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“Ho perso il treno” si dice di un’opportunità sentimentale o professionale che ci si è lasciati sfuggire. A chi non è capitato di perdere un treno? A volte non ci siamo presentati in stazione, a volte ce lo siamo visti sfrecciare davanti. C’è anche il caso in cui siamo arrivati al binario giusto in tempo per sentire il fischio della partenza. Avremmo potuto mettere il piede sul predellino, bastava un passo deciso, bastava un attimo, ma ci è sembrato pericoloso. Immobili siamo rimasti a guardare la nostra occasione allontanarsi a chilometri orari.

“Ho perso il treno” si dice, quasi fosse accaduto soltanto per sbaglio.

Siamo proprio sicuri che non ci fosse un motivo, qualche ragione dell’istinto, per cui abbiamo esitato ed evitato? Magari, se fossimo saliti, avremmo chiesto di scendere alla prima fermata per tornare indietro.

Ogni volta che la vita ci va stretta, tendiamo a immaginare più felici le alternative che non abbiamo scelto, come se quelle fossero immuni da disservizi, scomodità, incidenti. “Se avessi fatto… Se avessi detto…” sono i treni persi su cui viaggiamo più a lungo. È il rimpianto dell’incompiuto che, se si fosse compiuto, forse sarebbe un rimorso.

Intanto altre occasioni ci sfiorano, ci aspettano e nemmeno le vediamo. Per quest’estate di poche partenze, l’augurio che faccio a me stessa e a tutti, è di scendere dai treni che abbiamo perso; lasciamoli al deposito del passato. La vita non è un rimpianto e nemmeno un rimorso. La vita semplicemente segue un suo corso.

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