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Fortunato Depero

Tempo di lettura 6 Minuti

Grande impegno per celebrare Fortunato Depero a Rovereto e in Val di Non.

Depero new Depero è la mostra curata per il Mart da Nicoletta Boschiero, dedicata alla vasta ricerca dell’artista e alla sua attualità. Depero nella sua lunga esperienza ha perseguito una forma d’arte totale, che spazia dalla pittura al teatro, dalla scenografia alle arti applicate, dall’editoria alla pubblicità, affermandosi come uno dei più radicali protagonisti del movimento futurista.

Alla Casa d’Arte Futurista Depero, un’altra esposizione, Depero e la sua Casa d’arte da Rovereto a New York, a cura di Maurizio Scudiero.

Lo stesso Comune di Rovereto, contestualmente all’apertura delle mostre, attraverso i suoi Musei celebra Depero, esponendo opere del proprio patrimonio artistico e documentario a fianco di alcuni prestiti del Mart. Al Museo della Città in Palazzo Sichart la mostra Depero a scuola, le origini. La Scuola Reale (Realschule) Elisabettina di Rovereto documenta le origini della passione del giovane artista, ma anche di suo fratello maggiore Emilio, entrambi allievi alla Scuola Reale di Rovereto, inaugurata nel 1855 e dedicata all’Imperatrice Elisabetta.

Al Museo Storico Italiano della Guerra ecco Depero soldato Opere e documenti dell’artista, un approfondimento sul tema Depero in guerra, con alcune lettere scritte dal fronte. I documenti sono presentati in una sala dedicata all’esperienza dei volontari in guerra, nella sezione dedicata alla partecipazione dei futuristi.

La Fondazione Campana dei Caduti ospiterà Generosità sconfinata, un grande olio su tela del 1957 che costituisce, con Pietre antiche e moderne e Vampa eroica, la trilogia con cui Depero ha inteso omaggiare la sua città adottiva. È una tela che illustra la Campana fusa con il bronzo dei cannoni delle nazioni partecipanti alla Prima guerra mondiale, la campana più grande del mondo che suoni a distesa.

LA MOSTRA AL MART

La mostra

Depero new Depero raccoglie circa 500 pezzi tra opere, disegni, mobili, oggetti, ricostruzioni, manifesti, fotografie, libri, riviste, fumetti, video e film. È l’occasione per ripercorrere la carriera dell’artista roveretano che parte dal Futurismo e attraverso tappe esemplari giunge fino alle espressioni a noi più contemporanee.

Negli anni ottanta, ad esempio, Enzo Cogno ricostruisce parti di lavori dell’artista dispersi: la scenografia di Le Chant du Rossignol e le marionette dei Balli Plastici, rispettivamente del 1916 e del 1918.

Entrambe le ricostruzioni hanno generato un grande numero di spettacoli teatrali e nel caso dei Balli Plastici anche un video di Franco Sciannameo e Don Marinelli, con una ricostruzione digitale dello spettacolo del 1918 grazie al lavoro di alcuni studenti dell’Università di Pittsburgh.

Nel campo del design, il gruppo Memphis – collettivo fondato nel 1981 da Ettore Sottsass – progetta lavori geometrici e coloratissimi che si ispirano alla visione futurista, all’art déco e al kitsch anni Cinquanta, ribaltando le limitazioni creative imposte dall’industria. La mostra presenta alcune oggetti di Ettore Sottsass e Alessandro Mendini, protagonisti di due mostre personali al Mart nel 2005 e nel 2010.

Teatro, progettazione digitale, video confluiscono nell’opera Esplosioni di un artista che Luciano Emmer, regista e sceneggiatore, realizza nel 2008 dopo aver visto le opere di Depero nelle sale e negli Archivi del Mart, lasciandosi coinvolgere dalla giocosa vitalità di pupazzi e marionette che diventano i protagonisti del suo film. Io lo frequentavo in quei suoi tardi anni e ne avvertivo la freschezza grazie al contagioso Depero.

L’opera di Depero e in particolare i suoi progetti cinematografici ispirano anche il lavoro del gruppo N!03, che nel 2011 realizza l’installazione video in due atti Il sogno di Alberto.

L’esperienza newyorchese di Depero, tappa fondamentale del suo percorso, è stata e continua a essere al centro di studi, ricerche e rielaborazioni artistiche: nel 2015 Nello Correale gira Depero, New York e altre storie, mentre oggi l’Istituto Barlumen, avviando una collaborazione con il Mart, produce New York Film Vissuto o Autofilm, che attraverso alcune tappe salienti – il viaggio in nave, la dogana, la crisi del 1929, il party all’hotel Fifth avenue – ricostruisce la vita di Depero a New York.

