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Silvio Berlusconi visto da Immenso Blog

Tempo di lettura 5 Minuti

L’idea originale non sarebbe tanto quella di federare Forza Italia con la Lega di Salvini, ma creare un Partito Repubblicano: non un partito figlio di La Malfa e Spadolini, ma piuttosto di Ronald Reagan e di Donald Trump.

L’idea cioè, di un partito tradizionale e populista allo stesso tempo, capace di coprire le due anime emergenti: quella populista borghese, imprenditoriale e ricca, con il grande centro, immaginato come placido e immobile. Io non ho mai capito bene, pur conoscendolo discretamente Berlusconi se davvero lui pensi che esista ancora un centro politico e nella società che cerchi una condizione ideale di bonaccia, né di destra né di sinistra, cattolico ma non bigotto, conservatore nelle forme ma audace nella vita quotidiana.

L’OLANDESE VOLANTE

Il mito del Grande Centro è come quello marinaro dell’Olandese Volante: dipende dalle passate e irripetibili fortune della Democrazia Cristiana che però non era affatto il corpaccione flaccido che rispondeva alla zoologia fantastica inventata da Giampaolo Pansa quando la chiamò “balena bianca”.

La balena bianca non esiste perché la Democrazia Cristiana era come le meduse che contengono nel loro cappello trasparente centinaia di piccoli animali marini e microrganismi che la abitano protetti nello stesso organismo. Oggi quell’organismo non c’è più. Il ceto sociale che componeva Forza Italia all’inizio era quello che aveva coinciso sia con la Democrazia Cristiana che con i altri partiti minori come il Psi di Bettino Craxi e i repubblicani e socialdemocratici, chiamati fin dagli anni 50 “i quattro gatti”.

Tutto è cambiato, il proletariato stesso non risponde più alle due case madri della fabbrica e del campo, della falce e del martello, ma semmai al simbolo più antico del socialismo italiano che era quello del libro aperto della cultura illuminato dal sole nascente dell’avvenire.

In realtà la cultura italiana, intesa come sistema scolastico, è in grande crisi banche alcune università italiane ancora reggano bene nella classifica internazionale e per ora non si ha notizia dei programmi che questo nuovo partito repubblicano ipotetico potrebbe lanciare per creare la sua classe dirigente sia nell’esercizio della cosa pubblica che nelle aziende private.

LA LEGA E I CESPUGLI

Tentare di fare quel che è stato detto all’inizio da Berlusconi cioè una Federazione tra i due partiti in Forza Italia e Lega con i cespugli mancanti e lasciando fuori la Meloni che non ne vuol sapere, sembra difficilissimo. Le resistenze interne sono state immediata e difensive.

Più in Forza Italia che nella Lega ma certamente anche nel partito che fu di Umberto Bossi l’idea della fusione a freddo non piace punto anzi, si sa che proprio Umberto Bossi seguita recalcitrare mandando in onda il suo silenzio di fronte alle domande che gli pongono Sull’ipotesi unitaria. Il grande vecchio capo lascia intendere che lui resta ancora il punto di riferimento di un’area sociale della Lega Nord che ancora rabbrividisce di fronte alle trasformazioni unioniste create con immediato successo da Matteo Salvini il quale ha reso leghisti i terroni e a diluito fino a farla scomparire l’antica natura federalista più che separatista che avrebbe dovuto un giorno con giungersi con la Baviera, con una parte dell’Austria, forse con la Croazia di arrivare fino al Piemonte inghiottendo mezza Toscana ma fermandosi al muro di Ancona sull’Adriatico.

Berlusconi un giorno mi disse che non toccava a lui creare il suo delfino, il successore, così come del resto nessun grande capo politico ha fatto perché né De Gasperi e né Craxi e neanche Adenauer e Khol si sono mai preoccupati di allevare delfini. Il primo Berlusconi alla nascita di Forza Italia si era circondato di una potente quantità e qualità di intellettuali che venivano immancabilmente dalla sinistra portando un grande bagaglio di intelligenza e di insofferenza nei confronti dell’egemonia culturale comunista: gente come Lucio Colletti o Saverio Vertone, Giuliano Ferrara e i tanti altri, più che ex liberali, erano emigrati dalla sinistra italiana come il gruppo dirigente di Bettino Craxi, composto anch’esso di persone di prima qualità e che non ebbero difficoltà a ritrovarsi nei ranghi berlusconiani.

Ciò poteva accedere allora perché il Berlusconi della prima Forza Italia aveva messo in mare il grande transatlantico su cui raccogliere tutti i naufraghi dell’operazione Mani Pulite con cui la Repubblica era stata decapitata e stava per essere consegnata al gruppo dirigente dell’ex Pci, ribattezzato Democratici di sinistra e guidato da Achille Occhetto con la sua “gioiosa macchina da guerra”. Quella era un’altra guerra, altre macchine, ma anche un’altra Italia che non corrisponde più minimamente a quella di oggi. Il peso degli intellettuali è sceso a zero sia a destra che a sinistra. Non esistono più pensatori politici con l’ambizione della leadership.

SINISTRA SENZA PROGETTI

Persino il professorino Enrico Letta che aveva tutte le qualità e caratteristiche intellettuali di garbo conoscenza confidenza con le lingue, messo al dunque e al comando del partito della sinistra non ha saputo sfornare altri progetti che non quello di accogliere milioni di fuggiaschi qui concedere il diritto di votare per il suo partito ma senza una sola idea sul presente sul futuro.

Lo smottamento della politica priva di ideologi ma anche di sognatori e persino di pazzi furiosi ma mentalmente ben organizzati, ha aperto gli sportelli alla fuga di tutti al populismo di destra e di sinistra, grillesco o di altre razze che ha infestato è ancora infesta la scena politica del paese. Su questo sto massacro del tessuto sociale Salvini sa benissimo di avere delle responsabilità personali che lo hanno mantenuto a lungo in posizione frontale nemica con Silvio Berlusconi durante la sua ambiziosa alleanza con i 5 Stelle.

DUELLO FINALE

Ma, lo abbiamo già ricordato Berlusconi preferisce non serbare memorie che potrebbero indurre alla ritorsione, anche perché si trova in una posizione subalterna dalla quale spera di uscire con un colpo d’ala che però ancora una volta è costretto andare da se stesso con le sue sole forze mentre il resto del partito che esiste soltanto in quanto lui esiste, recalcitra spinge protesta rifiutandosi di seguirlo perché sa benissimo che oltre la linea di confine della Federazione c’è la resa dei conti elettorali che per ora non sembra molto favorevole al partito degli azzurri.

Questo è anche il motivo per cui è interesse di Berlusconi che nessuna crisi di governo si mette in mezzo e perché Mario Draghi abbia davanti a sé una strada spianata trovando in Forza Italia l’alleato più sicuro, dico la cosa che Salvini stesso ha capito perfettamente e ha smesso di recalcitrare di e di tentare di fare la fronda, così da avere il tempo per cicatrizzare le ferite e produrre nuovo tessuto. Che ci riesca o no e quello che seguiteremo a vedere e raccontare nei prossimi giorni.


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