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Il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca

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Tempo di lettura 4 Minuti

SBATTE la porta, si sconnette e se ne va. «Non parteciperemo più alla Conferenza Regioni-Stato», tuona, invertendo di proposito il nome dell’organo che regola i rapporti istituzionali tra governo ed enti locali. E l’atto conclusivo di una commedia dell’assurdo: l’Aventino del presidente-sceriffo Vincenzo De Luca. Un teatrino che ha per protagonisti 20 presidenti che si credono governatori, una commedia degli equivoci che rischia di trasformarsi in dramma per le conseguenze che la confusione ingenerata da questo scambio di ruoli può avere ora sulla campagna vaccinale.

«Se per aprile non arrivano i 200 mila vaccini in meno che ci hanno sottratto nei 3 mesi che abbiamo alle spalle – lancia un ultimatum il presidente della Campania – prenderemo misure clamorose, non vogliamo più essere presi in giro». Parole di fuoco, quello di un presidente che non a caso chiamano “lo sceriffo”. Ha appena messo giù la cornetta. «Ho avuto una conversazione telefonica con il generale Figliuolo – rivela – bisogna superare questo scandalo della mancata distribuzione dei vaccini in Campania, è una vergogna che la regione con la più alta densità abitativa in Italia abbia meno vaccini. Ha il 9,6% della popolazione italiana e riceve il 7,2%,. Uno scandalo», ripete. E alza il tiro: «La Campania oggi è in zona rossa ma la zona rossa è fissata con criteri a volte veramente demenziali, sono passate in arancione regioni come la Lombardia che ha 4 volte più ricoveri in terapia intensiva della Campania. L’Emilia-Romagna che ha più del doppio dei ricoveri in terapia intensiva con 1,3 milioni di abitanti in meno della Campania , il Veneto che ha il doppio delle terapie intensive con 900 mila abitanti in meno».

De Luca non parteciperà più – si fa per dire, ormai tutto si svolge in call conference – agli incontri. «I criteri – ha tuonato lo sceriffo – sono veramente demenziali: calcolano solo il numero dei positivi, non di quelli che poi devono andare in terapia intensiva. Noi abbiamo molti positivi, circa 2 mila al giorno, che sono un problema, ma sono o non sono sintomatici o falsi sintomatici, cioè stanno a casa ma non abbiamo una situazione di pericolosità estrema».

SCONTRO ANCHE SULLE ISOLE COVID FREE

È l’ultimo colpo alla credibilità della Conferenza Stato-Regioni, considerata a torto o a ragione la terza Camera dello Stato, un’istituzione da 2 giorni a guida leghista, dopo che Massimiliano Fedriga ha preso il posto di Stefano Bonaccini. «La Campania è stata tra le più rigorose d’Italia ma una cosa è il rigore altra è la stupidità», sbotta De Luca, che si dice pronto a passare il Rubicone.

«Procederemo come abbiamo deciso: priorità assoluta agli ultra 80enni e fragili, ma ci sarà un’altra parte delle strutture pubbliche che si impegnerà a vaccinare settori economici, abbiamo bisogno di tutelare la salute ma anche di dare il pane alla gente. La nostra linea è diversa da quella che ha scelto il governo, tutela delle persone fragili ma anche rilancio delle attività economiche». Lo sceriffo, che vuole vaccinare le commesse dei supermercati e i dipendenti comunali, è andato oltre. Chiede che anche nelle isole si procede per categorie dopo aver vaccinato gli over 60 e chiede di fermare i ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato dopo le gare d’appalto e di abolire il reato di abuso d’ufficio a beneficio degli amministratori pubblici.

LA GELMINI TRA DUE FUOCHI

A finire tra i due fuochi è la ministra agli Affari regionali Maria Stella Gelmini. «Tutti vogliamo le isole Covid free – prova a barcamenarsi – vogliamo l’Italia Covid free però se vogliamo evitare la confusione e il caos credo che le regole che il governo ha individuato debbano essere rispettate, la prossima settimana faremo una conferenza con tutti i presidenti delle isole minori».

L’implosione dell’Assemblea dei presidenti delle regioni, nata per dare rappresentanza istituzionale al federalismo, era nell’aria: venti galli nel pollaio. Vince chi strilla di più, tra chi strepita e chi si azzanna. Vince chi becca l’altro. Si litiga su vaccini, sui colori assegnati alla regione, sulle risorse disponibili. Fino a ieri era così: l’esatto contrario di una comunità solidale. Poi Vincenzo De Luca, non a caso proprio lui, l’incontenibile, tra tutti gli influencer del web il più improbabile, ha fatto saltare il banco. Privilegiare le categorie economiche vuol dire mettersi di traverso, rispedire al mittente l’appello del presidente del Consiglio Mario Draghi e la precisa indicazione del Cts di privilegiare in questa fase anziani è fragili.

SANDRA LONARDO PRESENTA UN’INTERROGAZIONE

De Luca, ieri a Benevento, ha trovato una sponda nella senatrice del gruppo misto, Sandra Lonardo che sul presunto “scippo dei vaccini” ha presentato una interrogazione parlamentare. «Chiedo al governo di rispondere con sollecitudine rendendoci edotti di questo iniquo trattamento, auspico che che si colmi immediatamente questo gap». Mi chiedo – ha proseguito l’ex presidente della Regione Campania, nonché consorte di Clemente Mastella, ora sindaco di Benevento – quando ancora dobbiamo attendere perché Bruxelles si pronunci sul via libera al vaccino Sputnik già utilizzato in 60 paesi europei».

Che ormai la Conferenza Stato-Regioni sia un assetto societario in conflitto di interesse (copyright Silvestri/Gazzé) è un dato di fatto. La dissennata gestione della campagna vaccinale è sotto gli occhi di tutti. Il neo presidente Fedriga prova a gettare acqua sul fuoco: «De Luca legittimamente sostiene una sua tesi, poi però arrivare ad una sintesi, utilizzare il metodo più oggettivo ed egualitario possibile a livello nazionale, altrimenti si creano tensioni sociali che difficilmente gestiamo».

E a chi gli fa notare che in FVG la partecipazione alla campagna vaccinale è più bassa rispetto alle altre regioni Fedriga ha risposto: «Non possiamo inseguire con la siringa in mano chi non vuole vaccinarsi!».

Infine Luca Zaia. Si considera il più bravo, il primo della classe, quello pronto sempre ad alzare una mano per farsi interrogare, e forse è anche vero: «Noi veneti siamo i primi per l’uso di monoclonali, utilizziamo dieci volte quelli che usano le altre regioni», rivendica. Modesta domanda: ma una mano tesa per farlo sperimentare anche alle altre regioni mai? 


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