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Non solo sui binari e in autostrada, l’Italia viaggia a due velocità anche sul web. Mentre Tim e Cdp hanno trovato un accordo per il via libera alla creazione di società per la rete unica a banda ultralarga, c’è un pezzo del Paese che fa quotidianamente i conti con il digital divide, con un accesso limitato alle nuove tecnologie per via delle carenze nella rete infrastrutturale digitale – che quindi esclude una parte della popolazione dalla possibilità di connessioni veloci – oltre che per la disponibilità di un computer o un tablet. Ovviamente stiamo parlando del Mezzogiorno, e la certificazione del divario questa volta arriva dall’Europa.

La pandemia, con il necessario ricorso allo smart working e alla didattica a distanza, ha messo in luce le difficoltà di stare al passo con il resto del Paese dei territori meridionali, dove negli anni gli investimenti pubblici si sono concentrati sempre meno, a vantaggio delle altre aree dell’Italia.

E così – come mostrano i dati raccolti dall’Eurostat a livello regionale nell’Ue e in Svizzera, Turchia, Norvegia e Islanda – mentre in Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia, quasi l’85% delle famiglie ha accesso alla banda larga, in linea con la media europea, al Sud la situazione è ben diversa. Anzi, qui si registrano performance tra le più modeste del Vecchio Continente, con la Sicilia al 75% come alcuni territori d’oltremare della Francia tipo Martinica. La Bulgaria è al 76%. Calabria, Puglia e Molise fanno un po’ meglio ma si fermano al 77%, con la Basilicata si sale al 78% e con la Campania al 79%.

Insomma, man mano che si risale lo Stivale le performance migliorano: troviamo il Piemonte all’83%, in Abruzzo, Sardegna e Liguria la connessione veloce raggiunge l’84% delle famiglie, nelle regioni del Centro Italia siamo all’86%, all’88% in Emilia-Romagna, fino al “record” di Trento con il 91%. Ma all’assenza di un’autostrada digitale che unisca tutti i punti del Paese, fino comune più interno, che è ciò che lo Stato dovrebbe garantire, ad accentuare il digital divide tra le due Italie contribuisce anche la diversa disponibilità di pc e computer.

Secondo una recente ricerca dell’Istat, nel Mezzogiorno il 41,6% delle famiglie non ha un computer in casa – rispetto a una media di circa il 30% nelle altre aree del Paese – Elevata anche la quota di nuclei familiari con un numero di computer insufficiente rispetto ai componenti: il 26,6% ha a disposizione un numero di pc e tablet per meno della metà delle persone e solo il 14,1% ne ha almeno uno ciascuna. Ben altre le percentuali del Nord: a Trento, Bolzano e in Lombardia, per esempio, oltre il 70% delle famiglie possiede un computer. Stessa percentuale anche nel Lazio.

Nel Nord, inoltre, la quota di famiglie in cui tutti i componenti hanno un pc sale al 26,3%.

I divari si riscontrano anche tra comuni di diversa ampiezza demografica: nelle aree metropolitane i tassi di accesso alla banda larga raggiungono il 78,1% mentre nei comuni fino a 2mila abitanti tale quota scende al 68,0%. Secondo un’indagine di Openpolis, poi, la disponibilità o meno di un accesso alla banda larga condiziona la scelta di non agganciarsi alla rete parte di alcune famiglie: ad esempio, in Umbria, su 100 nuclei senza internet, sono circa 7 quelli che hanno indicato come motivo l’assenza di una connessione veloce nella loro zona. Seguono, tutte al di sopra del 3%, Liguria, Molise, Friuli-Venezia Giulia, Calabria e Toscana.

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