «esiste un dualismo Nord-Sud anche con riguardo alla sfera dei servizi pubblici e sociali nonostante per molti di questi vi sia l’obbligo di garantire quantità e qualità omogenee sull’intero territorio nazionale.

Quantità e qualità dei servizi sociali erogati nel Mezzogiorno, risultano ancora decisamente inferiori a quelle del resto del Paese, ma soprattutto non emergono dai dati, dopo l’allargamento del divario tra il 2008 e il 2013, significativi processi di convergenza. Un percorso quello dell’adeguamento delle prestazioni e dei servizi reso particolarmente accidentato dal razionamento delle risorse connesso alla crisi dei conti pubblici.

Un Paese che riduce la qualità dei servizi pubblici, che riduce la spesa nella formazione, che smette di investire, non solo è più ingiusto ma inevitabilmente si indebolisce nella sua capacità competitiva. In questo senso l’ampliamento del divario di cittadinanza diventa questione nazionale».

Ma veniamo agli indicatori dei servizi. La tabella sui tempi di attesa mostra uno dei più frequenti modi di incontro fra il cittadino e lo Stato: le code. Code alle ASL, code agli Uffici postali e all’Anagrafe. Come si vede, i tempi medi di attesa, espressi dalla percentuale di file oltre i 20 minuti (si suppone, evidentemente, che fino ai 20 minuti di fila sia qualcosa di “normale”) su 100 persone, nelle singole regioni del Mezzogiorno, e un confronto con il Centro-Nord. Oltre a questo confronto nello spazio c’è anche un confronto nel tempo: la situazione nel 2019 è confrontata con quella del 2007.

E sia il confronto nello spazio che quello nel tempo sono sconfortanti: nello spazio perché dappertutto i tempi di attesa sono peggiori nel Mezzogiorno; nel tempo perché in quell’intervallo di dodici anni le cose sono peggiorate: a livello dell’Italia intera e a livello del Sud e del Nord. E sono peggiorate più al Sud che al Nord per le ASL e l’Anagrafe, mentre per gli Uffici postali il peggioramento è stato marginalmente meno forte al Sud, pur se il livello delle attese rimane molto più alto.

Oggi al cittadino del Sud mancano diritti fondamentali: in termini di vivibilità dell’ambiente locale, di sicurezza, di adeguati standard di istruzione, di idoneità di servizi sanitari e di cura per la persona adulta e per l’infanzia, come abbiamo argomentato negli articoli apparsi sul «Quotidiano del Sud» (8, 9, 19, 12 e 15 dicembre). Queste carenze di servizi, come dice il Rapporto Svimez, rischiano «di far esplodere la società meridionale sotto la pressione della crisi e …allo stesso tempo diventano fattori che giocano un ruolo non accessorio nel determinare lo sviluppo e l’attrazione di nuove iniziative imprenditoriali».

Ci sono indubbie potenzialità di crescita nel Mezzogiorno, ma la scarsa quantità e qualità dei servizi pubblici non solo danneggia chi è nato a sud del Garigliano, ma impedisce anche l’arrivo di capitali esterni che potrebbero venire a investirsi in quelle terre. Questo è specialmente vero per le dotazioni infrastrutturali di cui abbiamo già parlato, ma è anche vero per i servizi sanitari e le file negli uffici… Un altro aspetto importante è quello della certezza dei contratti e più in generale della giustizia. Una giustizia lenta è una giustizia negata.

E la tabella mostra i tempi desolanti delle cause, che sono costantemente più alti nel Mezzogiorno rispetto al Centro-Nord. Di nuovo, un divario che non solo è fonte di frustrazioni individuali, ma che anche scoraggia gli investimenti dall’estero e dal Centro-Nord. Guardiamo ora ai servizi erogati dalle infrastrutture di rete. La tabella mostra la percentuale di persone che denunciano insoddisfazione per i servizi relativi al gas, all’elettricità e all’acqua. Mentre per il gas il Mezzogiorno e il Centro-Nord hanno percentuali molto vicine di utenti insoddisfatti, per elettricità e acqua i malfunzionamenti lamentati sono più che doppi al Sud rispetto al Nord. Infine, la Svimez ha elaborato un indice sintetico, raffigurato nel grafico, della qualità della Pubblica amministrazione nelle diverse regioni italiane.

L’indice, che la Svimez aggiorna ogni anno, «è stato costruito come combinazione lineare degli indici relativi ai settori analizzati nei precedenti paragrafi. Per gli indicatori per i quali un valore più elevato esprime una situazione di maggiore inefficienza è stato calcolato il valore reciproco; ogni indicatore è stato poi normalizzato rapportandolo al proprio valore massimo al fine di ottenere risultati compresi tra 0 ed 1». I dati mostrano, nell’asse verticale, il livello dell’indice di qualità nel 2019, e, nell’asse orizzontale, di quanto quel livello è cambiato dal 2007 al 2019. Di nuovo, ci muoviamo nel tempo e nello spazio… Se si dovesse passare sui dati delle Regioni una linea di regressione, questa sarebbe inclinata verso l’alto, indicando, quindi, che, in media, le aree con un più alto indice di qualità sono quelle che hanno anche aumentato maggiormente l’efficienza della PA.

Ci sono delle eccezioni, come il Veneto, che già aveva un alto indice di qualità ma dove il miglioramento è stato modesto; o la Basilicata e la Campania, che coniugano un livello dell’indice ancora basso ma un miglioramento sostanziale. Comunque, nell’insieme il messaggio è ancora e sempre quello di una minorità del Mezzogiorno: le otto Regioni del Sud occupano le ultime otto posizioni. Una minorità che ha molte e complesse ragioni, ma fra queste spicca l’insufficiente e ingiusto ammontare di risorse che la spesa pubblica, come argomentato e documentato da questo giornale ad abundantiam, ha destinato all’area più povera del Paese.


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