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È PIÙ riprovevole essere deficienti o approfittarsi dei deficienti? Chi si lascia rovinare o chi conduce alla rovina? Chi ha un vizio o chi, per il proprio tornaconto, stimola e alimenta il vizio nell’altro? Troppo spesso quasi ci si congratula con il sopruso, minimizzandone la gravità. “Se uno è fesso…” autorizza il lesto a fregarlo.

Per ogni burattino ci sono un Gatto e una Volpe che si sfregano le zampe. Come può Pinocchio dare a quei due lestofanti tutti i suoi zecchini per sotterrarli, nell’illusione che cresca un albero carico d’oro? Come si possono passare intere giornate davanti a una slot machine? Come si può pensare di risolvere i problemi drogandosi? Come ci si può far plagiare da sedicenti maghi o terapeuti e arrivare a indebitarsi per seguirne i consigli?

Chi è raggirato è un “fallito”, chi invece si arricchisce a danno degli altri “è stato abilissimo”. L’incapacità è più vergognosa della mancanza di coscienza? Una preda facile è da discriminare più del carnefice?

Per assurdo, chi gestisce la perdizione degli altri si sente migliore delle proprie vittime. Si definisce “imprenditore” chi propina slot machine; si definisce “un buon padre di famiglia” chi, attraverso il malaffare, permette ai propri figli di condurre una vita sana e agiata, mentre devasta i figli degli altri.

“Se uno è tanto scemo da cascarci…” è la frase che lava via ogni scrupolo e cerca di giustificare ciò che giusto non è. Ci dimentichiamo che, con tutte le sue debolezze da burattino, Pinocchio ha comunque in sé il seme dell’umanità che gli permetterà di diventare un bambino in carne e ossa, mentre il Gatto e la Volpe animali nascono e animali restano.


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