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Anche l’agricoltura si prepara a pagare una bolletta salata alla variante inglese  del Covid 19. Il blocco dei trasporti con la Gran Bretagna rischia infatti di far alzare la temperatura del settore agroalimentare, in particolare l’ortofrutta fresca, già in affanno per le carenze infrastrutturali,  l’embargo in Russia e in forte allarme per una Brexit senza accordo.

L’agroalimentare chiude dunque un anno nero, ma guarda con molte incertezze al 2021. Il nuovo lockdown che segue gli effetti devastanti di mesi in giallo e rosso, con il forte calo della domanda della ristorazione, motore importante per alcuni settori, dall’olio al vino, continua a pesare sui conti delle imprese agricole.

La Coldiretti ha calcolato che il solo addio al pranzo di Natale fuori casa provocherà un crack di circa 250 milioni per ristoranti, alberghi e agriturismi che si trasferirà lungo tutta la filiera colpendo i prodotti simbolo del made in Italy. Insomma piove sul bagnato, mentre  anche gli impegni finanziari previsti dalla Legge di Bilancio non sono esaltanti. Tra i mille rivoli  dei finanziamenti e dei bonus, con l’ultima trovata degli incentivi ai rubinetti, si riduce il budget per l’agricoltura. Per ora  il provvedimento mette  sul tavolo 400 milioni.

Un bottino  magro se si tiene conto  delle reali esigenze del settore, e dello sforzo sostenuto dagli agricoltori  per rispondere alla domanda del Paese. E soprattutto  delle “promesse” di interventi strutturali pesanti e in grado di rimettere in carreggiata un’attività strategica per l’economia del Paese e in particolare del Sud che ha garantito in questi mesi bui la tenuta sociale offrendo non solo cibo, ma anche lavoro e solidarietà. 

E invece non solo arrivano risorse col contagocce che allontanano sempre di più l’auspicata svolta, ma nell’ultimo scorcio del 2020  l’agroalimentare si trova ad affrontare questo nuovo scoglio. E sono.  proprio le produzioni del Mezzogiorno quelle che in questi giorni tremano per  la spina inglese. La Gran Bretagna è fortemente dipendente dalla Ue per gli acquisti dell’ortofrutta con livelli che, secondo uno studio della Coldiretti, arrivano al 100% per le arance, all’80% per i pomodori e al 69% per le mele. E in prima linea c’è l’Italia che ha esportato in Gran Bretagna  tra uva da tavola, con la Puglia primo produttore, mele e kiwi 258 milioni di euro. Londra è infatti al quarto posto tra i partner commerciali del nostro Paese, con spedizioni pari a 9,3 milioni al giorno.

Le esportazioni agroalimentari italiane hanno raggiunto nel 2019 quota 3,4 miliardi di euro  e tra i prodotti più gettonati, dopo il vino, ci sono tutte le eccellenze delle regioni meridionali, dai derivati del pomodoro, alla pasta fino all’olio di oliva. Quasi un barattolo di pomodoro made in Italy su cinque esportati  è indirizzato alla Gran Bretagna. L’Italia  ha realizzato  nel 2020 un fatturato sul mercato inglese per il pomodoro pari a 350 milioni.

E il 40% del pomodoro tricolore arriva dalla Capitanata  che produce il 90% del pomodoro lungo. Coldiretti un anno fa ha siglato con la inglese Princes un accordo di filiera finalizzato proprio alla valorizzazione dell’oro rosso.

Ecco perché le imprese agricole tremano per le interminabili file di tir: se non raggiungeranno le destinazioni  in tempi ragionevoli i preziosi carichi di prodotti freschi potrebbero finire infatti al macero.

E, come dicevamo, non regala sorrisi la legge di Bilancio in cantiere.

Il sottosegretario alle Politiche agricole, Giuseppe L’Abbate, ha spiegato nel dettaglio le misure introdotte. Sono stati confermati l’esonero contributivo per due anni per  gli under 40 (8,3 milioni), l’esenzione Irpef per i redditi dominicali e agrari, nuove assunzioni al ministero e all’Agea per 10 milioni. Sono destinati al Fondo per lo sviluppo e il sostegno delle filiere agricole e della pesca 150 milioni, ma ricordiamo che uno stanziamento analogo previsto dal decreto Ristori 1 è stato poi cancellato. Altri 40 milioni andranno al Fondo per la distribuzione di derrate alimentari alle persone indigenti.

E ancora 43 ,1 milioni sono stati assegnati alla pesca tra  indennità per il fermo  e sostegno ai  redditi dei lavoratori. Tra gli altri contributi 70 milioni per le aziende danneggiate dal maltempo e dalle avversità fitosanitarie, 10 milioni per le cosiddette filiere minori, api, birra, canapa e frutta a guscio; 10 milioni per i suini; 20 milioni  per la rideterminazione delle percentuali di compensazione Iva sulle cessioni di animali vivi, bovini e suini, e Iva al 10% per piatti pronti e pasti cotti. Disponibili poi 10 milioni  per lo stoccaggio privato di vini Doc,Docg e Igt, 5 milioni  come credito di imposta per chi aderisce alle “Strade del Vino”.  Interessa anche il Sud  “Granaio Italia”  per monitorare le produzioni cerealicole come già accade con olio e vino.

Aiuti infine alla ricomposizione fondiaria per  1,5 milioni. Secondo L’Abbate a questo punto è importante che il ministero predisponga “ nel più breve tempo possibile quei decreti attuativi necessari per sostenere gli investimenti delle imprese agricole, alimentari e della pesca affinché si possano rilanciare soprattutto i settori che maggiormente hanno patito le conseguenze delle restrizioni per fronteggiare la pandemia Covid-19”.

Certo alcune misure importanti ci sono, ma la Coldiretti ha ribadito che occorrono ulteriori rafforzamenti di fronte alle chiusure di bar e ristoranti che assorbono circa il 30% dei prodotti agroalimentari nazionali.

Senza parlare poi  dell’incognita del Recovery Fund. I progetti agricoli, se ci sono, sono però coperti dal riserbo. Per ora  le parole d’ordine restano digitalizzazione e green. Due titoli roboanti certamente , ma per ora di un racconto  ancora tutto da scrivere.

Di concreto c’è invece il rischio di non riuscire a spendere le risorse  Ue. Un copione già troppe volte scritto anche  per quanto riguarda  gli stanziamenti dell’ultima programmazione dello Sviluppo rurale: tra mala burocrazia e difficoltà delle imprese a cofinanziare, per difficoltà economiche, i progetti  oltre 600 milioni potrebbero tornare nelle casse di Bruxelles. E il cofinanziamento potrebbe essere anche un punto interrogativo  per il miliardo dello Sviluppo rurale che dovrebbe essere disponibile per l’Italia già dal prossimo anno.

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