Nel progetto della mostra sono centrali l’Archivio del ’900, custode del fondo Depero, e la biblioteca: attingendo da questo ricchissimo patrimonio verranno esposti – tra gli altri materiali – tutti i ritratti fotografici di Depero e i numerosi cataloghi e volumi pubblicati dal 1980 a oggi.

Sono esposti anche gli zinchi del Fondo Depero, incisioni in rilievo su lastra metallica di zinco, più leggero, maneggevole e resistente della pietra litografica, che consentivano la riproduzione di scritte, disegni e fotografie.

Il buxus Energia, un’opera Commissionata a Depero dalla S.I.T. Società Industriale Trentina nel 1940, è stato restaurato dal Centro Conservazione e Restauro di Venaria Reale. Il pannello raffigura una centrale idroelettrica in intarsio in buxus, materiale autarchico prodotto dalle Cartiere Giacomo Bosso di Torino dal 1928 fino alla metà degli anni Cinquanta.

LA MOSTRA ALLA CASA D’ARTE FUTURISTA

La mostra di Maurizio Scudiero presenta un gruppo di opere provenienti da importanti collezioni pubbliche e private, concepite nel decennio 1920-1930, uno dei periodi più creativi della carriera dell’artista, quando fonda la Casa d’Arte Futurista a Rovereto (1919) e la Depero’s Futurist House a New York (1928). All’interno di queste innovative officine artistiche ha un ruolo centrale la creazione dei cosiddetti arazzi (in realtà tarsie di stoffe colorate), ma vengono prodotti anche cartelli pubblicitari, mobili e suppellettili per realizzare il sogno futurista di “portare l’Arte nella vita”.

Nel 1921 Depero presenta i suoi lavori in una mostra a Palazzo Cova a Milano ed è subito evidente che la sua produzione è e rimarrà sempre di carattere artigianale. Una scelta cosciente, forse suggerita dalla lettura del manifesto del Bauhaus che invitava architetti, scultori e pittori a tornare all’artigianato.

Nel 1925 a Parigi l’Exposition Internationale des Arts Décoratifs et Industriels Modernes consacra definitivamente lo stile Art Déco. Depero vi espone stoffe, costruzioni in legno, giocattoli e soprammobili, nonché vari esempi delle sue coloratissime pubblicità a collage di carte colorate.

L’attività di pubblicitario matura negli anni tra il 1924 e il 1928, quando Depero lavora per moltissime aziende italiane e in particolare avvia una lunga collaborazione con la Campari. Durante questo sodalizio l’artista si misura anche con il design di prodotto, disegnando la celebre bottiglietta troncoconica.

Nel settembre del 1928 Depero parte per New York con l’obiettivo di aprire una filiale della sua Casa d’Arte. Qui realizza ambientazioni per ristoranti, scenografie per il Roxy Theatre, pubblicità e illustrazioni per importanti riviste come “Vogue”, “Vanity Fair”, “Sparks”, “The New Yorker”. Ai suoi occhi la Grande Mela appare un immenso, luminoso e rutilante cartellone pubblicitario.

Oltre ai numerosi esempi di arte applicata, la mostra presenta alcuni importanti dipinti eseguiti negli anni Venti, quando Depero abbraccia le nuove teorie dell’arte meccanica futurista.

LA MOSTRA DI CLES

“Ritornare nella mia terra, al paese dove sono nato, dove ho respirato i primi dieci anni della mia vita, fra pini e larici, dove ho respirato l’ampio orizzonte del vostro alto pianoro; Ritornare a vedere prati, campi, boschi e strade (anche se trasformate) che furono i primi miei maestri naturali, saturi di succhi balsamici che mantengono il corpo duro come le rocce e lo spirito limpido e diamantino come le vette. Ritornare in questo stupendo nido che mi ha insegnato il primo linguaggio del vivere e dell’apprendere, potete facilmente immaginare, voi tutti che della vita ne sapete qualche cosa, come sinceramente mi senta emozionato. Il mio giro per il mondo, i contatti, le lotte, le salite e le discese, le amarezze, le delusioni, le riprese e le vittorie”. Questa lettera inedita scritta da Fortunato Depero nel 1932 è il punto di partenza della mostra allestita nel Palazzo Assessorile di Cles e curata da Marcello Nebl e Maurizio Scudiero. L’esposizione racconta il legame dell’artista con la Val di Non attraverso due diversi livelli che corrono paralleli.

Il primo è rappresentato dai ricordi di Depero legati all’infanzia e dalla descrizione del rapporto con il paesaggio alcuni, raccolti in rare lettere manoscritte. Il secondo presenta l’attività multiforme di Depero con opere e pubblicazioni d’epoca provenienti da collezioni della Val di Non e del Trentino.


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