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Illustrazione di Roberto Melis

Tempo di lettura 2 Minuti

Si racconta che Vulcano era stato concepito da Giove e Giunone, il re e la regina degli dei.

Dalla loro unione ci si aspettava una creatura bellissima e invece era nato un figlio talmente brutto che Giunone, dopo averlo partorito, lo scaraventò d’impulso giù dal monte Olimpo.

Per fortuna il piccolo precipitò nell’oceano. La caduta lo rese zoppo a vita, ma fu raccolto da due ninfe, che lo allevarono in una grotta marina. Un giorno, su una spiaggia, Vulcano trovò i resti di un falò e restò incantato dalla brace che, seppur sopita, conservava incandescenza. Prese un tizzone e, tornato nella grotta, lo usò per accendere un fuoco; scoprì allora che sotto la fiamma si potevano addolcire i metalli più duri e scoprì di essere capace di realizzare opere uniche. Il suo talento fece clamore e Vulcano, riconosciuto come dio del fuoco e fabbro divino, fu riaccolto sul monte Olimpo.

La sua storia ci mette in guardia: può nascere un dio che persino gli dei all’inizio rifiutano per poi ricredersi. A volte proprio chi non è splendido è in grado di realizzare splendore; proprio chi è ferito e zoppica nell’ordinario è in grado di compiere lo straordinario. È Vulcano a forgiare i fulmini, le lame di luce che squarciano il cielo. È lui a costruire lo scettro di Giove, la reggia del Sole, i troni e le armature degli altri dei. È lui a realizzare un carro mai visto prima, che lo scrittore Apuleio così descrisse: “Era un carro bellissimo per l’opera sottile della lima che togliendo l’oro superfluo lo aveva ancora più impreziosito”.

È un principio che vale sempre: l’eleganza non è mai nell’eccesso, ma nell’essenziale. Non è continuando ad aggiungere che renderemo più preziose le nostre esistenze. Ci sono aggiunte che ci riducono, folle che ci desertificano; parole condite con fronzoli inutili; nomi che appaiono soltanto sulle nostre chat e rubriche, ma distanti dal nostro sentire; persone e impegni superflui da cui usciamo impoveriti.

Se vogliamo essere fabbri delle nostre vite, dobbiamo imparare anche la difficile arte della sottrazione.

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