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Il governatore della Regione Lombardia Attilio Fontana

Tempo di lettura 3 Minuti

Informazioni contraddittorie, litigi nelle istituzioni, proteste di piazza e persino molotov contro i centri vaccinali. In Lombardia l’aria è sempre più tesa, tanto che lo stesso governatore leghista Attilio Fontana si è detto «preoccupato perché quando si arriva a questi punti significa che l’esasperazione è arrivata a livelli di guardia preoccupanti».

TESTE SALTATE

La regione, infatti, ha pagato un dazio durissimo alla pandemia sia in termini di vite umane, (siamo ormai oltre i 31mila morti), sia in termini psicologici. E uno dei fattori che più ha influito su quest’ultimo aspetto è il caos gestionale di quello che doveva essere il miglior sistema sanitario italiano.

Invece, già dall’inizio della pandemia, l’Amministrazione regionale ha inanellato una serie di errori e inciampi tanto gravi da portare di fatto alla defenestrazione di tutti i vertici della Sanità lombarda: il nome più in alto a cadere è stato quello di Giulio Gallera, assessore al Welfare rimosso con il bollino di responsabile di tutti i fallimenti lombardi. Prima di lui, però, erano stati alcuni dirigenti di Aria spa, la centrale acquisti regionale.

Ma il taglio delle teste non ha sortito grandi effetti: dopo Gallera la Lombardia ha intrapreso uno scontro con il governo e l’Istituto superiore di sanità sui dati dei contagi, risultando poi essa stessa responsabile di una settimana di zona rossa immeritata perché aveva sbagliato la trasmissione dei dati a Roma.

Ma ormai in Regione era partita la grancassa dell’attacco alla Lombardia: in sintesi, non erano gli amministratori a compiere un errore dopo l’altro senza chiedere scusa: era il governo nazionale o qualche altro “potere forte” che ce l’aveva con la Regione.

LE TENSIONI SOCIALI

Invece di compiere un passo indietro, la giunta Fontana è andata avanti per la sua strada acuendo i dissidi con il governo e persino con la sua stessa maggioranza. All’inizio del 2021, insieme a Gallera, sono saltate politicamente altre teste, fino alla defenestrazione di tutto il consiglio di amministrazione di Aria spa, ma il caos sulla campagna vaccinale si è riproposto come i precedenti sui rifornimenti per camici e tamponi o per i vaccini antinfluenzali.

Per settimane si sono rincorsi sms notturni, appuntamenti dati a chilometri di distanza ad anziani non in grado di muoversi, insomma ancora caos con famiglie che si trovavano a litigare perché i nonni erano convinti che il problema fossero i figli o i nipoti a sbagliare qualcosa.

Un ulteriore elemento di tensione in una società già sfilacciata dalla crisi economica che nel frattempo continua ad aggravarsi. E infatti le proteste delle attività produttive sono sempre più forti. Così come iniziano a registrarsi episodi come quello di Brescia, dove due molotov sono state lanciate contro un centro vaccinale. Un episodio gravissimo, ma che fornisce un quadro del livello di tensione sociale raggiunto in Lombardia.

In tanti si illudevano che il commissariamento di fatto avvenuto con il passaggio della gestione delle prenotazioni a Poste italiane regolarizzasse la situazione, ma non è successo.

«La calma sulle vaccinazioni è durata ben poco – ha affermato il consigliere regionale e capodelegazione del Pd in Commissione sanità, Samuele Astuti – In Lombardia è già ripresa la via crucis. Le affermazioni della vicepresidente Moratti, che aveva aperto le vaccinazioni a tutti gli over 80, indipendentemente dalle prenotazioni, poi smentite timidamente da Bertolaso, hanno generato confusione. Si è creato un cortocircuito in cui né gli operatori sanitari né i cittadini sapevano più che fare».

LE CRITICHE

«Ennesima giornata di caos per i lombardi over 80 che oggi volevano aderire alla campagna vaccinale anti Covid – sostiene Gregorio Mammì, consigliere regionale del M5S Lombardia -. Il sistema di prenotazione della Regione nemmeno oggi funziona e un laconico call center rimarca l’impossibilità di prenotarsi. Ancora una volta le dichiarazioni contraddittorie dell’assessore Moratti e di Bertolaso non aiutano i cittadini che in questa jungla di inefficienza sono sempre più confusi e disorientati».

Mammì ricorda quindi l’iniziativa con cui ha costituito una linea diretta tra M5s e cittadini per aiutarli a prenotare la vaccinazione: «Solo 24 ore fa ho attivato una linea dedicata per chi volesse segnalare disagi nella campagna vaccinale e ho già ricevuto centinaia di messaggi di cittadini che non sanno dove sbattere la testa. A mia volta ho trascorso l’intera giornata a cercare di prenotare un vaccino ma senza successo. Non abbiamo più parole».


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