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DAVVERO il governo si deciderà a mettere l’obbligo di vaccinazione per legge? Proviamo a immaginare le conseguenze.

Un non vaccinato se ne va a zonzo fischiettando, sia pure con mascherina, con la coscienza sporca e senza Green pass. Lo ferma un giovane carabiniere che gli intima di mostrare le sue credenziali sanitarie. Il giovane malfattore gli risponde ridendo beffardo: «Io non ho nulla, e adesso tu che mi fai?». Il giovane tutore della legge avvampa di sdegno, trema dal desiderio di servire la legge al suo meglio, ma si rende conto di essere impotente. Non può mica estrarre la pistola, piantarla sotto il naso del malfattore intorno al quale ronzano sciami di virus e portarlo a calci nel sedere al più vicino pronto soccorso per vaccinarsi. Non lo può fare. La legge implica un obbligo e una sanzione, altrimenti non è una legge, ma un ordine astratto in base al quale tutti debbano essere vaccinati  al più presto. Senza eccezioni, o almeno con le poche eccezioni garantite dalla scienza per cui pochissimi individui in condizioni possano momentaneamente astenersi dal vaccino, restando però a casa.

L’IMPUNITÀ

Lo sfrontato malfattore se la ride beffardo, porge ostentatamente in modo teatrale i polsi al suo coetaneo in uniforme, come se quello fosse autorizzato a cingerli di lucenti manette d’acciaio per trascinarlo in un ospedale-fortezza. Ma nulla del genere. La legge dice soltanto: tu ti dovrai vaccinare. Prima o poi. Meglio prima che poi. Non ti sei vaccinato? Da adesso c’è la legge, sono cavoli tuoi. Quali cavoli? chiede il malfattore. L’uomo in uniforme pensa fra sé: «E adesso? Che gli faccio a questo?».

Qualora il governo  decidesse di ordinare la vaccinazione in nome della legge emergerebbe come il mostro dal lago di Lochness tutto il dramma della obbligatorietà.

Il mio primo avvocato che ebbe in mano le mie cause, pur perdendole tutte ma con estrema dignità, mi illustrò i due principi fondamentali nella giurisprudenza italiana. Il primo: articolo quinto, chi ha i soldi, ha vinto. Secondo: e sennò, che mi fai? Infatti: che gli fai, una volta che hai la legge dell’obbligo che deve pur prevedere una sanzione? Assolutamente nulla. O meglio: la legge potrà disporre certamente una sanzione per chi non si è vaccinato. Diciamo una sanzione particolarmente dura e costosa: 500 euro la prima volta, 700 la seconda e mille la terza. Così, dirà qualcuno, almeno si rimpinguano le casse dello Stato per finanziare i tamponi che i non vaccinati usano.  

I non vaccinati sono sempre stati tetragoni su questo. «Noi non ci si vaccina manco per la minchia, e voglio proprio vedere che mi fanno» dicevano in una rete regionale della provincia d’Arezzo. «Intanto noi ci si tampona come sull’autostrada» ma per questo vogliamo essere pagati e retribuiti dalla collettività: «Un ci si tampona per il nostro gusto, ma per il bene collettivo e dunque lo Stato ci deve ripagare». Ripaga tu, che te lo pago io, siamo sempre allo stesso punto: con la legge o senza la legge chi non si vuole vaccinare non si vaccinerà. Potrà capitargli la sfiga di essere beccato e multato, ma la società non trarrà alcun beneficio da questo ordine perentorio che dice: andate e vaccinatevi.

Ciò che manca alla legge ipotetica sull’obbligo del vaccino anti-Covid è la sanzione. L’unica coerente è anche impossibile. La sanzione coerente sarebbe quella di procedere all’arresto del non vaccinato, per essere condotto in un luogo sanitario dove gli si somministri il dannato vaccino.

OBBLIGATORIETÀ IMPOSSIBILE  

Chi non si vuol vaccinare opporrà un’aspra teatrale resistenza che richiederà l’uso del bavaglio per impedirgli di urlare e probabilmente un colpo di fucile che gli inoculi nelle carni un potente sedativo come si fa con le tigri e i leoni quando gli si deve togliere un dente.  Solo a questo punto il riottoso non vaccinato potrà essere legato come Hannibal the Cannibal su una sedia modello coniugi Rosenberg e gli si potrà  strappare con un colpo solo la spallina che copre il deltoide destro o sinistro, mentre un infermiere nerboruto, valendosi della partecipazione di altri due nosocomisti assunti da un circo equestre post sovietico in transito, prenderà un siringone da 20 cm cubici di vetro con ago del 1936 leggermente arrugginito e, dopo averlo riempito di un liquido torbido ed equivoco, procederà a fiocinare il non vaccinato, che avrà un sussulti di tremore. Solo dopo un tale trattamento potrebbe essere slegato e raggiungere il capolinea di un mezzo pubblico che lo porti lontano dal luogo delle esecuzioni.

