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Il ministro Boccia sorvola le aree dell’alluvione di Crotone durante la sua visita in Calabria

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«LA REGIONE Calabria, i calabresi, devono sapere che il Governo c’è, e c’è su tutto: dall’emergenza sanitaria – che continueremo ad affrontare insieme con il sostegno delle forze armate, delle forze dell’ordine e di tutti i volontari – agli interventi strutturali».

Lo ha detto il ministro degli Affari regionali, Francesco Boccia che ieri ha trascorso l’intera mattinata in Calabria per dimostrare la vicinanza dello Stato. Prima si è recato a Cosenza dove l’Esercito sta installando (dovrebbe essere operativo il primo dicembre) un ospedale da campo, poi ha sorvolato le zone alluvionate del crotonese ed infine ha coordinato via streaming dalla Cittadella regionale la conferenza Stato/Regioni. Merito del Ministro, quindi, quello di aver rappresentato plasticamente la vicinanza del Governo ad una regione per troppi anni dimenticata, ma tutto questo ai calabresi non basta. Non a caso sia a Cosenza sia a Catanzaro il Ministro è stato accolto da sit in, abbastanza partecipati vista la situazione, in cui si chiedeva la nomina immediata di un commissario che possa mettere in campo una strategia seria di contrasto al Covid.

In piazza si mescolava un po’ di tutto: i sindacati confederali, l’Usb, i ragazzi della sinistra antagonista e anche pezzi della destra che soffiano sul fuoco anti-governativo. Ma che l’esigenza di arrivare ad una conclusione sia diffusa lo dimostra anche la nuova nota diffusa dai vescovi calabresi. La Cec attraverso il vescovo di Catanzaro ha sottolineato come «l’errore più grave è delegare tutto ad uno, o a qualcuno, sperando che questo basti per cambiare».

Il Ministro sul punto però ha frenato; ha detto che il commissario non è questione prioritaria: «Dobbiamo occuparci di posti letto, tamponi, dobbiamo pensare alle famiglie che piangono i loro cari e agli operatori sanitari che rischiano la vita. Tutto questo lo facciamo indipendentemente dal commissario ad acta che non deve diventare una figura mitologica. Quando ci sarà, si occuperà del controllo delle procedure». Risposta diplomatica per nascondere l’impasse che si sta registrando sul punto. Una fase di stallo che non si capisce bene sia dettata dalla difficoltà di trovare qualcuno che accetti una poltrona che obiettivamente scotta oppure dal clima di scontro che si è registrato tra le componenti di maggioranza che sostengono il governo. «La verità è che neanche Gesù Cristo accetterebbe un incarico del genere…», ha detto ieri un ministro all’Adnkronos, confermando l’aria che tira. L’ultimo no sarebbe arrivato dall’ex prefetto di Roma Francesco Paolo Tronca. Lo ha detto anche il Ministro Speranza domenica sera a Che tempo che fa. A precisa domanda ha risposto che «c’è stata una discussione, ma non credo sia la soluzione definitiva». Subito dopo, però, è stato smentito dal suo braccio destro, il sottosegretario Pierpaolo Sileri il quale ha detto che su Tronca non c’è stata nessuna proposta ufficiale. Un po’ come per Gino Strada sul quale ieri Boccia è stato anche qui evasivo: «Fanno già un lavoro eccezionale a Milano, grazie alla loro rete riusciremo ad intervenire anche con medici, operatori ed un modello di intervento per gli ospedali da campo che ci potrà essere molto utile. Per questo ringrazio Gino Strada per quello che stano facendo e faranno».

Ma perché Gino Strada non può essere commissario? «Il commissario ad acta ha una funzione diversa», ha risposto lapidario. In ballo restano quindi il nome di Narciso Mostarda, neuropsichiatra infantile, e dg della Asl 6 di Roma e il Prefetto Luisa Latella attuale commissario dell’Asp di Catanzaro. Salvo eventuali sorprese visto che il dossier lo sta seguendo personalmente il premier Conte. Proprio il presidente del Consiglio ieri sera dalla Gruber ha detto che il nome del commissario c’è. Ovviamente se lo tiene ben stretto ma nel CdM di oggi dovrebbe chiudersi la partita. Un panorama che non rassicura per niente i calabresi visto che mentre il Governo pensa qui aumentano i morti e i contagi. In meno di due mesi la Calabria ha fatto registrare 139 morti, 17 solo nella giornata di ieri e qualcuno inizia a chiedersi se con un sistema sanitario più affidabile qualche lutto si sarebbe potuto evitare. Ieri a Cosenza i manifestanti chiedevano di lasciar stare gli ospedali da campo e riaprire alcuni dei 18 plessi chiusi o ridimensionati alla partenza del Piano di Rientro.

Anche su questo Boccia ha preso una posizione mediana. dicendo che l’ospedale installato a Cosenza serve a mettere in sicurezza un’area vasta come la provincia bruzia, ma che il Governo sta valutando su quali ospedali intervenire. Lo Stato, però, in queste settimane non è stato fermo. Boccia dice che «ha inviato dall’inizio della pandemia 46 milioni di materiali consumabili in Calabria, quasi 43 milioni di mascherine e tanti altri materiali che sono stati distribuiti e sono tuttora in distribuzione. Sono stati distribuiti 193 ventilatori polmonari per la terapia sub-intensiva che devono diventare tutti posti letto».

Il problema è che non essendoci i posti letto, e ancor meno rianimatori, molti dei ventilatori polmonari sono ancora imballati e stipati da qualche parte nella sede della Protezione civile regionale. Purtroppo non è l’unico segnale dello stato di confusione che si vive. Ieri a complicare il tutto è arrivata anche una sentenza del Tar relativa ad un ricorso presentato da un gruppo di mamme contro l’ordinanza del presidente f. f. Nino Spirlì che chiudeva tutte le scuole di ogni ordine e grado. I magistrati amministrativi hanno dato ragione alle mamme ma poi hanno inserito nella sentenza una frase che ha gettato tutti nella confusione ovvero che «ha effetti solo nei limiti degli interessi dei ricorrenti». I ricorrenti sono 13 famiglie. Seguendo alla lettera il disposto allora in Calabria dovrebbero aprire in totale 5 plessi scolastici! E gli altri? La Regione per non saper nè leggere nè scrivere ha girato la sentenza al Provveditorato.

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