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La Commissione europea scende in campo con una decisione che influirà sul futuro di Alitalia e dei 10.500 dipendenti ancora in carico alla ex compagnia di bandiera. Da una parte impone la restituzione dei 900 milioni (più 350 di interessi) ottenuti nel 2017. Dall’altro stabilisce che non dovrà essere Ita a farsene carico in quanto nasce in assoluta «discontinuità» con la gestione precedente.

OBIETTIVO: FARE PRESTO

Ad alzare il muro aveva già provveduto il governo approvando una norma che rende più rapido il passaggio delle attività di volo dalla vecchia alla nuova compagnia: «Per velocizzare tali procedure, si prevede uno schema autorizzatorio basato sulla conformità del piano alla decisione della Commissione europea» recita la norma approvata giovedì sera a Palazzo Chigi. L’obiettivo di far presto è diventato prioritario, considerando che a questo punto la vecchia Alitalia, ormai a tutti gli effetti trasformata in una bad company, rischia il fallimento. Qualcuno dei creditori, infatti, allarmato dalla notizia della multa, potrebbe presentare istanza di fallimento rischiando di bloccare il passaggio dei beni aziendali dalla vecchia alla nuova società. Di qui la necessità di far decollare Ita al più presto, chiudendo le procedure per l’acquisizione di 52 aerei e 2.800 dipendenti e avviando la gara per l’acquisto del marchio Alitalia.

«L’Italia ha dimostrato che c’è una netta discontinuità tra Alitalia e la nuova compagnia aerea Ita – ha sentenziato la vicepresidente esecutiva della Commissione Margrethe Vestager – e che il suo investimento in Ita è in linea con i termini che un investitore privato avrebbe accettato. Una volta che Ita decolla, spetta all’Italia e al management di Ita sfruttare questa opportunità una volta per tutte. E continueremo a fare la nostra parte per garantire una concorrenza leale nel settore dell’aviazione europea».

Via libera anche agli apporti di capitale pubblico – 1,35 miliardi – nella nuova società, ritenuti in linea con le condizioni di mercato e non aiuti di Stato ai sensi delle norme della Ue.

I DIPENDENTI

Ita non dovrà nemmeno farsi carico del rimborso dei biglietti Alitalia acquistati per una data successiva al 15 ottobre quando cesserà le operazioni. A farsene carico sarà lo Stato con uno stanziamento dei 100 milioni. Inoltre dovranno essere ceduti anche il programma Mille Miglia e le attività di manutenzione e i servizi di terra.

Le difficoltà maggiori riguardano i dipendenti. Dopo la rottura della trattativa sindacale il presidente Altavilla e l’amministratore delegato Lazzerini hanno annunciato che Ita procederà all’assunzione del personale attingendo dalla platea delle 30mila candidature presentate il 6 settembre. Applicherà il contratto aziendale che prevede un forte risparmio sul costo del lavoro (mediamente il taglio sarà del 30%).

Un percorso che ovviamente non piace ai sindacati. Chiedono, infatti, l’applicazione del contratto nazionale di lavoro e l’estensione della cassa integrazione speciale, in scadenza a fine mese, fino al 2025. Oggi sono stati ricevuti dalla vice ministra dell’Economia, Laura Castelli, che si è impegnata per ottenere l’allargamento degli ammortizzatori sociali, mentre erano in corso altre manifestazioni di piazza. La più importante era prevista a Montecitorio, poi spostata in piazza San Silvestro su disposizione del questore di Roma.

È sceso in campo anche il Partito democratico, chiedendo l’apertura di un tavolo politico che coinvolga il governo. Il vicesegretario Giuseppe Provenzano ha chiesto «la convocazione di un tavolo nazionale in cui l’intero governo si assuma la responsabilità politica del futuro della compagnia».

L’ALLARME DEI SINDACATI

I sindacati hanno espresso ancora una volta tutte le loro preoccupazioni per il futuro di circa 8.000 lavoratori Alitalia che non saranno assunti dalla newco, che ha confermato «l’intenzione di procedere all’assunzione delle 2.800 persone attraverso l’applicazione di un regolamento aziendale», per cui c’è il rischio di migliaia di esodati, avvertono Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e UglTa.

«Si è creata una situazione inaccettabile in cui i lavoratori Alitalia rimangono schiacciati, col rischio di avere migliaia di persone esodate, senza lavoro, senza ammortizzatori sociali e senza raggiungere la pensione», ha spiegato il segretario nazionale della Uiltrasporti, Ivan Viglietti. Il ministro del Lavoro, Orlando, ha già individuato possibili soluzioni, non solo per ammortizzatori sociali di breve termine, ma anche per una formazione continua». E ha spiegato che «il piano di Ita è un piano a crescere, per cui ci sarà bisogno di avere lavoratori pronti ad essere reimpiegati».


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