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Il ministro per il Sud Mara Carfagna

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LA QUOTA Sud del Piano nazionale di ripresa e resilienza sarà “blindata” attraverso una norma ad hoc che stabilirà un vincolo di destinazione territoriale, a salvaguardia della percentuale del 40%. Il cantiere per garantire l’attuazione e il monitoraggio delle risorse destinate al Mezzogiorno è già partito, ha assicurato il ministro per il Sud, Mara Carfagna, intervenendo alla Camera durante il question time. Gli 82 miliardi ci sono, anche la Commissione europea lo ha certificato, ha ribadito tornando a sgombrare il campo dai dubbi sull’effettiva entità dei fondi riservati al Meridione innescati da articoli di stampa secondo cui l’analisi dei progetti porterebbe a stimare al ribasso le risorse realmente impegnate rispetto all’impegno finanziario dichiarato dal governo.

«L’obiettivo di investire almeno 82 miliardi di euro del Pnrr nei territori del Mezzogiorno non è una promessa o un impegno generico, ma è il frutto di un attento lavoro di analisi, missione per missione, realizzato con gli uffici del Mef e delle altre amministrazioni competenti – ha affermato la ministra – L’importo finale dell’analisi, il famoso 40%, è un risultato attendibile e robusto. Non lo abbiamo detto noi, ma gli stessi uffici della Commissione Europea, in fase di approvazione del Pnrr, sulla base delle verifiche e delle simulazioni e dei controlli condotti, hanno confermato l’avvenuta assegnazione al Sud di una quota di risorse non inferiore al 40% degli investimenti».

Investimenti cui spetta il “compito” di rilanciare il processo di convergenza tra Nord e Sud e spingere la crescita del Sud: le stime la proiettano intorno al 24%, a fronte di una media nazionale del 15%. Obiettivi raggiungibili a patto che, ha sottolineato Carfagna, investimenti e riforme siano effettivamente realizzati e che le amministrazioni meridionali siano sostenute nell’opera di progettazione e partecipazione ai bandi gara. Intanto per garantire che le amministrazioni centrali assicurino al Mezzogiorno almeno il 40% delle risorse che verranno ripartite con i bandi di gara, ha sostenuto Carfagna, verrà inserita nel Dl Semplificazioni e Governance una disposizione per fissare normativamente il vincolo di riparto territoriale degli investimenti.

«È evidente che le linee di intervento sono tra loro estremamente eterogenee – ha sottolineato la ministra – : ci sono interventi infrastrutturali definiti e geograficamente collocati per i quali il riparto è immediato, soprattutto a una prima lettura semplificata; ci sono misure ad assorbimento, come il superbonus, per i quali abbiamo addirittura usato criteri di riparto molto prudenziali sulla base dei dati storici, per esempio, sul superbonus si è stimato appena il 9% al Sud, non tenendo nemmeno conto degli interventi di semplificazione che ne potranno migliorare l’attrattività introdotti nel Dl Semplificazioni; ci sono infine misure a bando per le quali si sono usati calcoli di riparto basati sulle esigenze, sui fabbisogni, sui divari e sulla capacità progettuale».

La Cabina di regia – che insieme alla struttura centrale tecnica e a quella di missione presso il Mef vigilerà sulla destinazione territoriale – effettuerà anche un monitoraggio dell’effettiva localizzazione degli interventi. Se dovessero essere riscontrati «scostamenti» verranno messe in campo misure misure compensative e correttive. «Quindi le risorse ci sono e ci sono anche gli strumenti per garantirne la corretta allocazione territoriale», ha ribadito Carfagna, augurandosi di poter considerare chiuse «le tante discussioni e polemiche dei mesi e delle settimane scorse, le giuste preoccupazioni ma anche le incomprensibili strumentalizzazioni. Ora serve un impegno comune e condiviso».

Carfagna ha poi voluto fare chiarezza su un’altra «inesattezza» che chiama in causa i regolamenti con cui sono state erogate le risorse europee del Recovery Fund. Regolamenti, ha sottolineato la ministra, che «a differenza dei fondi strutturali, non prevedevano, non prevedono, alcun vincolo di destinazione regionale. Quindi – ha puntualizzato – quando si dice che la Commissione europea ha imposto agli Stati dei parametri quantitativi da rispettare si dice un’inesattezza. La Commissione chiede agli Stati membri di colmare i divari territoriali e la scelta del governo, fin dalla fase di definizione del Pnrr, è stata proprio questa, quella di garantire che una parte rilevante e definita delle risorse fosse destinata al Sud, nella consapevolezza che l’obiettivo prioritario da realizzare fosse oltre che di genere e generazionali».

Ma per il Sud la scommessa da vincere è quella sulla capacità di spesa e sull’attuazione dei progetti. Tra Pnrr e fondi strutturali sul tavolo ci sono oltre 200 miliardi. Per questo, sempre nell’ambito del decreto Governance, sono stati rafforzate le funzioni dell’Agenzia per la coesione territoriale, braccio operativo del ministero del Sud. L’Agenzia potrà quindi esercitare poteri sostitutivi nei confronti delle amministrazioni pubbliche che con ritardi o inadempimenti dovessero mettere a rischio il finanziamento dei progetti tramite i fondi strutturali.

Inoltre, potrà  agire da soggetto attuatore, «avvalendosi  – ha spiegato la ministra – di una centrale di committenza ai fini dell’effettiva realizzazione degli interventi considerata, peraltro, la specifica competenza tecnica di cui la stessa è dotata». Sono poi stati potenziati i poteri ispettivi e di monitoraggio in modo da garantire il rispetto della tempistica e degli obiettivi dei programmi finanziati dall’Unione europea e dal Fondo per lo sviluppo e la coesione.


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