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Illustrazione di Roberto Melis

Tempo di lettura 2 Minuti

Un paradosso temporale non fantascientifico e che non ha nulla a che vedere coi viaggi nel tempo e tutto a che vedere con la nostra quotidianità: il cosiddetto tempo libero è tutt’altro che libero!

La perenne mancanza di tempo per fare tutte le cose che dovremmo/vorremmo, al di là delle apparenze, non è un fatto quantitativo (non è una quantità di tempo che ci manca) ma un fatto qualitativo, che riguarda il nostro modo di vivere il tempo – qualsiasi quantità di tempo. Le tecnologie che sempre più consentono di risparmiare tempo, non “liberano” affatto il tempo sottraendolo al lavoro, o almeno lo liberano nella misura in cui simultaneamente lo “ri-catturano” per renderlo disponibile o (ancora) al processo produttivo tecnicamente e tradizionalmente inteso (cioè altro lavoro… ad esempio con l’avvento della Rete non sono diminuito né l’orario di lavoro né lo stress collegato al lavoro) o (/e) al processo produttivo capitalistico in senso più ampio – in cui l’uomo stesso e i suoi comportamenti relazionali ed esperienziali sono oggetti e prodotti – attraverso il consumo affannoso e compulsivo.

Lo stesso “statuto ontologico” del tempo liberato dal lavoro è dunque contraddittorio. In termini più generali, si può affermare che il tempo capitalistico individuale non è mai libero. Il nostro sistema di vita occidentale, innanzitutto e per lo più, si appropria del tempo di lavoro e lo sfrutta, ma più di tutto si impossessa del tempo cosiddetto “libero”. In molte società contemporanee è soprattutto questo tempo pseudo-libero ad essere colonizzato e condizionato.

Uno dei paradossi (in realtà solo apparenti) della temporalità contemporanea consiste proprio nel fatto che la disponibilità di tempo autenticamente libero dell’individuo non è per niente proporzionale al tempo sottratto al suo lavoro. Ciò accade perché anche – anzi, soprattutto – la “liberazione” di tempo avviene attraverso la tecnica capitalistica, la quale, nel momento in cui libera tempo, lo fa in modo tale da condizionare attraverso se stessa il tempo illusoriamente libero che “genera”. In altre parole, la logica strumentale e di oggettivazione della tecnica non si ferma, evidentemente, alla liberazione di tempo (attraverso le potenti tecnologie che rende disponibili) ma invade e pervade completamente anche il tempo “liberato”.

In sostanza, anche (forse, principalmente) il tempo cosiddetto libero è un tempo strumentale al sistema, un tempo da usare tecnicamente, capitalisticamente. Attraverso ciò che scegliamo, compriamo, facciamo nel tempo pseudo-libero, produciamo per il sistema e secondo le regole del sistema come – e più ancora – di quando lavoriamo.

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