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Mario Draghi

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Le domande quando il governo rischia di inciampare sulla legge delega per la riforma fiscale sono solo due: è stato un incidente innescato con intenzionalità (e con quale misura) oppure è stato condizionato dalle elezioni che hanno visto arretrare la Lega ed i sovranisti?

Per ora lo scontro frontale è stato sfiorato, non si sa con quali conseguenze. Quando i ministri della Lega saltano la riunione del Consiglio dei ministri con scambi di accuse fra loro ed il premier, si avverte un cambiamento di clima politico. Mario Draghi assicura che quella di ieri non è l’ultima parola sulla norma, «ci vorranno anni per la sua approvazione», facendo rimbalzare la palla a Matteo Salvini il quale rifiuta di votare la delega per la riforma fiscale «perché non contiene quanto pattuito». Poi, incalza, «i ministri della Lega non possono avere in mano la legge alle 13,30 per una riunione alle 14».

È bollente il clima del Cdm all’indomani dell’esito delle urne che ha visto 12 milioni di italiani depositare la loro preferenza. La Lega è uscita malconcia, ma Salvini non ci sta. Come un giocatore di poker punta a rovesciare il verdetto finale, rifiutando il marchio del perdente. «La Lega ha incassato 69 sindaci in più».

È un modo per rimandare il processo interno che a quanto pare è già cominciato dalle parti di via Bellerio. Lampi e tuoni si avvertono già in Cabina di regia quando il ministro Garavaglia lascia il tavolo dicendo di chiedere tempo per “approfondimenti”.

Draghi sembra avvisato che la Lega è sul punto della rottura. In conferenza stampa, il premier annuncia che «si è discusso e approvata la delega fiscale». Facendo una puntualizzazione: «La legge è una legge delega, quindi è una legge generale che poi andrà riempita di contenuti, con un ulteriore momento di confronto». Ed ancora: «Non è la revisione del catasto, ma una riformulazione, il governo si impegna ad accatastare tutto quello che non è accatastato, terreni, abitazioni e procede a una revisione delle rendite catastali, adeguandole alle rendite di mercato. A parte che ci vogliono 5 anni, ma il governo si impegna che nessuno pagherà di più o di meno, le rendite restano invariate».

Tuttavia tra i ministri serpeggia amarezza. Votare la fiducia senza avere avuto modo di leggere i testi, non va. Tra i dubbi sollevati anche le coperture necessarie. Draghi è tra i fuochi. Assicura che il contribuente medio non si accorgerà di nulla sulle norme catastali. Come spiegare l’assenza della Lega? Draghi non ha dubbi: «Resterà tutto come prima». Quanto al forfait della Lega all’ultimo minuto, «lo spiegherà Salvini, oggi o domani».

Tocca poi al ministro dell’Economia, Daniele Franco, chiarire che la riforma «è un’opportunità verso un sistema che sia più efficiente e meno distorsivo». E garantisce che i «pilastri della struttura fiscale, come Irpef e Iva, resteranno ma saranno riconsiderati».

Uno degli obiettivi della delega, sostiene Franco, è il contrasto all’evasione e all’elusione fiscale. Sono 10 i target da centrare. Una volta che sarà approvata, la revisione sarà ancora suscettibile di modifiche. Una volta approvata dal Parlamento, il governo avrà ancora 18 mesi per attuare la delega fiscale emanando i decreti attuativi, E questi consentiranno una crescita dell’economia attraverso l’aumento dell’efficienza della struttura delle imposte e la riduzione del carico fiscale sui fattori di produzione, la razionalizzazione del sistema tributario, preservandone la progressività da attuarsi attraverso la riduzione degli adempimenti e l’eliminazione dei micro-tributi, la riduzione dell’evasione.

Problema quest’ultimo non nuovo all’Italia, la differenza tra gettito teorico o effettivo è di circa 100 miliardi. «Il contenimento – afferma Franco – è misura necessaria per ridurre le aliquote ed avere una distribuzione del carico più favorevole alla crescita economica. Il sistema attuale è vecchio di 50 anni, va aggiornato». Durante la conferenza stampa, Draghi ha reso un tributo a Giorgio Parisi, vincitore di un premio Nobel per la fisica. «Ci riempie d’orgoglio, è importante per l’Italia, la ricerca e l’università». Parisi è stato invitato a Palazzo Chigi.


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