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L'attentato che ha portato alla morte Piersanti Mattarella

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Oltre quarant’anni da quando una mano assassina, armata dalla mafia ed ancora sconosciuta, ha ucciso un uomo giusto. Ma in questo caso non si tratta soltanto d un omicidio qualunque anche se di eccellenza. Qui vi un disegno che riguarda l’intera società.

Infatti la classe dominante estrattiva aveva temuto di essere messa da parte da una visione del bene comune che non coincideva con il bene delle logge, dei parrocchiani dei protetti. Ma l’assassinio è stato possibile perché in realtà Mattarella era isolato e tale impostazione era di una minoranza ritenuta pericolosa per il sistema che è rimasto valido nel tempo e che ancora pervade la nostra realtà.

Purtroppo chi ha voluto veramente cambiare nel Mezzogiorno e si è impegnato in tale direzione o si é fatto cooptare nel sistema o come Pio La Torre, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e molti altri, espulso.

La politica delle carte in regola significava avere come obiettivo il bene comune, essere classe dirigente non dominante, ma era pericolosa per gli interessi consolidati, per i mediocri al potere, per le rendite di posizione.

Per questo credo che la nostra realtà abbia bisogno di centralismo e non di federalismo La realtà del Mezzogiorno è come un luogo dove è steso un sudario che copre e opprime tutti gli abitanti, che viene tenuto sulla testa della gente per evitare che vi sia agibilità e si possa respirare.

Ogni tanto qualcuno negli anni, come Emanuele Notarbartolo di San Giovanni, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Piersanti Mattarella, Pio La Torre, Carlo Alberto Dalla Chiesa, a titolo di esempi, ma gli eroi caduti per servire lo Stato sono in tutto il Sud tanti, tenta di sollevare. il sudario e far respirare chi sta sotto. Ma non ci riesce, troppo forte la resistenza di chi tiene il sudario basso, e allora questi lo buca, esce fuori da solo, ma il sudario resta al livello in cui era, e se insiste troppo l’individuo che vuole alzarlo viene eliminato fisicamente e il sudario si richiude per altri anni.

Questo è ciò che è accaduto nel Mezzogiorno, nel quale non esiste un senso di comunità evoluto poiché, nel sottosviluppo, la sopravvivenza di ciascuno è legata alla emarginazione di qualcun altro. Per cui spesso avviene una selezione avversa, nella quale la furbizia prevale sul merito, la cordata sulle eccellenze, gli interessi di lobby sul bene comune.

Capire come uscire da questo circolo vizioso è complesso, ma certamente servono risorse, tante risorse, altro che affamare la bestia.
Servono risorse per la magistratura e le forze di polizia perché continuino, o rafforzino, l’opera di contrasto alla criminalità organizzata e a quella classe dominante che spesso ha il colletto bianco, il diploma di laurea e il dottorato, ma che avendo capito che la strada per arrivare è quella di scendere a patti lo fa mantenendo le frequentazioni nei salotti buoni.
Tale pratica perversa riguarda sia la Destra padronale che la Sinistra spesso demagogica e statalista e prevalentemente ininfluente, tranne che non segua gli stessi metodi della Destra.

Uscire da tale meccanismo perverso è come cambiare una gomma di un’auto in corsa. La magistratura perseguendo il voto di scambio qualcosa fa, ma in realtà attacca la punta dell’iceberg e spesso con risultati discutibili, considerate le tante assoluzioni.

Infatti malgrado vari commissariamenti di tanti Comuni per infiltrazioni mafiose, in realtà il contesto complessivo viene indirizzato dalla classe dominante, che riesce di volta in volta a convogliare i propri voti, patrimonio esclusivo e quasi proprietà assoluta, dove vuole e di volta in volta verso la Democrazia Cristiana prima, i socialisti poi, ma anche con fughe indifferentemente verso altri partiti di Sinistra, o di Destra, magari organizzando liste civiche di appoggio, pronte a chiedere il conto al momento opportuno, soprattutto pretendendo commesse nella sanità o concessione di appalti, o assunzione di protetti, o l’utilizzo dei fondi comunitari.

Il tema di fondo è capire se è possibile in un sistema democratico, nel quale il voto viene utilizzato in maniera distorta, passare da una classe dominante a una classe dirigente.

Un sistema potrebbe essere quello di una forma di commissariamento complessivo, cioè un centralismo che metta da parte chi non ha come obiettivo il bene collettivo. Ma la possibilità che poi lo Stato possa utilizzare tale centralismo, come lo ha fatto in Calabria nella sanità, ci fa essere molto cauti nell’individuare soluzioni.

Certo è che forse un collegamento diretto con l’Europa dei 27 e con indicazioni precise che, se non attuate, portino alla sostituzione da parte di un potere diverso, centrale o europeo, ci fa ritenere che questa del centralismo possa essere una soluzione.

È chiaro che andare avanti nel modo in cui abbiamo fatto fino adesso non è possibile e ci fa capire che forse siamo arrivati a toccare un fondo dal quale bisogna tentare di risalire.

Ma tale processo è complicato per due ordini di motivi: il primo è che ci sarebbe una levata di scudi, legittima, da parte di chi denuncerebbe questo processo come una forma di dittatura strisciante o anche manifesta. A ragione, peraltro, perché come si fa a delegittimare le istituzioni regolarmente elette dietro una dichiarata volontà di voler eliminare la classe dominante che potrebbe nascondere la volontà di battere gli avversari politici.

Il secondo è che nessuno può garantire che il centralismo possa nascondere inefficienze ancora più gravi o un prevalere di lobby opposte che vogliano indirizzare le risorse verso soggetti o aree del Paese differenti.

Una soluzione potrebbe essere quella di adottare meccanismi oggettivi per la sostituzione dei poteri o il commissariamento. Cioè il meccanismo dovrebbe funzionare in questo modo: se non spendi entro un certo periodo il potere centrale sostituisce i poteri demandati, fino ad arrivare a far gestire l’Europa, che dovrebbe avere grandi interessi nell’eliminazione dei divari e nel combattere i movimenti sovranisti e populisti, conseguenti all’aumento dei divari, che la metterebbero in discussione come comunità.

Certamente lasciare le cose come stanno comporta che i tempi del riscatto possano essere collegati a una diversa consapevolezza collettiva, ma che possano essere anche troppo lunghi. Quella crescita della capacità decisionale della gente spesso collegata all’istruzione, certamente, ma anche all’indipendenza economica, per cui i diritti non siano concessioni e il lavoro non dipenda dai piccoli ras di turno che poi richiedano in cambio il voto, che in maniera diversa, in mancanza di tre milioni di posti di lavoro al Sud, continua a essere praticato, per cui non vi sono cittadini ma protetti e i disperati.


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