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Lo Stato interviene con la sua flotta quando il danno è ormai già fatto e la situazione è pesantemente compromessa. Responsabilità e competenze sono delle Regioni, sia nella fase della prevenzione che in quella della risposta operativa.

Se infatti il governo fissa le linee nazionali e garantisce uomini e mezzi in casi di grande emergenza, le Regioni in autonomia devono predisporre il piano di prevenzione del territorio insieme alle altre autorità interessate (vigili del fuoco, protezione civile, volontari).

A mettere un punto fermo sull’emergenza roghi nel Mezzogiorno è ancora una volta il capo della Protezione civile, Fabrizio Curcio, che “spegne” il fuoco della polemica da parte di alcuni governatori di fronte al solito valzer delle colpe.  

«Le responsabilità nell’ambito di ciò che si fa contro gli incendi boschivi sono chiare» ha sostenuto Curcio, «le norme prevedono che la lotta attiva sia di competenza delle Regioni. E la lotta attiva non è solo spegnimento, ma anche sorveglianza e avvistamento. Allo Stato spetta il coordinamento del soccorso aereo quando le Regioni non riescono con i propri mezzi a intervenire».

Criminali, caldo torrido e l’assenza di un adeguato sistema d’allerta, senza contare l’ormai cronica mancanza di prevenzione boschiva. Da settimane, ormai, centinaia di incendi stanno divorando ampie porzioni della Penisola raggiungendo in alcuni casi, come in Sicilia, Sardegna, Calabria e Abruzzo, estensioni raramente osservate prima d’ora.

Sull’emergenza roghi dure accuse alle Regioni arrivano da diversi esponenti di governo. A finire sotto accusa è, soprattutto, il presidente siciliano Nello Musumeci. Il ministro dell’Agricoltura Stefano Patuanelli promette ristori agli agricoltori siciliani danneggiati dagli incendi, ma attacca la Regione sulla prevenzione: «Credo sia evidente che non manca personale – dice – mancano forse dei mezzi e manca forse un maggiore coordinamento e forse i piani regionali non sono sempre aggiornati e attuati». Rincara la dose il sottosegretario alle Infrastrutture Giancarlo Cancelleri. «Musumeci ha parlato di avere un piano di prevenzione già a maggio, ma la verità è venuta fuori quando oramai gli incendi erano scoppiati, solo ad agosto infatti è stata firmata la convenzione con i Vigili del Fuoco. Troppo tardi, colpevolmente tardi» ha accusato. Contro i governatori si scaglia anche il sottosegretario dell’Interno Carlo Sibilia: «Purtroppo paghiamo la mancanza di prevenzione. E le responsabilità delle Regioni sono molte. Tra il 29 luglio e l’11 agosto, tra Puglia, Sicilia e Calabri sono stati 15.568 gli interventi dei Vigili del fuoco, ma siamo competenti solo quando il fuoco arriva alle case. Nei boschi tocca agli enti locali».

In Sicilia la situazione è così sfuggita di controllo che il 10 agosto Wwf, Lipu, Legambiente Sicilia, Gre, Gruppi Ricerca Ecologica – Sicilia, Italia Nostra Sicilia e Man – Associazione Mediterranea per la Natura hanno inviato una diffida al presidente e agli assessori all’agricoltura e all’ambiente della Regione Siciliana (e per conoscenza al governo), perché mentre infuriano gli incendi la Regione pensa all’apertura anticipata della caccia l’1, 4, 5, 11 e 12 settembre e all’apertura generale dal 19 settembre 2021 al 31 gennaio 2022.  Secondo gli ambientalisti, così la Regione violerebbe le disposizioni dell’Ispra in caso di vulnerabilità della fauna a causa di siccità e incendi e le direttive europee Habitat e Uccelli.

L’altra terra del Sud pesantemente colpita, la Calabria, ha approvato l’8 maggio il “Piano regionale di previsione, prevenzione e lotta attiva contro gli incendi boschivi 2021”.  Nella delibera si dà atto che «le attività regionali di prevenzione e lotta gli incendi boschivi sono esercitate dall’azienda Calabria verde con l’ausilio dei Consorzi di bonifica di cui alla legge regionale 23 luglio 2003, n.11 e il supporto della Protezione civile». Ma non è bastato o qualcosa non è andato per il verso giusto, complice anche la mano dei piromani.

NUMERI DA BRIVIDI

Secondo il recente report di Legambiente tra incendi dolosi, colposi e generici, lo scorso anno in Italia sono stati percorsi dalle fiamme 62.623 ettari di superficie boscata e non boscata (+18,3% rispetto al 2019): 4.233 i reati accertati (+8,1%), 552 le persone denunciate per incendio doloso e colposo (+25,2%), 18 quelle arrestate (+80%), 79 i sequestri effettuati (-29,5%). Ben l’82% della superficie bruciata e il 54,7% dei reati si concentrano tra Campania, Sicilia, Calabria e Puglia, seguite a poca distanza dal Lazio. Con la Campania, nello specifico, che primeggia per numero di illeciti (705, il 16,7% del totale nazionale) e la Sicilia per numero di ettari distrutti dalle fiamme (36.321, il 13,7%). La classifica provinciale degli incendi scoppiati nel 2020 vede invece ai primi cinque posti per numero di reati accertati Cosenza, Salerno, Palermo, Foggia e Potenza. Un numero di illeciti che nel complesso continua ad aumentare e che si somma agli 81.464 già accertati sul territorio nazionale tra il 2006 e il 2019.

COSA FARE

Il primo passo è la completa ed effettiva attuazione della legge 353 del 2000, dedicata proprio agli incendi boschivi,  che prevede, insieme al delitto di incendio boschivo doloso (423 bis del Codice penale), vincoli molto stringenti per le aree attraversate dal fuoco: 15 anni senza cambiamenti nella classificazione dei terreni, boschivi o a pascolo; 10 anni di divieto di edificazione; 5 anni in cui sono vietate anche le piantumazioni di nuovi alberi con risorse pubbliche, tranne eccezioni stabilite dal Ministero dell’Ambiente. Un sistema di vincoli che rispecchia alcune delle cause principali degli incendi dolosi e che, per essere efficace, richiede da parte di tutti i Comuni l’aggiornamento del Catasto delle aree incendiate.

SINERGIA STATO-REGIONI

Una strategia di prevenzione e governo integrato degli incendi. E’ la proposta lanciata da Legambiente. «Occorre un Governo Integrato degli Incendi basato sull’integrazione e il coordinamento a livello regionale e nazionale dei settori dedicati a previsione, prevenzione, informazione, addestramento, lotta, indagine e ricostituzione post-incendio, tenuto conto del fatto che l’elevata separazione delle competenze ha portato a una marcata frammentazione del governo dei roghi» sottolineano gli ambientalisti.


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