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NON E’ CHE la questione ce la stiamo ponendo adesso per la prima volta; e siamo qui a scervellarci perché è mancato il tempo. Sulla violenza sessuale sulle donne, come uomini, siamo partiti da molto lontano: dal Deuteronomio, dal Codice Hammurabi (1793 Avanti Cristo) dal Diritto Romano, poi quello Canonico fino ai giorni nostri, con le incrollabili norme del Codice Rocco, sopravvissute sette anni anche all’abbattimento del Muro di Berlino. Ma siamo andati avanti a passettini, timidi, esitanti, senza mai spazzare via le balbuzie giuridiche.

Da sempre i legislatori si sono impantanati davanti al corpo della donna. Combinando dei pastrocchi e degli affronti giuridici da libri dell’orrore. Fino al 1996 uno stupro non era una violenza contro la persona, ma un reato contro la morale e il buon costume. Girare nudi in spiaggia aveva lo stesso impatto in tribunale di un rapporto sessuale imposto con la forza. Per non parlare del delitto d’onore: pena massima di sette anni; e sorelle, mogli, fidanzate, mamme mandate al creatore con una licenza di uccidere che ancora grida vendetta.

Anche oggi spuntano paradossi. La storia di Pamela Mastropietro, uccisa, torturata e abusata fino allo scempio dei poveri resti (gli autori prosciolti per la violenza per assenza di denuncia) entra a far parte di questa enciclopedia dell’assurdo: delle donne che hanno collezionato maltrattamenti e umiliazioni anche da chi doveva render loro giustizia. Ogni tanto da qualche sentenza viene fuori una motivazione che, magari, avrà anche il suo presupposto in punta di diritto, ma che risulta incomprensibile al cittadino comune.

Siamo passati dagli assolti in Cassazione perché lei aveva i pantaloni, quindi meno accessibile senza disponibilità; alla ragazza che ha visto i suoi aguzzini farla franca per non aver urlato abbastanza. Poi una lunga e idiota letteratura sui centimetri delle gonne, le gambe accavallate, il rossetto, gli orari e i posti non adatti.

C’è sempre un comma, una convinzione scabrosa ai quali aggrapparsi per far ricadere un po’ di vergogna, un po’ di colpa anche sulla vittima. Senza contare gli interrogatori e i particolari morbosi che avvocati e giudici mettono in campo per cercare di capire. Cosa poi non si sa.

Lo stupro, l’abuso, la violenza sono reati. Punto. Il resto è roba da azzeccagarbugli e da spaccacavilli, qualcuno forse con problemini irrisolti con le donne.

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