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Se riuscissimo a calcolare i livelli essenziali di prestazione ( LEP), sarebbe una grande conquista.

Tali obiettivi risalgono alla modifica del titolo quinto della Costituzione, con la quale si introduceva un principio: che si poteva modificare l’assetto relativo alle competenze e alle risorse che ciascuna regione poteva gestire se si fossero assicurati alcuni livelli essenziali di prestazioni alle regioni più svantaggiate.

In realtà dietro questo principio vi è l’accettazione della legittimità del residuo fiscale. Ed è proprio questa legittimità che vorrei mettere in discussione, ovviamente fin quando la Costituzione rimane quella che abbiamo.

Infatti la nostra Costituzione prevede che tutti i cittadini abbiano gli stessi diritti e gli stessi doveri nei confronto dello Stato. L’adozione dei Lep sarebbe in contrasto con tale principio.
Infatti mentre dal lato della contribuzione alle spese dello Stato tutti i cittadini sarebbero uguali e dovrebbero contribuire, ovviamente in funzione del loro reddito quindi progressivamente, a recuperare le risorse necessarie per il funzionamento di tutti i servizi che la pubblica amministrazione fornisce, dall’altro lato nel momento in cui lo Stato deve erogare tali servizi alla popolazione si stabilisce un principio che alcuni devono avere l’essenziale ed altri molto di più.

Cioè vuol dire che le regioni che hanno redditi più contenuti complessivamente si devono accontentare di avere un livello minimo di servizi, che peraltro finora non è stato nemmeno assicurato, perché le altre manifestano il diritto di tenersi le risorse che producono, quasi che in realtà ci fosse una area che produce reddito e non un singolo cittadino che paga in funzione del di quello che guadagna.

È strano peraltro che il Mezzogiorno, compresa la ministra Mara Carfagna, ritengono che raggiungere un obiettivo come quello di fare in modo che a Reggio Calabria ci sia qualche asilo nido, anche se ovviamente appare scontato che a Reggio Emilia ce ne devono essere molti di più rispetto alla popolazione, in un rapporto distorto che prevede che vi siano cittadini di serie A e cittadini di serie B, sia corretto.

Ed ovviamente vista la situazione e la condizione in cui il Mezzogiorno si trova, già raggiungere i livelli minimi è un obiettivo quasi epocale.

Ma voglio far riflettere sul fatto che in realtà quello che dovrebbe chiedere il Mezzogiorno, e che non ha nemmeno il coraggio di sommessamente suggerire, é che ciascun cittadino del Paese abbia diritto alla stessa spesa pro capite, aldilà di quanto la sua regione produce, considerato che il punto di riferimento è il singolo contribuente.

Perché se così non fosse si potrebbe assistere a un fatto ben strano, e cioè che a parità di contribuzione alle spese dello Stato di due individui che guadagnano la stessa cifra a Milano o a Palermo, e che quindi sono sottoposti ad un’aliquota analoga, si assista ad una sperequazione di servizi per cui gli stessi individui abbiano differenti diritti se abitanti in una realtà piuttosto che in un altra. Tutto questo però nel nostro Paese non è strano: non è Tabellini che dice che Milano deve correre anche se Palermo o Napoli stanno fermi?

E non è Tito Boeri che afferma che dobbiamo investire nelle università di eccellenza e lasciare quelle meridionali come università di sola docenza e non più di ricerca?

Il principio che esistono due paesi uno di serie A ed un altro di serie B, e quindi due tipologie di cittadini, alcuni che hanno diritto all’alta velocità ed altri che devono viaggiare nelle tradotte, alcuni che possono avere una sanità di eccellenza ed altri che devono ricorrere all’aereo per curarsi, alcuni che hanno diritto agli asili nido ed altri che invece se li sognano, tutto questo viene quasi statuito e richiesto da governatori, capetti, di sinistra come Bonaccini o di destra come Zaia e Fontana, e viene quasi ritenuto corretto da una classe politica nazionale nella totale assenza di presa di posizione netta di quella meridionale, più classe dominante che classe dirigente.

La sindrome che ha colpito il Mezzogiorno ormai è chiara, ed è quella per cui se non ti arriva uno schiaffo al giorno ti chiedi perché. Se non vieni maltrattato Ti stupisci, e se qualcuno pensa di darti molto meno di quanto sarebbero i tuoi diritti, magari ringrazi e baci le mani del donatore.

Non facevano così anche i cafoni rispetto ai baroni? I meridionali non sono gli stessi che sono rimasti silenti quando il Paese ha progettato l’autostrada Auno, quella che doveva unire la Nazione pensando di farla fermare a Napoli?

E non sono gli stessi che sono rimasti silenti quando anni dopo si è pensato di far fermare l’alta velocità a Salerno?

E non sono gli stessi che non si lamentano se le agenzie internazionali, quelle europee ed anche quelle mondiali, vengono localizzate tutte nell’area del Nord?

E non sono gli stessi che non si lamentano se l’ultima grande opera che è stata fatta nel Mezzogiorno é la Reggia di Caserta?

I sudici sono talmente abituati ad essere maltrattati che non hanno nemmeno parlato quando i fondi strutturali sono serviti a sostituire quelli ordinari. Non si lamentano se il PNRR punta su Genova e Trieste e dimentica quasi totalmente Gioia Tauro ed Augusta.

Quando c’è stata l’alluvione a Firenze, l’allora sindaco della città, quando arrivarono le coperte dichiarò: queste mandatele nel Belice, qui bisogna ricostruire e riparare immediatamente tutto. Purtroppo vi è un proverbio che dice che se Agnello ti fai il lupo ti mangia.

E forse troppe volte il Mezzogiorno si è mostrato troppo accondiscendente ed ha fatto vedere poco gli artigli ed i denti, forse perché non li ha nemmeno.

Adesso è l’ora che al di là degli interessi della propria classe dominante estrattiva, che si accontenta delle briciole che vengono fatte cadere da una tavola imbandita per altri, si pretenda qualcosa di particolarmente rivoluzionario: soltanto che si venda trattati come cittadini sia nella richiesta di contribuzione alle spese dello Stato, proporzionalmente ai propri redditi, sia nel contribuire alla difesa del Paese, laddove se ne dichiarasse l’opportunità, ma anche quando si pensa di spendere un euro per dei servizi che devono essere analoghi e corrispettivi alla popolazione di ciascuna parte d’Italia.

I livelli essenziali di prestazioni non ci possono bastare, vogliamo soltanto un analogo trattamento sia che si nasca a Lampedusa che a Trento.


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