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ROMA – “Abbiamo mantenuto sempre una linea di estrema prudenza e siamo stati criticati per questo. Ci aspettavamo l’aumento dei contagi e l’abbiamo detto. Ricordo ancora qualcuno che ci accusava di voler fare allarmismo per rinviare le elezioni. Lasciamo stare”. Così il ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, in un’intervista a Repubblica.

“Non siamo al semaforo rosso. Ma, insomma, è scattato il giallo”, aggiunge, sottolineando che la seconda ondata è arrivata “senz’altro. L’epidemia non è un numero, né un algoritmo ma una tendenza. Il trend è al rialzo costante in ogni parte del mondo e adesso sta accelerando anche da noi. Siamo all’ondata di autunno. Bisogna affrontarla senza panico ma con serietà e determinazione. È in gioco la sicurezza nazionale in due degli aspetti più rilevanti: la salute dei cittadini con la tenuta del sistema sanitario e la sopravvivenza dell’apparato produttivo. Non mi sembrano cose da poco”.

Per il prossimo futuro, “il governo sta studiando misure che alzino il livello di attenzione e precauzione. Speriamo che possano servire a contenere l’ondata. Ma una cosa dev’essere chiara a chi non sta collaborando con il buon senso e con le regole della convivenza civile: se si dovessero riempire gli ospedali potrebbero tornare le limitazioni alla libertà personale, magari in zone ben determinate e non generalizzando. Se invece ci sarà un adeguato livello di prudenza collettiva potremo continuare a convivere con il coronavirus sino a quando non avremo il vaccino. Non illudiamoci: serviranno parecchi mesi”.

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