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La testata di Mimì

Tempo di lettura 2 Minuti

Al Sud la signora Domenica viene chiamata “Mimì”.

“Mimì” abbiamo voluto chiamare anche il nostro inserto culturale domenicale, perché la cultura è confidenziale e parla il linguaggio più difficile e prezioso: il linguaggio della semplicità.

Spesso si confonde la cultura con l’istruzione, il nozionismo, i virtuosismi, le elucubrazioni, ma cultura è, nel suo significato originario, coltura: a seconda delle idee che seminiamo, nascono raccolti, buoni o cattivi.

Con “Mimì” ci piacerebbe che la domenica tornasse a essere il tempo delle storie. Non tantissime pagine da sfogliare, ma tutte da leggere.

Racconteremo la società, le tradizioni, il territorio, gli usi e i costumi, la spiritualità, il talento, il futuribile, la televisione, le canzoni, le lettere…

Muovendoci tra ciò che è esistito e ciò che esisterà, proveremo a recuperare quanto del passato, a torto, è stato dimenticato, e a intuire il futuro che andremo a raccogliere.

Ci saranno rubriche appositamente dedicate al significato delle parole: “La buona creanza” si occuperà di proverbi ed espressioni dialettali; “Alla ricerca del vocabolario perduto” analizzerà le etimologie; “Lessico post-umano” tratterà di linguaggi moderni che spesso usiamo in maniera automatica, senza comprenderne il senso. Ci sarà la sezione delle favole, non quelle della buonanotte, ma del risveglio, perché certe favole servono ad aprire gli occhi. E ci sarà anche “La posta del fegato”: il cuore non è l’unico organo che ha bisogno di essere ascoltato.

Con “Mimì” ci piacerebbe ricordare che, prima del pop e del populismo, esiste il popolare.

Il popolo non soltanto consuma, il popolo produce cultura.


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