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Dopo i tre giorni pasquali di restrizioni generalizzate, l’Italia torna bicolore. Ora il progresso della campagna vaccinale annunciato nel mese di aprile diventa propedeutico a un graduale ritorno alla normalità. Il commissario Francesco Paolo Figliuolo lo ha ribadito anche negli ultimi giorni: se si raggiunge entro fine mese l’obiettivo delle 500mila somministrazioni quotidiane, la luce in fondo al tunnel potrebbe avere una data precisa, quella di settembre prossimo.

Sono però indispensabili due aspetti: l’arrivo dei vaccini promessi da parte delle aziende, nonché una sostanziale correzione delle lacune mostrate fin qui da diverse Regioni. Per quanto riguarda l’approvvigionamento delle dosi, il sottosegretario alla Difesa, Giorgio Mulè, ha spiegato a SkyTg24 che anche nel fine settimana di Pasqua sono state distribuite dal comando operativo di vertice interforze della Difesa 2,8milioni di dosi alle Regioni. Ma la svolta è attesa con l’arrivo del monodose Johnson & Johnson nelle prossime tre settimane.

Arrivate le dosi, tuttavia, serve un sistema efficiente in grado di somministrarle. La nota è ancora dolente in molti territori. Non incoraggia la situazione in Lombardia, la più popolosa Regione italiana, che fino a ieri sera aveva somministrato il 77,8% delle dosi ricevute: un dato superiore soltanto a quelli di Liguria, Puglia, Sardegna e Calabria. Dopo il flop di Aria, la piattaforma di registrazione per gli over80 finita nell’occhio del ciclone per i malfunzionamenti, l’atteso cambio di passo è in realtà ancora claudicante.

Il 2 aprile l’assessore al Welfare, Letizia Moratti, aveva annunciato che gli anziani dimenticati da Aria e quelli che ancora non si erano registrati online avrebbero potuto ricevere il vaccino recandosi al centro più vicino a casa, senza prenotazione. Passati due giorni, la mezza marcia indietro: resta valida la possibilità di vaccinarsi solo per chi si era già registrato su Aria, mentre gli altri da domani, 7 aprile, dovranno procedere online sul sito di Poste, per essere poi vaccinati dall’11 aprile. Gli anziani non potranno però usufruire dei centri di prossimità istituiti il 17 marzo scorso dalla Regione. Anche su questo fronte, arriva ora un dietrofront che ha il sapore di una beffa per molti sindaci lombardi. Tra costoro Alberto Rossi, primo cittadino di Seregno (MB), il quale spiega all’Agi che la struttura adibita alle vaccinazioni nel Comune ha funzionato finché «ci è stato detto che non c’erano i vaccini».

E ora arriva la chiusura, che costringerà alcuni anziani a doversi spostare di qualche chilometro da casa, con tutte le difficoltà annesse, per ricevere la propria dose. «Io continuo però ad auspicare che si possano aprire e mi batterò perché almeno per i fragili si tenga aperta questa ipotesi di grande valore», commenta Rossi. I risultati intanto latitano: fino a sabato scorso in Lombardia era stato vaccinato solo il 4,5% degli anziani tra 70 e 80 anni. Intanto sono 10.680 i nuovi casi in Italia secondo i dati del ministero della Salute. Il tasso di positività sale al 10,4%, 296 i decessi. Aumentano anche i ricoveri in terapia intensiva (+34) e nei reparti ordinari (+353).


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