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Una corsia di un ospedale

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La sanità meridionale era una “zona rossa” già prima dell’arrivo della pandemia, come dimostrano i punteggi LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) e la spesa sanitaria pro capite. Lo evidenzia la Svimez nel suo Rapporto Guardando ai LEA, nel 2018, ultimo anno per il quale sono disponibili i risultati ed anche il primo in cui tutte le Regioni monitorate risultano adempienti, raggiungendo il punteggio minimo di 160, la distanza tra le Regioni del Sud e del Centro-Nord è marcata, oscillando tra valori massimi di 222 punti del Veneto e 221 dell’Emilia-Romagna e i minimi di 170 di Campania e Sicilia e di appena 161 della Calabria. Stessa situazione per quanto riguarda il divario scolastico e formativo, già evidente nei servizi per l’infanzia.

I posti autorizzati per asili nido rispetto alla popolazione sono il 13,5% nel Mezzogiorno ed il 32% nel resto del Paese. La spesa pro capite dei Comuni per i servizi socioeducativi, per bambini da 0 a 2 anni, è pari a 1.468 euro nelle regioni del Centro, a 1.255 euro nel Nord-Est, per poi crollare ad appena 277 euro nel Sud.

Nel Centro-Nord, nell’anno scolastico 2017-18, è stato garantito il tempo pieno al 46,1% dei bambini, con valori che raggiungono il 50,6% in Piemonte e Lombardia. Nel Mezzogiorno in media solo al 16%, in Sicilia la percentuale scende ad appena il 7,4%. Infine il Sud presenta tassi di abbandono assai più elevati: nel 2019, ultimo anno per cui sono disponibili i dati, gli early leavers meridionali erano il 18,2%, a fronte del 10,6% delle Regioni del Centro-Nord. In cifra fissa si tratta di 290mila giovani.

La pandemia, avverte la Svimez, potrebbe esacerbare le iniquità formative esistenti nei sistemi scolastici.


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