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SEI MESI. Decine di inchieste e un errore dietro l’altro. E adesso la Lombardia si ritrova nel panico, più per la disorganizzazione generale che per carenze di uomini e mezzi. Come si vede dai dati riportati nel grafico accanto, i massicci investimenti statali e regionali hanno permesso di rinforzare il sistema. Però senza i giusti comandanti anche l’Invicibile Armata spagnola è stata affondata da forze inferiori. Lo stesso rischio che corrono Milano e la Lombardia, perché dagli sbagli passati pare si sia imparato poco.

ORGANIZZAZIONE KO

A partire dai rifornimenti per ospedali e presidi sanitari in generale: in primavera poteva essere comprensibile sentire di scatoloni arrivati vuoti, soldi anticipati a chi non aveva mai consegnato i materiali e addirittura commesse milionarie partite per sbaglio, come quella da 1,5 milioni affidata per errore a un’azienda vicina alla Fondazione Open. In questo aspetto della confusione si è impantanato lo stesso presidente lombardo Attilio Fontana: su di lui e i suoi famigliari pendono diverse inchieste partite dal famoso ordine da 517mila euro affidato dalla centrale acquisti della Regione Lombardia alla Dama spa, società del cognato e della moglie. La successiva trasformazione dell’ordine in donazione e il tentativo di Fontana di rifondere l’azienda con 250mila euro personali è stata una toppa peggio del buco. La mossa del governatore ha permesso all’opinione pubblica di scoprire che possiede 5 milioni di euro in un conto in Svizzera. Soldi ereditati dai genitori, ha poi spiegato, ma il danno per la Lega era fatto. Si pensava che dopo aver cambiato i vertici di Aria spa, la centrale acquisti regionale, cambiasse la musica: gli errori sugli ordini per i vaccini contro l’influenza, però, sembrano smentire le attese.

La Regione ha dovuto ammettere di aver sbagliato a scrivere gli ultimi bandi. L’effetto diretto è la carenza di dosi, se non per le categorie a rischio, e l’incremento dei costi, perché ora il vaccino anti influenzale è richiestissimo. Dal punto di vista dell’organizzazione sanitaria ci sono più mezzi, ma solo negli ultimi giorni sembra si sia capita l’importanza della sanità territoriale: la Regione sta potenziando il servizio sia con personale che con strumenti, come un sistema di telesorveglianza per asintomatici che coprirà fino a 900 pazienti al giorno annunciato dall’assessore al Welfare Giulio Gallera.

TERRITORIO ABBANDONATO

Il presidio territoriale è infatti necessario per evitare di intasare gli ospedali mandando in tilt il sistema sanitario, ma la Regione aveva e ha il problema politico di dimostrare l’utilità dell’ospedale in Fiera costruito con 21 milioni di euro da Guido Bertolaso. Il fatto che già in primavera i medici spiegassero la difficoltà di utilizzare una struttura avulsa da quelle del territorio è stato ignorato. Un grave errore, perché ora si ripropone in altri termini: ora che è stato riaperto, il piano di Palazzo Lombardia è di trasferirci medici e infermieri per gestirlo, ma ciò vuol dire sguarnire gli altri hub di personale specializzato nel trattare i pazienti Covid. Al loro posto saranno trasferiti i sanitari degli spoke, cioè i presidi più piccoli: pochi di loro, però, sono già formati sulle procedure per il Coronavirus.

COMUNICAZIONE IN TILT

Un altro grande errore che si ripete è la mancanza di organizzazione comunicativa: tutti parlano di tutto con egual peso con danni irreparabili. Ad esempio, in primavera sia Fontana che Gallera tenevano conferenze stampa quotidiane per aggiornare i cittadini sull’andamento della pandemia. Solo dopo molti giorni a Palazzo Lombardia hanno capito che o si scambiavano gli speaker a turno, oppure era semplice confusione. Spaccature interne alla giunta hanno iniziato a scricchiolare sempre di più, talmente tanto che il rimpasto previsto per settembre è stato rinviato a tempi migliori: la situazione è tanto delicata politicamente che se cambia un assessore, c’è il serio rischio che cada tutta l’Amministrazione. Ma la Regione non è stata l’unica a partecipare alla confusione informativa: il Comune, lo Stato e pressoché tutte le istituzioni territoriali sono state impegnate in decine di polemiche interne. Oggi si riparte con lo stesso schema, peggiorato: persino la Lega si è spaccata internamente con lo scontro tra la linea Fontana e la linea Salvini. Il primo ha deciso di ripartire con ordinanze restrittive, il secondo era poco incline all’idea, ma alla fine l’ha spuntata il governatore.

MEDICI IN CONFUSIONE

E la confusione sul piano della comunicazione ha coinvolto anche i medici: Alberto Zangrillo, primario del San Raffaele, e Massimo Galli, responsabile delle Malattie Infettive al Sacco, hanno sbattuto il naso sul tema. Il primo si è guadagnato l’appellativo di negazionista per suoi messaggi in cui affermava che il virus era « clinicamente morto» e l’emergenza finita. Il dottore ha dovuto scusarsi e ora è più prudente. Mentre Galli si era guadagnato il posto di voce autorevole tra gli esperti, ma nei giorni scorsi un focolaio ha colpito proprio il Sacco, incrinando l’immagine pubblica del professore. Un altro problema serio: indicazioni chiare da persone autorevoli potrebbero essere utili quanto un vaccino.

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