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Mario Draghi alla Corte dei Conti nel febbraio 2021

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ENTRO luglio arriveranno i primi 25 miliardi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), ma l’Italia per non fallire, oltre a garantire il “corretto funzionamento dei nuovi apparati”, dovrà essere pronta ad “un cambiamento culturale nella stessa impostazione dell’attività amministrativa e gestionale”.

A lanciare il monito è la Corte dei Conti attraverso una “Memoria sulla governance del Piano nazionale di ripresa e resilienza e prime misure di rafforzamento delle strutture amministrative e di accelerazione e snellimento delle procedure”: l’Italia è davanti ad una sfida epocale e servirà una efficacia interlocuzione tra governo centrale ed Enti locali e personale qualificato e formato.

“Il conseguimento degli obiettivi – avverte la Corte dei Conti – appare rimesso non tanto alla implementazione quantitativa, attraverso le previste assunzioni, da calibrare in relazione alle effettive necessità delle singole amministrazioni, quanto piuttosto o comunque in parallelo ad una costante rinnovata formazione. Appare necessario, infatti, approfondire le metodologie programmatorie gestionali e anche di tutela degli interessi finanziari dell’Unione europea congiuntamente ai percorsi di riforma strutturale procedurale contenuti nello stesso provvedimento e nelle altre linee direttrici evolutive più recenti”. Martedì è arrivato il via libera dell’Ue al Pnrr Italia, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha dato il disco verde ai primi stanziamenti, per un totale di 191,5 miliardi destinati all’Italia.

Nel documento le Sezioni riunite in sede di controllo affrontano i temi relativi alle caratteristiche del sistema Next Generation Ue e della Recovery and Resilience; Facility nel quadro complessivo dei fondi europei; Governance istituzionale ed amministrativa; ruolo del Mef; attuazione degli interventi previsti dal Pnrr; responsabilizzazione delle amministrazioni; accelerazione degli investimenti; controllo, audit, anticorruzione e trasparenza; controllo esterno sulla gestione ed expertise della Corte dei conti italiana.

“Il provvedimento – scrivono i giudici contabili – ridisegna un articolato e complesso sistema, il cui funzionamento concreto richiede una positiva interlocuzione nei rapporti tra Amministrazioni statali, in particolare, con il Mef e la presidenza del Consiglio dei ministri e con le Autonomie territoriali”. Secondo i magistrati, “appare evidente che l’intera dinamica dei rapporti interni alle amministrazioni dovrà assicurare, al livello di strutture e personale, la migliore funzionalità degli apparati in termini di efficienza e di rispetto dei tempi e degli adempimenti richiesti dal Pnrr.

Un funzionamento ottimale richiede infatti sinergie soprattutto laddove si possano intrecciare i nuovi progetti con quelli attualmente in corso (sorretti da risorse solo nazionali già previste ad hoc). Tale flessibile interazione appare necessaria in particolare per la rapida acquisizione degli input e delle direttive governative”. Inoltre, la Corte dei Conti ritiene che “particolare rilievo va dato alla tempestiva e completa trasmissione dei dati, la cui piena disponibilità costituisce il presupposto, secondo quanto richiamato dalle Linee guida dello scorso 22 gennaio 2021 per la predisposizione dei Pnrr da parte degli Stati nazionali, per la programmazione, la gestione ed il controllo”.

Martedì il premier Draghi ha parlato di un piano che “punta a rendere l’Italia un Paese più giusto, più competitivo e sostenibile nella sua crescita”. Se il Paese ce la farà dipenderà anche, secondo la Corte dei Conti, dai “rapporti tra amministrazioni centrali ed enti territoriali in particolare con il ruolo della Conferenza così come con la partecipazione alla Cabina di regia”. “Alla nuova fisionomia organizzativa – si legge nella relazione – si accompagna il ridisegno delle procedure di accelerazione” dei procedimenti.

“In definitiva – proseguono i magistrati – la portata fortemente innovativa del dispositivo europeo richiede per la sua attuazione insieme al corretto funzionamento dei nuovi apparati anche un cambiamento culturale nella stessa impostazione dell’attività amministrativa e gestionale. Il nuovo approccio privilegiato dal Pnrr prevede l’introduzione di un sistema di standard di processo, strumenti, dati e informazioni, al fine di aumentare il livello di efficacia delle iniziative e, contestualmente, prevenire, rilevare e correggere irregolarità gravi e rafforzare”. Ma vanno “in parallelo approfondite le modalità di utilizzazione e controllo delle risorse, le interrelazioni metodologiche, l’applicazione di strumenti pianificatori e di verifica e i correlati indicatori”.

Infine, “appare necessario – si legge nella Memoria – approfondire le metodologie programmatorie gestionali e anche di tutela degli interessi finanziari dell’Unione europea congiuntamente ai percorsi di riforma strutturale procedurale contenuti nello stesso provvedimento e nelle altre linee direttrici evolutive più recenti”.


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