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La Campania è la regione che più di tutte si è data da fare per spingere il Pil italiano presentando il maggior numero di istanze per regolarizzare i migranti impegnati nei lavori domestici e nell’agricoltura.

È quanto emerge, in relazione al 2018 ultimo anno per il quale sono disponibili dati ufficiali, dal “Rapporto immigrazione” redatto dalla Caritas e dalla fondazione Migrantes della Conferenza Episcopale italiana (Cei), dove si riferisce che i circa 2,3 milioni di contribuenti stranieri hanno dichiarato 27,4 miliardi di redditi, versando 13,9 miliardi di contributi e 3,5 miliardi di Irpef, mentre l’Iva pagata dai cittadini stranieri è stimata in 2,5 miliardi di euro. In Italia, il contributo dei migranti al Pil è stato di 139 miliardi di euro, pari al 9% del totale.

In quasi dieci anni circa 250mila italiani sono andati via dal nostro Paese causando una perdita economica di circa l’1% del Pil. Intere aree interne del Mezzogiorno sono rimaste spopolate. In compenso i 2,3 milioni di lavoratori stranieri hanno prodotto una ricchezza pari al 9% del Pil. Ed è stato soprattutto il Sud a dare ossigeno al prodotto interno lordo dell’Italia.

Per la Cei «si tratta di dati che confermano il potenziale economico dell’immigrazione che, pur richiedendo notevoli sforzi nella gestione, produce senza dubbio benefici molto superiori nel medio-lungo periodo. Anche i costi per la gestione delle emergenze, che sono aumentati dagli 840 milioni nel 2011 ai 4,4 miliardi nel 2017, possono essere ammortizzati nel tempo, soprattutto se sostenuti da politiche capaci di ridurre l’irregolarità, che oggi è stimata in 670.000 persone».

Pertanto, «una regolarizzazione di tutti i lavoratori stranieri avrebbe garantito entrate superiori ai 3 miliardi di euro – sottolinea il rapporto Caritas – Invece, il provvedimento varato ha consentito la presentazione di appena 207.542 domande: in particolare, per lavoro domestico (85% del totale) e il resto per gli altri settori quasi interamente rappresentati dall’agricoltura».

La regione nella quale sono state presentate il maggior numero di istanze è la Campania con 6.962. Seguono la Sicilia con 3.584 istanze, il Lazio con 3.419 e la Puglia con 2.871, il Veneto con 2.756 domande e l’Emilia-Romagna con 2.101.

«In entrambi i casi – osservano Cei e Caritas – bisognerà attendere i prossimi mesi per verificare quante di queste istanze andranno a buon fine attraverso la sottoscrizione dei contratti di soggiorno e il rilascio dei permessi di soggiorno».

Non mancano forti critiche al Governo. Per le istituzioni della Chiesa italiana, «permangono le perplessità per una procedura nata principalmente per rispondere alla presenza di lavoratori in nero nel settore dell’agricoltura e che invece sembra rispondere in via principale alle esigenze del mondo del lavoro domestico e del cosiddetto badantato: una ulteriore dimostrazione che tale provvedimento avrebbe dovuto allargarsi a ricomprendere molti altri settori nei quali si registra un notevole coinvolgimento dei lavoratori stranieri».

Gli stranieri in Campania

Gli stranieri residenti in Campania al 1° gennaio 2018 sono 258.524 (128.768 uomini e 129.756 donne) e rappresentano il 4,4% della popolazione regionale ed il 5% degli stranieri residenti in Italia. Rispetto al 2016 si riscontra un aumento di 14.830 unità.

Nella città metropolitana di Napoli risiede il 51% dei cittadini stranieri, seguono Salerno (21,3%), Caserta (18,2%) Avellino (5,6%) e Benevento (3,9%). Le nazionalità di provenienza più rappresentate sono l’Ucraina (43.415), la Romania (42.380), il Marocco (21.399), lo Sri Lanka (17.405) e la Cina (14.077).

La sola componente non comunitaria è costituita 173.302 persone con un aumento del 3,8% rispetto al primo gennaio 2017 (166.936). Anche per questa popolazione la distribuzione su base provinciale conferma il primato di Napoli, con il 52,8% delle presenze, seguita da Caserta (19,4%), Salerno (19%) ed infine Avellino (4,7%) e Benevento (4,1%).

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