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Il ministro per il Sud, Mara Carfagna

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FARE una ricognizione di tutti gli incentivi per le imprese attualmente in vigore,  verificarne la reale efficacia e l’impatto sull’economia sul Mezzogiorno, elaborare quindi uno schema di disegno di legge per semplificare e velocizzare le procedure: questi i compiti della Commissione interministeriale istituita – tramite decreto – dalla ministra per il Sud e la coesione territoriale, Mara Carfagna.  

L’obiettivo è favorire lo sviluppo del Sud promuovendo l’attrazione di privati nazionali e internazionali, per creare lavoro e reddito e contrastare il declino demografico e lo spopolamento delle aree interne: «tra le priorità d’azione del governo – si sottolinea nel decreto – è centrale lo sviluppo delle aree del Mezzogiorno italiano».  

INDAGINE IN TEMPI STRETTI

E a questo fine, la semplificazione delle norme per gli investimenti e gli interventi sui territori meridionali è considerata “strategica” anche nel Piano nazionale di ripresa e resilienza. «Con l’insediamento di questa Commissione comincia una nuova partita – ha detto il ministro Mara Carfagna – Nei primi quattro mesi di governo tutta l’attenzione è stata puntata sulla necessità di indirizzare una parte significativa della spesa sullo sviluppo del Sud. Adesso bisogna cominciare a lavorare per rendere attive le opportunità che si aprono. E’ inutile creare incentivi se le imprese non riescono poi a beneficiarne a causa di procedimenti troppo complessi».

I lavori della Commissione hanno  preso il via ieri ed entro il 10 settembre  dovranno portare alla stesura di una relazione sull’esistente e di uno schema di disegno di legge sull’incentivazione alle imprese, avendo come particolare quadro di riferimento le attività economiche che operano nel Meridione. «Ho chiesto tempi strettissimi per questa indagine – ha detto Carfagna – perché la velocità è la necessità del momento. Bisogna dimostrare alle imprese e ai cittadini, subito, che i piani per la ripresa del Sud  non sono un’utopia ma risulteranno effettivi e realizzabili».

La Commissione è presieduta da Giulio Veltri, capo dell’Ufficio legislativo del ministro per il Sud, e ne fanno parte – tutti a titolo gratuito – i tecnici di nove ministeri: Lorenzo Angeloni (ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale), Francesca Quadri (Economia e delle Finanze), Simone Vellucci (Sviluppo economico), Giuseppe Blasi (Politiche agricole e forestali), Renzo Tomellini (Transizione ecologica), Carmela Chiara Palermo (Infrastrutture e della Mobilità sostenibili), Emanuele Felice (Lavoro e delle Politiche sociali), Luigi Scaroina (Cultura), Dora Di Francesco (Turismo).  

IL PNRR

La Commissione è un tassello “tecnico” del progetto di recupero del Sud che il governo affida anche al Pnrr che ne traccia la cornice operativa e i tempi. Nel “capitolo” del Pnrr dedicato alle riforme abilitanti – Semplificazioni e Concorrenza, è prevista infatti la revisione delle norme su investimenti e  interventi nel Mezzogiorno, ritenuta “indispensabile per supportare la ripresa e la crescita del Paese e contribuisce, in maniera significativa, alla realizzazione della coesione sociale e territoriale”.

Un primo atto in questo senso lo si è compiuto con il decreto Semplificazioni, in vigore dal 1 giugno, che rivede la disciplina sulle Zes, le Zone economiche speciali. Nel Pnrr, poi, si sottolinea  che “le norme sulle incentivazioni alle imprese localizzate nel Mezzogiorno, attualmente assai minuziose quanto ai requisiti e ai presupposti, vanno semplificate anche tenuto conto del negoziato in corso sulla Carta degli aiuti a finalità regionale e devono limitarsi alle previsioni generali rinviando a decreti del ministro per il Sud e la coesione territoriale per la definizione degli aspetti di dettaglio”. Semplificazione e velocizzazione delle procedure di agevolazione, si ritiene,  potranno “assicurare vantaggi notevoli soprattutto alle piccole e medie imprese insediate nelle aree meno sviluppate o depresse”.

La semplificazione è quindi un requisito indispensabile anche per i progetti e gli investimenti che il Recovery Plan dovrà mettere a terra entro il 2026. Il dossier del Servizio studi della Camera e quello del Senato – che ha analizzato il Piano nella sua interezza, ovvero le oltre 2.400 pagine comprensive delle schede tecniche inviate a Bruxelles, che illustrano progetti, risorse e target – ha messo a fuoco, nel capitolo “Mezzogiorno”, le risorse e gli interventi principali legati alle singole missioni.  

LE PREVISIONI

Intanto, se stimando l’impatto economico degli interventi, anche nella prospettiva di una riduzione del divario Nord-Sud, nel Pnrr si considera che “la quota del Mezzogiorno sul Pil nazionale salirebbe dal 22% del 2019 al 23,4% nel 2026”, i tecnici dei due rami del Parlamento considerano che “la modernizzazione delle infrastrutture per i trasporti e le telecomunicazioni, gli investimenti nelle rinnovabili, il potenziamento dell’istruzione e della formazione sono tutti fattori che, anche attraverso l’impulso all’accumulazione di capitale nel settore privato, continueranno tuttavia a sospingere la crescita del Pil del Sud anche su un arco di tempo più lungo”.

Effetti attesi, quindi, dagli interventi e investimenti previsti. Ad esempio, citandone alcuni di quelli che compaiono nelle tabelle del dossier, il piano destina al Mezzogiorno oltre il 45% degli investimenti sulla banda ultralarga. Nell’ambito della missione 2, tra le altre cose, è destinato al Centro Sud il 60% degli 1,5 miliardi destinati alla gestione dei rifiuti. Ricadrà sul territorio meridionale il 40% dei 3,6 miliardi per il rafforzamento delle Smart Grid. Sulle infrastrutture idriche e la riduzione delle perdite va il 45- 50% dei 2 miliardi e dei 900 milioni rispettivamente previsti.

Per ridurre il divario infrastrutturale il Piano investe oltre 4,6 miliardi per l’alta velocità sulla Napoli-Bari (1,4 miliardi); Palermo-Catania-Messina (1,44); Salerno-Reggio Calabria (1,8); quasi 1,6 miliardi per le connessioni diagonali e 936 milioni sul potenziamento delle linee regionali, 700 per le stazioni. Mentre per il potenziamento e all’elettrificazione delle ferrovie stanzia 2,4 miliardi.

LE RISORSE PER IL SUD

Ieri la ministra Carfagna è tornata sulle risorse che il Piano riserva al Mezzogiorno, 82 miliardi equivalenti al 40% dei fondi, mettendo un punto sulle polemiche suscitate da un articolo di stampa che metteva in dubbio l’effettiva disponibilità di una tale mole di risorse. «Gli 82 miliardi ci sono. Quando ci siamo insediati invece c’erano solo titoli», ha scritto su Twitter invitando a guardare «le carte del governo, non gli articoli disfattisti»: «E’ tempo di impegno, non di polemiche».


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