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Michele Fanoli, “Opere di Antonio Canova - Soggetti eroici”

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Riprendono le festività per Canova e riprendono non solo a Possagno, sua patria, ma a Cittadella, patria del suo antenato nel culto del mondo classico, Andrea Mantegna. A Cittadella nasce anche Michele Fanoli, e entra all’Accademia di Venezia poco dopo la morte di Canova e studia con Teodoro Matteini nell’idea di Raffaello, e sotto la protezione di Leopoldo Cicognara, amico fraterno di Canova.

È proprio con il conforto del grande studioso ferrarese che Fanoli inizia ad applicarsi ai soggetti canoviani, in un crescendo che lo porta, per la maison Goupil, a rappresentare in 5 litografie tutte le opere di Canova, mirando alla grande Gypsoteca di Possagno.

Le sculture erano state, fino alla morte dell’artista, nel suo studio, a Roma, nell’attuale via Canova, vicino all’ospedale di San Giacomo, un’officina straordinaria di bozzetti in terracotta, gessi di grande e di piccolo formato, modelli, marmi, calchi delle opere spedite ai committenti: come un’antologica permanente della produzione di Canova che il fratellastro dell’artista, il vescovo di Mindo Giambattista Sartori volle portare a Possagno. L’edificio per accogliere le opere fu progettato nel 1836 dall’architetto veneziano Francesco Lazzari (1791-1871).

A Possagno, nella casa natale, Canova tornava, dopo le emozioni e gli studi romani, anche per riposarsi dall’enorme quantità di lavori che gli venivano continuamente commissionati. Nei suoi “ritiri” di Possagno, mancandogli il marmo, l’artista si applicava alla pittura per risollevare lo spirito (definiva le tempere, che dipingeva nella “torretta” della casa, i suoi “ozii”), mentre i possagnesi erano soliti riservargli feste e “luminarie” quando ritornava a casa dai suoi viaggi solenni a Vienna, Parigi e Roma.

Nel 1826, quattro anni dopo la morte di Canova, lo studio romano fu chiuso da Sartori e le opere trasferite a Possagno dopo settimane di faticosi trasporti per terra (con carri trainati da buoi) e per mare. Nel 1853 gli edifici e le collezioni della gipsoteca e della casa furono donati dal fratellastro al Comune di Possagno. Monsignor Sartori fu anche molto generoso verso le comuni (con Canova) terre d’origine: fece costruire, a sue spese, diverse infrastrutture, tra cui il ponte di Crespano sul Lastego, che oggi porta il suo nome.

A beneficiare del suo mecenatismo affettivo furono anche diverse istituzioni circostanti, come il museo di Bassano, che ebbe la preziosissima corrispondenza dello scultore, moltissimi disegni, e anche busti, modelli scultorei e centinaia di libri. L’Accademia di Venezia ottenne ‘l’Ercole e Lica’ e la mano del Canova; Asolo il ‘Paride’. Infine, Sartori sostenne la congregazione dei padri Cavanis, per aprire una nuova scuola a Possagno, dove, alfine, morì, il 18 luglio del 1858. Ma la sua grande fortuna postuma era già cominciata nell’ansia di tramandarne la memoria prima che la fotografia, rigorosamente in bianco e nero, lo consentisse in forme litografiche, di grande diffusione popolare. Il mito di Canova comincia così, e parte da Parigi per mano di un artista di Cittadella.

Francesco Dall’Ongaro, nel primo saggio sul Fanoli , nel 1841, scrive : “formò il vasto e malagevole divisamento di dare, disposte in cinque grandi tavole, tutte le opere dell’immortale Canova. Gl’intagli che il Morghen cominciò e moltri altri incisori continuarono in Roma delle insigni sculture, erano in parte esauriti; e l’intera collezione e per la mole e per la ingente spesa difficile da possedersi.”

Inizia con Fanoli, documentato in mostra anche con alcune ingenue pitture, la mitizzazione di Canova, restituito in una ideale ricostruzione dei soggetti eroici in un’arena, dei ritratti in un Pantheon e, ancora, delle tombe e dei mausolei, così come furono sistemati nella Gypsoteca di Possagno.

Le Tavole canoviane usciranno tra il 1841 e il 1846 e saranno vendute da Goupil in tutte le sue sedi (Parigi, Londra, New York, Berlino, L’Aja), dal Gondoliere a Venezia, da Vieusseux a Firenze, da Colnaghi a Londra, da J. B. Stampa a Madrid, da Daziario a San Pietroburgo, e in generale dai maggiori rivenditori nelle principali città italiane e straniere. A questa filologica ricostruzione del Canova secondo Fanoli, dovuta a Elena Catra, si aggiunge anche un importante prestito, grazie all’impegno di Moira Mascotto , direttore del Museo di Possagno: “Tra le prestigiose opere pittoriche presenti in mostra sarà esposto – per la prima volta dopo l’intervento di restauro dello scorso febbraio – l’Autoritratto come scultore, realizzato da Canova durante il suo soggiorno a Possagno del 1799. Mai fino ad oggi erano state fatte indagini così approfondite su un dipinto canoviano: l’esame radiografico ha rivelato l’esistenza di un secondo dipinto sottostante, raffigurante due volti, non visibili a occhio nudo.

Le analisi chimiche dei campioni stratigrafici hanno inoltre rilevato che l’Artista usava miscele di pigmenti molto complesse, inserendo sia materiali utilizzati nei secoli precedenti e inusuali all’epoca a lui contemporanea, sia pigmenti scoperti a inizio del Settecento”.

Per la sua fidata collaborazione con Possagno, Cittadella può ora, con orgoglio, ricordare un suo illustre figlio, intuitivo e moderno, e rientrare, a pieno diritto, nel novero delle città canoviane. Con la festa e il compiacimento di tutti.


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