Detta molto più brevemente, bisognerebbe poter praticare un Tso, ovvero un trattamento sanitario obbligatorio, a coloro che sono stati scoperti senza vaccino girando impunemente nella comunità degli esseri umani più vaccinati di loro.

LA TATTICA DI DRAGHI  

Ma il Tso richiede procedure speciali che possono essere applicate soltanto nel caso di malati psichiatrici che diano in escandescenze e che siano pericolosi per se stessi e per gli altri. Il non vaccinato non si trovava nelle condizioni di Tso per cui servirebbe una seconda legge che ordinasse la legittimità di un Tsov, dove V sta per vaccino, che consentisse di fare quanto sopra detto.

Tutto ciò è inimmaginabile, impossibile, inutile. Per questo dubitiamo molto che il governo dia retta ai sindacati. Perché ai sindacati? Perché sono loro a reclamare una legge che imponga obbligatoriamente il vaccino.  E perché lo fanno? Per la sindrome di Ponzio Pilato, lavarsene le mani e dire: «Non c’entriamo niente, ha fatto tutto il governo e dunque, lavoratori, non possiamo più difendervi perché c’è una legge».  

Non si è mai visto in nessun Paese civile del mondo e neanche incivile una legge che imponesse un vaccino a tutti. Ci sono leggi che impongono i vaccini ai bambini che vanno a scuola, per zone devastate dalla malaria, febbre gialla, tosse convulsa, rabbia, tetano. Se fosse varato un provvedimento del genere, la polizia potrebbe venire a bussare alla tua porta e anche entrare. Ma si tratta di una scena da film ridicolo che farebbe peraltro la gioia dei no vax, i quali non aspettano altro che i segnali anche immaginari di una dittatura violenta imposta alla gente libera dal deep State (quello delle solite multinazionali e dei servizi segreti) che ha programmato la loro morte e la loro sventura.

Non ci sembra che Mario Draghi, che è un uomo moderno, efficace ed efficiente, potrebbe mai piegarsi a sciocchezze insostenibili, mentre potrebbe rendere il vaccino egualmente inevitabile, più che obbligatorio, usando la stessa tecnica già usata con successo contro i fumatori.  Se si fossero catturati coloro che fumavano una sigaretta,  li si fosse portati in questura e poi gli fossero state ustionate le papille gustative, non si sarebbe raggiunto lo stesso risultato che, per fortuna, è stato invece raggiunto con la fine del tabagismo di massa.

È dunque impensabile che Draghi promuova una legge che includa l’uso della forza fisica sui renitenti alla leva del vaccino, ma piuttosto che chiuda nuovi spazi affinché costoro non possano andare al ristorante, al cinema, a ballare, ai giardinetti, alla spiaggia.

“ZERO TOLERANCE” CON LA MANO TESA  

È un lavoro di accerchiamento che ricorda quello che  il sindaco Rudolph Giuliani operò su New York quando decise di bonificare la più lurida area di piccola prostituzione, spaccio e locali a luci rosse. Fu la politica della zero tolerance, tolleranza zero, che non voleva dire uso della forza contro chi commetteva reati, ma opera di convincimento. Andai io stesso a trascorrere le notti in quei quartieri di New York, portando sul luogo pullman pieni di assistenti sociali, personale femminile di polizia che passavano la notte convincendo le persone di quei quartieri a considerare il valore delle loro case crescere a dismisura. E così fu: quartieri-ghetto si trasformarono in quartieri con un alto livello di sicurezza.

Con il vaccino nessuno si arricchirà, ma si eviteranno tonnellate di casse da morto destinate ai crematori che neanche ad Auschwitz, per quanta gente aspetta ancora in attesa  dentro bare chiuse dentro osceni preservativi di plastica affinché i miasmi della decomposizione non fuoriescano, avvelenando interi quartieri. Quello sarà il premio. Ci sarà una riduzione continua del numero dei morti e si ridurranno i letti occupati nelle terapie intensive malgrado le quarte, le quinte e le seste ondate, i ricoveri saranno sempre di meno e la gente accetterà sempre di più il fatto che, finché siamo in guerra col virus, dobbiamo vincere noi e non deve vincere lui.

Per farlo bisogna usare la mano dura ma anche tesa. Non una mano forzuta e ostile, e quindi fare una legge che obbligasse alla vaccinazione servirebbe soltanto a far produrre più carta da contravvenzioni, più burocrazia per l’estrazione delle sanzioni, più cause di contestazione e spese giudiziarie, senza migliorare di nulla la qualità della salute degli italiani.


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