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Il presidente del Consiglio Mario Draghi

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DALLA moral suasion al “piano di attacco”, con la definizione di un dettagliato cronoprogramma per aggredire e progressivamente abbattere la mole di decreti attuativi che pregiudicano l’efficacia dei provvedimenti normativi, congelando interventi e risorse:  per comprendere l’entità del “danno” basti pensare che molti di quelli previsti dai provvedimenti varati in questa legislatura riguardano misure emergenziali destinate a fronteggiare le ricadute economiche della crisi Covid sulle imprese, i lavoratori, le famiglie.

Ma tanti sono rimasti imbrigliati nella rete dei 692 provvedimenti ancora in bianco sui 1.268 che fanno capo agli esecutivi Conte – Uno e Bis – e Draghi. L’ex presidente della Bce aveva sollevato la questione fin dai suoi primi giorni a Palazzo Chigi. Era seguito poi l’invito ai ministri ad esortare le rispettive amministrazioni affinché spingessero sull’acceleratore per arrivare in tempi più brevi all’adozione dei provvedimenti e a prediligere norme autoapplicative, invito formalizzato in Cdm dopo l’esposizione della relazione del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Roberto Garofoli, che dava conto dello stato dell’arte: il 28 aprile su 1.185 provvedimenti attuativi previsti – senza considerare quelli dalla precedente legislatura – 644 erano ancora tutti da scrivere e uno di quelli previsti nell’ambito del decreto Agosto da solo teneva in scacco 4,5 miliardi.  

All’eredità lasciata da Conte, l’esecutivo guidato da Mario Draghi ne aveva aggiunti 51, di cui 4 adottati. A oltre un mese da quella data sono stati approvati nuovi provvedimenti “salva economia” – con la conversione in legge del dl Sostegni e il varo del Sostegni Bis (con risorse per 32 miliardi il primo, 40 il secondo) – e i decreti Semplificazioni e Governance e Reclutamento Pa, entrambi strategici per l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza da 221,5 miliardi.

Così che il “secondo tempo” delle leggi messe in campo dalla squadra di Draghi conta ora 138 decreti di cui, dal monitoraggio dell’Ufficio per il programma di governo, ne risultano adottati 6. Nei giorni scorsi, dopo l’ok in Cdm al decreto che istituisce l’Agenzia nazionale per la Cybersecurity, il premier è tornato a sollecitarla la squadra, sottolineando l’importanza di una adozione più celere.

Ma non si è limitato a questo: ai ministri ha illustrato un vero e proprio piano d’azione, sotto la regia della presidenza del Consiglio: ad ogni amministrazione verranno assegnati gli obiettivi da perseguire, con l’indicazione di target ben precisi sui decreti da smaltire a partire dai mesi di giugno e luglio. Il traguardo intermedio prevede la riduzione delle giacenze di almeno un terzo. Il sottosegretario Garofoli ha già avviato un ciclo di incontri con i singoli dicasteri, partendo dal Mef cui fanno “naturalmente” capo il maggior numero di provvedimenti attuativi. Il piano prevede poi l’attivazione di una rete dell’attuazione del programma di governo, sotto il coordinamento di Palazzo Chigi con nuclei ad hoc all’interno di ogni ministero con lo specifico compito recuperare l’arretrato e lavorare sulla costante attuazione dei provvedimenti dell’esecutivo in carica.

Il Parlamento, rappresentato da Giuseppe Brescia e Stefano Ceccanti, presidenti rispettivamente della commissione Affari Costituzionali della Camera e del comitato per la Legislazione di Montecitorio, ha sottolineato l’esigenza che il monitoraggio accessibile ai cittadini – tramite il sito dell’Ufficio per il programma di governo – indichi le risorse “vincolate” a ciascun provvedimento attuativo. I due parlamentari hanno evidenziato che, ad esempio, devono essere adottati ancora l’80% dei decreti previsti dalla legge di Bilancio, bloccando interventi per circa 3,5 miliardi. E infatti su 149 decreti previsti, sono carta bianca ancora 117. Considerando i più antichi tra i provvedimenti varati dall’esecutivo Conte per parare i colpi inferti dalla pandemia al sistema economico, ai decreti Cura Italia e Liquidità (datati marzo e aprile 2020), mancano ancora rispettivamente 4 a 2 provvedimenti attuativi: il primo, tra le altre cose, aspetta ancora l’istituzione di un fondo per l’adozione di misure di solidarietà per i familiari di medici, infermieri e operatori socio-sanitari caduti sul campo di battaglia del Covid.

Il dl Semplificazioni – la madre di tutte le riforme l’aveva battezzata Conte – ne prevede 37, ma ne sono stati adottati solo 8. Ma non è escluso che alcuni dei 29 restanti siano superati dalle norme contenute nel decreto Semplificazioni e Governance approvati dal governo Draghi alla fine di maggio e che conta 17 provvedimenti attuativi e tutti sotto la voce “non adottati», come i 13 richiesti dal recentissimo dl Reclutamento Pa. Entrambi sono “vitali” per portare a compimento entro il 2026 il Recovery Plan. Il primo, tra le altre cose, affida a un provvedimento attuativo l’istituzione del Tavolo permanente per il partenariato economico, sociale e territoriale con funzioni connesse all’attuazione del Pnrr, così come per l’attivazione della segreteria tecnica di supporto alle attività della Cabina di regia e del Tavolo permanente.

Per quanto riguarda quello che viene anche definito “dl Brunetta” si attende, ad esempio, il provvedimento per l’istituzione di un fondo – con una dotazione di 2.668.000 per il 2021 e 8.000.000 per ciascuno degli anni dal 2022 al 2026 – per assicurare una rapida ed efficace attuazione degli interventi previsti dal Pnrr. Come le istruzioni per “costruire” l’elenco cui  possono iscriversi professionisti ed esperti che aspirino ad essere reclutati a tempo determinato nella Pa.


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