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Ai più sfugge l’importanza dell’industria spaziale, passata, negli ultimi 70 anni, dall’essere il campo della gara fra russi e americani per la conquista della luna, a elemento che entra in tutti gli aspetti della vita moderna, con l’enorme quantità di satelliti che ruotano intorno alla terra. Tutte le nostre comunicazioni, si affidano sempre di più ai satelliti, come così le immagini delle nostre televisioni. Il tempo viene previsto con sempre maggiore affidabilità, mentre i telefonini hanno mappe a cui non rinunciamo per girare in macchina o a piedi, sempre grazie ai dati che ci arrivano dal sistema dei satelliti. La sicurezza e la difesa del territorio si basa sulle informazioni trasferite in diretta dallo spazio. Addirittura il futuro del pianeta è condizionato dalla possibilità di potenziare questi sistemi spaziali, attraverso una migliore comprensione delle dinamiche del clima dell’atmosfera.

È solo dal 2000 che si riesce a misurare la temperatura degli oceani, sempre grazie ai nuovi satelliti, ma servono più dati circa la loro profondità e la temperatura delle loro acque. La complessità del cambiamento climatico richiede modelli sempre più sofisticati che necessitano di un’enorme quantità di dati sui flussi delle nubi, sulla loro temperatura, sui livelli di emissione naturale della CO2. In sostanza, per capire come cambia la terra, quanto è colpa dell’uomo e come intervenire, occorrono più dati che ci daranno i satelliti che verranno prodotti dall’industria spaziale.

Del suo futuro, dopo la pandemia, si è parlato nel convegno on line organizzato fra due centri di eccellenza, quello dell’Australia e quello dell’Italia, che ruota intorno alla Puglia. Il Sud d’Italia, da sempre è contraddistinto da grandi differenze, con aree di radicale debolezza economica, a volte arretratezza, costellate, però, da isole di grande avanzamento, addirittura di leadership a livello mondiale.

È il caso del distretto aerospaziale della Puglia, fra Bari e Brindisi, che vanta aziende conosciute in tutto il mondo per le loro capacità. Per questo è rassicurante, per lo sviluppo dell’Italia e del suo Sud, assistere a come siano consolidati i rapporti fra l’industria aereo spaziale italiana e quella dell’Australia, paese che dimostra sempre di avere una relazione speciale con l’Italia, non fosse per il gran numero di persone, in posti di prestigio, che hanno origine italiana. L’evento è stato organizzato dalla Sitael, di Mola di Bari, uno dei più importanti produttori mondiali di satelliti di piccole dimensioni, quelli la cui domanda è in forte crescita. Bello è vedere che fra i tanti intervenuti vi siano tanti giovani per lo più laureatisi nella facoltà del Sud Italia.

Fra queste spicca il Politecnico di Bari, una dei tre politecnici italiani assieme a Milano e Torino, dove attualmente sono iscritti circa 4 mila studenti e da cui usciranno, dai corsi di aerospaziale, i futuri ingegneri che lavoreranno in tutto il mondo, magari con sede in Puglia. Proprio l’entusiasmo che traspariva dai rappresentanti dell’industria e del governo dell’Australia conferma quanto sia apprezzata la capacità dei pugliesi di fare industria di alta tecnologia.

L’industria aerospaziale nei prossimi 20 anni dovrebbe quasi triplicare dai 350 miliardi di dollari di fatturato di oggi. Una forte spinta verrà dalla spesa pubblica attivata dopo la pandemia del 2020. L’industria aerospaziale è abituata a convivere da sempre con la spesa pubblica elargita da diversi istituti, da noi in particolare l’Agenzia Spaziale Italiana o quella europea. Lo stesso accade in altri paesi del mondo, ma qui per l’Italia occorre migliorare in quello che da sempre rappresenta uno dei nostri maggiori difetti, l’incapacità di fare sistema.

Università, imprese, spesso ancora troppo piccole, e istituzioni pubbliche, sia governative, quelle che spendono, sia gli enti di ricerca, devono mettersi a lavorare per spendere meglio i fondi che arriveranno nei prossimi mesi dal Recovery Fund. In ogni caso, nel lungo termine, sarà sempre il mercato che richiederà più servizi, più prodotti, più ricerca da parte dell’industria aerospaziale italiana. Il fare sistema per l’Italia po’ sembrare un’impresa da Odissea 2001, ma non è impossibile, a 53 anni dal capolavoro di Kubrick. 


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