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I ministri Marta Cartabia e Mara Carfagna

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Mille e più giorni (1.142 per la precisione) contro 671: sono i tempi del processo civile al Sud e al Nord e raccontano ancora una volta il divario tra le due Italie. Numeri che hanno ricadute sulla vita dei cittadini ma anche delle imprese. E che frenano lo sviluppo di un territorio, rendendolo poco attrattivo per gli investimenti nazionali e internazionali. Le risorse del Recovery Plan offrono al Mezzogiorno l’occasione di una ripartenza e di un riallineamento con il resto del Paese e l’Europa: garantire legalità e giustizia da un lato e dall’altro rimuovere gli ostacoli riconducibili a una giustizia lenta e complessa, con processi lumaca – lunghi il doppio rispetto quelli celebrati nelle aule dei tribunali e delle corti del Nord, ma anche del Centro – diventa quindi “strategico”, ed è indicativo che la Commissione Europea, nel sollecitare all’Italia la riforma della giustizia abbia messo nel mirino proprio il fattore “tempo”.

Ad aggredire i lunghi tempi della giustizia meridionale punta la Commissione interministeriale per la Giustizia nel Mezzogiorno varata a maggio dalla Guardasigilli Marta Cartabia e dalla ministra per il Sud e la Coesione territoriale, Mara Carfagna – tra i mugugni e gli appelli al boicottaggio di alcuni magistrati che l’hanno bollata come “inutile e offensiva” – riunitasi ieri per la prima volta.

Il gruppo di lavoro, composto da magistrati, dirigenti amministrativi, avvocati, docenti universitari, tecnici – provenienti tutti dal Mezzogiorno d’Italia – e dirigenti del ministero, dovrà effettuare una «ricognizione delle esigenze specifiche degli uffici giudiziari e delle buone pratiche esistenti in un’area strategica del Paese, fulcro degli investimenti del Pnrr», ha spiegato Cartabia che – come ha raccontato nel suo saluto alla Commissione – ha inaugurato un giro di visite nelle Corti di Appello di alcune città meridionali, incontrando situazioni d’eccellenza e altre critiche, come quella del tribunale di Napoli Nord, in difficoltà perché creato da poco, in una realtà complicata e un bacino molto ampio, con problemi legati a carenza di personale, strutture e attrezzature.

La Commissione, ha aggiunto la Guardasigilli, è «un’occasione aggiuntiva, per far compiere un salto di qualità al servizio giustizia. Edilizia giudiziaria, digitalizzazione, organico: occorre andare a fondo delle necessità dei singoli distretti. Abbiamo bisogno dei migliori modelli organizzativi, per utilizzare al meglio le risorse del Pnrr. Il rilancio dell’intero Paese – ha quindi sostenuto – può partire dalle esigenze degli uffici giudiziari del Sud».
La ministra Carfagna ha invece ricordato che dietro ai numeri che registrano il divario sui tempi della giustizia civile tra il Nord e il Sud «ci sono cittadini, famiglie e imprese su cui grava una pesante incertezza che coinvolge la loro quotidianità, il loro lavoro, i loro contratti, i loro diritti». Ancora una volta sono in gioco i diritti di cittadinanza, quindi. La lunghezza dei processi, ha sottolineato Carfagna, incide «sulla fiducia dei cittadini nelle istituzioni e nello Stato», come «sulla capacità del Mezzogiorno di attrarre investimenti». Una giustizia rapida e efficiente, infatti, stimola la concorrenza, agevola l’accesso al credito. Si stima, poi, che una riduzione della durata dei procedimenti civili del 50 % possa accrescere la dimensione media delle imprese manifatturiere italiane di circa il 10 %, mentre una riduzione da 9 a 5 anni delle procedure fallimentari possa generare un incremento di produttività dell’economia italiana dell’1,6%.

Nel Sud intanto si parte da una durata media dei procedimenti civili di fronte ai tribunali ordinari che 2019 ha raggiunto i 583,2 giorni, contro i 312,6 per il Centro-Nord, con un Nord Ovest e un Nord Est che si fermano rispettivamente a 237,9 e 286,1.

Tutte le regioni del Mezzogiorno hanno una media superiore al dato nazionale – 420,9 – tranne l’Abruzzo con 341,5 giorni che si avvicina alla media delle regioni settentrionali, seguono Molise (421,7 giorni) e Sardegna (491,6) più vicine e Basilicata (759,8) e Calabria (755,1) decisamente molto lontane.

Carfagna ha messo in rilievo il ruolo della magistratura «nella complessa e inedita fase storica che attraversiamo e nella colossale operazione di salvezza nazionale avviata col Pnrr», ricordando le straordinarie opportunità, ma anche «i grandi rischi legati agli investimenti del Piano di Ripresa e Resilienza che andranno protetti da appetiti e infiltrazioni criminali». «E’ un’impresa collettiva – ha detto – da portare avanti nel segno dell’efficienza e della legalità».


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