X
<
>

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte

Tempo di lettura 3 Minuti

ALLA fine, salta il tavolo. E si entra in crisi di governo. Matteo Renzi chiude alle istanze del premier Giuseppe Conte, in un’affollata conferenza stampa, alla Camera, annuncia la lettera di dimissione delle due ministre, Teresa Bellanova ed Elena Bonetti, (nonché del sottosegretario, Ivan Scalfarotto) malgrado le aperture del governo per stringere un “patto di legislatura”, o almeno di fine legislatura. Ha negato che sia stata “Italia Viva” ad aprire la crisi, che, invece, “è aperta da mesi, noi non giochiamo con le istituzioni, la democrazia non è un reality show”. Parole che potranno incendiare qualche frangia politica, ma consegnano al Paese uno sfilacciamento della politica.

TRE ACCUSE

Renzi ha posto 3 questioni a Conte. Una riguarda il metodo (come non ha voluto dare pieni poteri a Salvini, così non vuole che siano dati a Conte, “Palazzo Chigi non ha rispettato la forma democratica delle istituzioni”). Il secondo punto è di merito (Rispondere alla pandemia significa affrontare i problemi, questo non è stato fatto). Terzo, il Recovery plan (sono stati fatti passi avanti importanti, meno bonus e più investimenti, ma resta inaccettabile non prendere il Mes”). Conte ed i ministri, invece, hanno lavorato a un documento comune da far firmare agli alleati.

Andrea Orlando ha avvertito: “E’ un grave errore, lo pagheremo tutti”. Ed il ministro Vincenzo Amendola: “Ora tutti gli scenari sono possibili”. Sul tavolo, restano due opzioni: il patto di legislatura che rafforzi la maggioranza, anche con Italia Viva, oppure il voto, circostanza che a molti è sgradita. C’è poi un braccio di ferro sulle dimissioni che Conte non avrebbe ancora dato, malgrado il martellamento verbale di Renzi contro il premier. Alla base della questione ci sarebbe il fatto che il governo ha convocato, in tarda serata, un Consiglio dei ministri circa l’emergenza anti-covid 19. Ed un altro Cdm è convocato giovedì sul nuovo scostamento di bilancio. Quindi, ha escluso di lasciare Palazzo Chigi, ma il dubbio sarà presto risolto, dicono alcune fonti. In una giornata convulsa, seguita a una notte in cui, al Consiglio dei ministri, Bellanova e Bonetti si erano astenute dal voto sul Recovery Plan,(ma in Cdm serale sono volate parole forti tra Gualtieri e Speranza contro Bellanova) ci sono stati due fatti – la salita al Quirinale di Conte e l’appello di Beppe Grillo perché si lavori a un partito tra i partiti costruttori” – che hanno reso l’attesa infinita tra Quirinale, Camera fervida di buone speranze circa l’esito finale. Tutto era cominciato, sotto un cielo sereno.

DA MATTARELLA

Che poi si è ingrigito, metaforicamente, con il passare delle ore. Giuseppe Conte è salito al Colle per un “incontro interlocutorio” con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Dal quale è arrivato a Conte l’invito a fare presto, perché da questa situazione di stallo bisogna agire in fretta mentre il Paese sta affrontando un’ondata di piena emergenza sanitaria.

All’uscita, Conte ha preso in mano il microfono e davanti a Palazzo Chigi ha annunciato di voler lavorare per rafforzare la coalizione, sostenendo che l’interesse dei cittadini viene prima di tutto. Non ha voluto pronunciare nemmeno un accenno alla crisi, “spero non si arrivi a tanto”. Aggiungendo “troviamoci intorno a un tavolo se c’è la volontà”. Spiegando di lavorare a un patto di legislatura per cui serve uno spirito costruttivo. Non ha precisato con quale maggioranza, ma è sembrato chiudere ai “responsabili” di cui era annunciato l’arrivo per sostituire le truppe renziane al governo. Ed ha insistito sul fatto che la crisi “non sarebbe compresa dai cittadini. Ed ha parlato della necessità di una maggioranza solida “non si può prendere un voto qua e là”. Secondo i critici, è stata questa insistenza sul “qua e là” che avrebbe pregiudicato la sua candidatura a restare in sella. Ma su questo ci sarà tempo per riflettere.

APPELLO DEL PD

Pure Nicola Zingaretti, rimasto appartato negli ultimi tempi, ha chiesto il “massimo impegno per il bene dell’Italia, per creare fiducia e dare certezza alle persone ma anche dare un futuro migliore ai giovani”. Pure attraverso “un patto di legislatura”, che ha voluto dire non dare più scossoni fino al termine della legislatura (che è fra un anno e qualche mese). Non si sa se l’appello di Zingaretti sia arrivato troppo tardi, ma fino all’ultimo ha cercato di spronare a “trovare il buonsenso, facendo prevalere il bene comune”. Anche la lettera aperta di Beppe Grillo, rivolta sia alla maggioranza che all’opposizione ”sembrava aver portato un po’ di sereno. Invece, adesso, ci troviamo con il buio.

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA

shares