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IN LOMBARDIA il sorpasso del privato sanitario sul pubblico è già avvenuto e si registra in una branca nemmeno secondaria, quella della diagnostica strumentale e per immagini: già nel 2015 il valore delle prestazioni erogate ambulatorialmente dal privato ha inciso per il 52% sul valore totale delle prestazioni (fonte: Opendata della Regione Lombardia). Parliamo di Tac, ecografie, risonanze, endoscopia, insomma una grossa fetta degli esami a cui si sottopongono, quotidianamente, migliaia di persone.

IL SORPASSO

Ma il sopravvento del privato sul pubblico è attestato da altri dati e altre fonti autorevoli che andiamo a presentare. Ad esempio: l’Osservatorio Assolombarda Bocconi, analizzando quanto accaduto nel decennio tra il 1997 e il 2006, consegna alla Lombardia anche il record di crescita degli ospedali privati. Nel 1997 erano 55, nel 2006 sono diventati 73, +18, una variazione che non ha eguali nel resto dell’Italia. L’unica regione che mostra un andamento simile è la Sicilia (che sale da 49 a 61, +12), ma complessivamente nel resto del Paese c’è addirittura una contrazione: nel Lazio, ad esempio, si riducono di 15 unità, la Campania perde 4 ospedali privati, complessivamente in tutto il Paese si passa da 537 strutture ospedaliere private a 563, +26. Abbiamo parlato di esami medici e ospedali, ora vediamo quanto accade sui costi: secondo quanto certifica il ministero della Salute (anno 2016) in Lombardia su 1.931 euro di spesa sanitaria pro capite totale il 27,9% è incassato dalle strutture private (ospedali, ambulatori, laboratori), cioè 538 euro. Nessun’altra regione come la Lombardia: il Lazio si avvicina (24,6%) ma resta distante, in Calabria dei 1.749 euro pro capite ai privati ne vanno 265 (15,1%), in Basilicata la fetta scende addirittura all’11,8% (219 euro su 1.854), in Campania si attesta al 20,6%, in Sicilia al 20,7% e in Puglia al 21.4%.

RICOVERI E AMBULATORI

Lo sbilanciamento lombardo a favore del privato è fotografato da altri numeri ancora, ad esempio quello dei ricoveri relativi all’anno 2017: su 1.441.657 ricoveri totali, il privato ne ha eseguiti 494.501, il 35% circa, il pubblico 947.157, pari al 65%. Nel complesso, i ricoveri hanno generato un valore di 5,4 miliardi di euro e la Lombardia ha versato a titolo di rimborso ai privati circa 2,1 miliardi, cioè il 40% dei 5,4 miliardi. Ricapitolando: nel 2017 le strutture private hanno garantito il 35% dei ricoveri, ma hanno incassato il 40% di quanto il sistema sanitario lombardo ha generato. Come è possibile? C’è solo una spiegazione: i servizi offerti dai privati costano di più rispetto alle prestazioni del pubblico. Stesso discorso, anche se in maniera meno evidente, per visite ambulatoriali ed esami: nel 2017, su 160 milioni di prestazioni, il 42% è stato svolto in centri privati (66 milioni); le strutture, però, hanno incassato il 43% del valore totale di visite ed esami, 1,24 miliardi su 2,8 miliardi complessivi (fonte Regione Lombardia).

LA DIAGNOSTICA

Se ci spostiamo sul campo della diagnostica strumentale e per immagini, il sorpasso del privato sul pubblico c’è già stato nel 2015: infatti, se consideriamo il valore delle prestazioni erogate ambulatorialmente dal privato sul valore totale delle prestazioni pubbliche e private dello stesso ambito, il privato incide per il 52% (Fonte: Opendata della Regione Lombardia). Scendendo più nel dettaglio e nel locale, a Milano e provincia sono presenti 57 strutture di ricovero ordinario e day hospital, 26 sono pubbliche, 31 a gestione privata (54,4%), a Bergamo 14 su 23 sono private (60,9%), a Brescia 14 su 28. In Lombardia gli Irccs privati sono circa il triplo dei pubblici (14 contro 5, fonte ministero della Salute). Nel 2018, in una struttura privata che non lavorava con il servizio sanitario, una risonanza magnetica muscoloscheletrica (ginocchio, spalla, mano, anca, piede) costava ai cittadini circa 90 euro.

RIMBORSI E DIVARIO

Qual è il rimborso che la Lombardia garantiva nel 2018 ai suoi centri privati convenzionati? Circa 169 euro, l’89% in più. Il gruppo San Donato – GSD è il principale gruppo privato d’Italia e in Lombardia, solo a Milano e provincia le strutture di ricovero e cura sono 7, delle quali 3 sono istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (Irccs). Nel 2017, in termini di valorizzazione dei ricoveri, il gruppo San Donato ha raggiunto il 35% del totale privato, mentre complessivamente, calcolando anche il pubblico, ha superato il 14% della valorizzazione dei ricoveri.

Questa è la fotografia della sanità lombarda che in media ogni anno può contare su circa 19 miliardi di soldi pubblici. Nel 2019, la Regione Lombardia – che ha il doppio della popolazione della Puglia – ha speso quasi il triplo della regione amministrata da Emiliano. Circa 19,3 miliardi per 10 milioni di residenti, contro i 7,7 pugliesi per 4,2 milioni di abitanti. I dati sono estrapolati dai bilanci di previsione 2019-2021 delle singole Regioni. Alla voce “Tutela della salute”, nel suo bilancio la Puglia (4,1 milioni di residenti) nel 2019 iscrive la somma 7,7 miliardi. L’Emilia Romagna (popolazione 4,4 milioni), invece, quasi 10,2, ben 2,5 in più nonostante uno scarto residuale di abitanti; il Veneto (4,9 milioni) spende 10,1 miliardi; la Lombardia che ha poco più del doppio della popolazione della Puglia (10 milioni di residenti) addirittura spende quasi il triplo, 19,3 miliardi.

Insomma, una “tutela della salute” a macchia di leopardo: in alcune zone è più garantita, in altre meno grazie a una distribuzione del fondo nazionale non propriamente equo. D’altronde, è accertato dalla Corte dei conti che dal 2012 al 2017 nella ripartizione del fondo sanitario nazionale, sei Regioni del Nord hanno aumentato la loro quota, in media, del 2,36%; altrettante regioni del Sud, invece, già penalizzate perché beneficiarie di fette più piccole della torta dal 2009 in poi, hanno visto lievitare la loro parte solo dell’1,75%. Tradotto, significa che, dal 2012 al 2017, Liguria, Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Toscana hanno ricevuto dallo Stato 944 milioni di euro in più rispetto ad Abruzzo, Puglia, Molise, Basilicata, Campania e Calabria. Così è lievitato il divario tra le due aree del Paese: mentre al Nord sono stati trasferiti 1,629 miliardi in più nel 2017 rispetto al 2012, al Sud sono arrivati soltanto 685 milioni in più. Nel 2017 il 42% del totale delle risorse finanziarie per la sanità è stato assorbito dalle Regioni del Nord, il 20% da quelle del Centro, il 23% da quelle del Sud, il 15% dalle Autonomie speciali.

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