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La consegna delle chiavi del nuovo ospedale anti-covid costruito nella Fiera del Levante a Bari

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«L’Italia nega l’articolo 3 della Costituzione, perché non dà parità di diritto alla salute dei cittadini del Sud rispetto a quelli del Nord Italia. È un dato di fatto che tutti conoscono e tutti fingono di ignorare, un dramma su cui non riusciamo ad attirare l’attenzione. Siamo costretti sempre a fare le nozze con i fichi secchi». Firmato Michele Emiliano.

Il presidente della Regione Puglia ieri ha sbottato pubblicamente e volutamente davanti a telecamere e taccuini dei cronisti presenti all’inaugurazione del nuovo ospedale Covid realizzato in appena 45 giorni nella Fiera del Levante di Bari: una mega struttura da 154 posti letti di terapia intensiva, sub intensiva, malattie infettive e pneumologia, attrezzata con due sale operatorie e sala Tac.

La soddisfazione per aver portato a termine un’opera importante in tempi stretti ha, però, fatto posto alla rabbia per una situazione che in Italia non cambia e che il nostro giornale denuncia da quasi due anni: le maggiori risorse in campo sanitario, e non solo, che lo Stato continua a riservare alle regioni del Nord rispetto a quelle del Sud per un iniquo metodo di ripartizione del fondo nazionale. Emiliano lo dice pubblicamente e senza peli sulla lingua: «Vi prego aiutateci a denunciare questa cosa – dice rivolgendosi ai giornalisti in sala – la Puglia ha la metà degli ospedali di Regioni con popolazione identica alla nostra. Il Veneto ha il doppio degli ospedali della Puglia con poche centinaia di residenti in più; l’Emilia Romagna ha il doppio del personale sanitario. La Regione Puglia ha un buon equilibrio sanitario ma non è una corazzata come altre Regioni dal punto di vista finanziario, di posti letto e del personale. Questo perché l’Italia nega alle regioni del Sud l’articolo 3 della Costituzione. È un dato di fatto», ribadisce.

E i numeri sicuramente sorreggono la tesi di Emiliano: dal 2017 al 2018, ad esempio, la Lombardia ha visto aumentare la sua quota del riparto del fondo sanitario dell’1,07%, contro lo 0.75% della Calabria, lo 0,42% della Basilicata o lo 0,45% del Molise. Lo stesso Veneto nel 2018, rispetto al 2017, ha ricevuto da Roma lo 0,87% in più. Insomma, il Nord continua ad ottenere più soldi rispetto al Sud, è un dato oggettivo e certificato. E’ successo anche durante il 2020: lo Stato italiano per un pugliese ha speso mediamente 1.826 euro, contro i 1.918 riservati ad un emiliano. È questa la quota pro-capite che emerge dalla ripartizione del fondo sanitario nazionale: alla Puglia, 4,1 milioni di abitanti, dei 113,3 miliardi complessivi, sono stati riservati 7,49 miliardi; l’Emilia Romagna (4,4 milioni di residenti) ha ricevuto 8,44 miliardi: quasi un miliardo in più nonostante una popolazione quasi identica. Per un campano lo Stato spende 1.827 euro, per un calabrese, appena 1.800 euro, contro i 1.916 euro che “riceve” ogni friulano, i 1.935 euro di spesa pro capite del Piemonte o i 1.917 euro della Toscana.

Assumere, costruire nuovi ospedali, investire nei macchinari è molto più facile se si dispone quasi di un miliardo in più all’anno. Un più equo meccanismo di attribuzione delle risorse permetterebbe, ad esempio, alla Puglia di ricevere, mediamente, 250 milioni in più all’anno: è la cifra che l’Emilia Romagna, a quasi parità di popolazione, ha incassato in più dal 2005 ad oggi. Negli ultimi 13 anni ha ricevuto 3 miliardi in più rispetto alla Puglia.


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