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Meridionali e biologiche. E’ l’identikit delle aziende agricole che per vincere gli ostacoli commerciali acuiti dall’emergenza Covid 19 si sono lanciate nella vendita diretta.

Lo rileva un’analisi realizzata dall’Ismea su un panel di imprese. Quello che il Governo poteva stanziare lo ha messo in campo. Una cura importante(dai 426 milioni di esonero dei contributi ai 90 milioni per le filiere), ma non risolutiva per l’agroalimentare duramente provato dal Covid 19. Oltre Il 63% delle industrie alimentari e il 60% di quelle agricole, secondo il report, ha registrato difficoltà nel secondo trimestre dell’anno. Mentre il Recovery fund è ancora lontano e forse per il settore resterà un miraggio la pioggia di miliardi.

UNA VIA D’USCITA

E così gli operatori provano a trovare da soli una via d’uscita per recuperare fette di mercato e reddito. E la strada porta dritto verso la vendita diretta. Il fenomeno non è certo nuovo e l’ultima rilevazione Istat ha evidenziato come la multifunzionalità declinata in tutte le sue forme, dalla trasformazione alla vendita fino all’agriturismo, sia la carta vincente per l’agricoltura. I produttori che praticano questo tipo di commercializzazione sono passati dal 17% del 2019 a quasi il 22% del 2020 e anche la produzione aziendale è salita dal 73% all’82 per cento. A livello territoriale, spiega il report Ismea, sono le aziende del Mezzogiorno quelle più orientate verso questo canale, il 26,5% contro il 18,8% del Centro-Nord. Mentre tra i prodotti più gettonati spiccano olio e ortaggi. Un’altra caratteristica è il marchio bio.

Il lockdown ha accelerato il processo, molte imprese hanno reagito così alle difficoltà logistiche e organizzative dei tradizionali canali. E poi saltare gli intermediari consente di recuperare quote di valore aggiunto che invece si disperdono in una filiera troppo allungata. Soprattutto al Sud l’organizzazione commerciale è particolarmente lunga e costosa. Il fatturato della vendita diretta nel 2020 supererà quota 6,5 miliardi. Questo canale diventa il terzo scelto dagli agricoltori per piazzare i loro prodotti dopo il conferimento a cooperative e consorzi e la vendita a grossisti e intermediari.

MERCATI GLOBALI

Accanto alla vendita diretta cresce anche il numero delle aziende agricole che si sono misurate con i mercati globali: la quota di chi esporta nei Paesi della Ue è aumentata infatti nell’ultimo anno dal 3,7 all’8,1%. Più ridotta la pattuglia di chi si si spinge oltre i confini europei.

La vendita diretta favorisce il salto imprenditoriale delle aziende che possono trasformare e valorizzare i loro raccolti. Una scelta economica ma anche sostenibile in linea con i nuovi orientamenti della Politica agricola comune destinata a confrontarsi con il Green deal. Sostenibilità sarà sempre di più infatti la via obbligata per l’agricoltura e il sistema economico europeo. E la pandemia ha aiutato la svolta green, con un cittadino italiano su quattro che, secondo un’indagine della Coldiretti, acquista più prodotti sostenibili e friendly.

Dai prodotti a minor impatto ambientale al taglio degli sprechi, dall’interesse per le energie rinnovabili al riciclo, dalla sharing economy alla mobilità più sostenibile sono molti i segnali che indicano una crescente attenzione alla riduzione del consumo delle risorse del pianeta. Per migliorare la situazione ambientale secondo l’indagine Coldiretti/Ixe’ il 59% degli italiani ritiene che siano necessari interventi radicali e urgentissimi sullo stile di vita. Il 72% dei cittadini ha dichiarato di essere disposto a ridurre gli spostamenti in auto, scooter e motocicletta mentre l’82% preferisce prodotti Made in Italy per sostenere l’economia, l’occupazione e valorizzare le risorse del territorio. Da qui la scelta del chilometro zero che ingloba tutti i comportamenti virtuosi. Pochi numeri per capire quali vantaggi e risparmi in termini economici e ambientali potrebbero offrire acquisti di vicinato.

I KM DELLE CILIEGIE

Un chilo di ciliegie per arrivare dal Cile sulle tavole italiane deve percorrere quasi 12mila chilometri con un consumo di 6,9 chili di petrolio e l’emissione di 21,6 chili di anidride carbonica. Non va meglio per i mirtilli che per volare dall’Argentina bruciano 6,4 kg che liberano 20,1 chili di anidride carbonica.

Le vendite dirette in Italia , sottolinea lo studio Coldiretti, garantiscono lavoro e futuro a oltre 20mila persone con i mercati che oltre a essere luogo di acquisto diventano anche occasioni di educazione e cultura. E offrono un contributo rilevante all’economia dei territori soprattutto quelli delle aree interne e meridionali che più di altri vivono una condizione di grande difficoltà con poche chance alternative all’agricoltura e al turismo.

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