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Il controllo dei carabinieri durante una processione in Calabria

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Le processioni gestite dalle famiglie dei mafiosi o anche i boss scelti come padrini di cresime o testimoni di nozze. Il fenomeno allarma da tempo la Chiesa e alcune conferenze episcopali regionali, dalla Calabria alla Sicilia, sono corse ai ripari con loro linee guida e decisioni che sono anche arrivate fino al “fermo” di alcuni eventi religiosi dove di religioso era rimasto poco.

Un fenomeno inquietante, per il quale il Vaticano ha deciso di volerci vedere chiaro, presentando domani ufficialmente un apposito “Dipartimento per l’analisi e il monitoraggio dei fenomeni criminali e mafiosi” presso la Pontificia Accademia Mariana Internazionale.

L’iniziativa è stata fortemente voluta da Papa Francesco che domani invierà all’evento un suo messaggio. Come anche un messaggio è atteso, secondo quanto riferito dagli organizzatori, da parte del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

La decisione è netta: costituire una vera e propria task-force tra ecclesiastici, esponenti delle forze dell’ordine, esperti anti-racket e anti-usura, procuratori in prima linea contro Cosa nostra, ‘ndrangheta, camorra e Sacra corona unita.

Considerato che «la figura di Maria, nonché i luoghi, le ritualità e il simbolismo a lei associate, sono oggetto di “riconfigurazione sistematica” da parte delle mafie e della criminalità organizzata non solo in Italia, ma anche in altri Paesi su scala globale», è stato deciso di coinvolgere personalità competenti per una «operazione culturale» che riporti la religione, e soprattutto il culto mariano, sui giusti binari, anche in quei luoghi, non solo d’Italia ma del mondo, dove la criminalità organizzata ne ha fatto suo patrimonio.

«La devozione mariana – ha sottolineato Papa Francesco in un messaggio di qualche settimana fa – è un patrimonio religioso-culturale da salvaguardare nella sua originaria purezza, liberandolo da sovrastrutture, poteri o condizionamenti che non rispondono ai criteri evangelici di giustizia, libertà, onestà e solidarietà».

Parole queste che erano state accolte con favore anche dal presidente della Commissione parlamentare Antimafia Antimafia Nicola Morra, che ricorda non solo le manifestazioni più eclatanti di queste distorsioni, come gli “inchini” delle statue di Maria davanti alle case dei boss durante le processioni, ma anche «altri abusi meno evidenti», come il ricorso, nei riti di affiliazione alle organizzazioni mafiose, di immagini sacre, e soprattutto di quelle della Madonna.


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