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I governatori De Luca, Zaia, Emiliano e Fontana

Tempo di lettura 4 Minuti

Oggi si gioca una partita fondamentale sul Recovery Plan con l’incontro tra governatori e premier Draghi, ma i presidenti di Regione appaiono più interessati a fare pressing sul governo per riaprire scuole e attività commerciali. Almeno una parte di loro, in particolare quelli di centrodestra, mentre sono più guardinghi quelli di area Pd.

I presidenti vanno ancora in ordine sparso, così mentre Massimiliano Fedriga dal Friuli Venezia Giulia tuona: «Parleremo anche di riaperture: chiederemo un piano di regole serie perché si possa andare verso le riaperture. L’alternativa non sono i divieti poiché, di fatto, non funzionano e rischiamo quindi di mettere a rischio anche la tenuta dei contagi»; dall’altra parte il presidente Stefano Bonaccini, nel convocare la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome in seduta straordinaria in vista del successivo incontro con il presidente del Consiglio, tra i temi all’ordine del giorno non inserisce quello delle riaperture.

Una dimenticanza? Forse più un segnale evidente di quanto le Regioni vadano ancora in ordine sparso sull’emergenza Covid, e non solo. Se Campania e Puglia, De Luca ed Emiliano, alle prese con una terza ondata di contagi devastante, spingono sul freno delle riaperture “tutte e subito”; Bardi e Spirlì sono sul fronte di Fedriga.

«Dobbiamo superare la stagione dei divieti perché non funzionano più nemmeno per la tutela della salute dei cittadini. È importante andare verso regole serie che prevedano riaperture e che possano essere condivise dalla popolazione. La battaglia contro la pandemia si vince con i cittadini, non sopra i cittadini», ha ribadito il governatore del Friuli Venezia Giulia.

Peccato che, però, in questi mesi le Regioni non abbiano dato particolare prova di efficacia sul fronte Covid: con decisioni spesso una diversa dall’altra, hanno finito per spacchettare l’Italia in tanti piccoli feudi. Il Paese Arlecchino. Risultato, anarchia totale e inefficienze nella lotta al coronavirus. È accaduto prima con le mascherine, poi con le chiusure delle attività commerciali, con le scuole, ora con i vaccini. Ognuno va per conto suo, continua a farlo, creando confusione tra i cittadini.

Fedriga, intervistato dal “Corriere della Sera”, chiede di rivedere pure i parametri che portano alle restrizioni perché «oggi, dopo oltre un anno di stress, difficoltà e sacrifici, la gente più che a proteggersi pensa a eludere le norme».

«Ne abbiamo già parlato: chiediamo di valutare la possibilità di consentire la riapertura a quelle attività ora chiuse nelle zone rosse e arancioni. È quello che si diceva già da tempo. C’è un orientamento per cercare di aprire le attività commerciali che stanno risentendo di questo grosso problema: è una crisi sanitaria che però, chiaramente, comporta gravi problemi economici», sostiene Vito Bardi, governatore della Basilicata.

«Tutto questo – prosegue – è vincolato al trend dei contagi: noi ci auguriamo che sia in diminuzione, come sembrerebbe. Questo è quanto discuteremo in occasione dell’incontro con Draghi».

Non è escluso, che la prossima settimana venga convocata la cabina di regia del governo per valutare l’ipotesi di riaprire alcune attività dopo il 20 aprile. Ma per il presidente facente funzioni della Regione Calabria, Nino Spirlì, bisogna agire subito: «Lo ripeto da mesi: non è concepibile tenere incarcerati dentro casa gli adulti e lasciare liberi in giro per paesi e città bambini, ragazzini e giovani studenti. I contagi delle ultime settimane confermano che i luoghi di contagio non escludono le scuole. Mentre da mesi le attività commerciali, artigianali e industriali sono ferme. Inutilmente ferme. E, dunque, non responsabili di contagi», dice.

Ma il fronte dei governatori non è coeso, Emiliano e De Luca, pur sostenendo e comprendendo le ragioni dei commercianti, sono più cauti sulla riapertura totale. Emiliano addirittura sulla scuola ha emanato un’ordinanza che autorizza le famiglie a chiedere per i propri figli la didattica a distanza: risultato, ieri, tra i banchi si è presentato soltanto il 49% degli studenti, nonostante il decreto del governo Draghi avesse dato il via libera alle lezioni in presenza sino alla prima media.

Ieri è tornato alla carica anche il leader del Carroccio, Matteo Salvini: «La Lega – ha dichiarato – è dalla parte di chi protesta pacificamente e chiede di riaprire le proprie attività, a patto che i dati sanitari lo consentano. Abbiamo sempre detto – e lo ribadiamo – che non sono tollerabili chiusure ideologiche che rischiano di rovinare milioni di famiglie e di attività. Bene l’idea del Movimento Imprese Ospitalità di bloccare le nuove licenze di acquisto per bar e ristoranti per tre anni».

Pronta la replica dal Pd affidata all’ex ministro Francesco Boccia: «Con un bollettino che conta in un giorno altre 627 vittime da Covid-19, un Paese con leader politici uniti e responsabili dovrebbe pensare solo a fare le vaccinazioni giorno e notte, garantendo ristori e sostegni immediati. E, invece, ci ritroviamo con le solite dichiarazioni irresponsabili di chi parla di chiusure ideologiche, riaperture affrettate, incondizionate e senza che i dati scientifici ci dicano che il peggio è alle spalle».


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