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La Biston betularia è una farfalla che ha l’abitudine di poggiarsi sui tronchi delle betulle, deponendo le sue uova sui rami.

Ne esistono due varianti: la “typica” bianca e la “carbonaria” nera.

Per secoli la forma prevalente è stata la bianca perché, mimetizzandosi con la corteccia chiara delle betulle, era quella che più sopravviveva; la farfalla nera, invece, notandosi di più, era più facilmente preda degli uccelli.

L’industrializzazione trasformò l’ambiente: i tronchi delle betulle si coprirono di fuliggine scurendosi, e la farfalla nera, d’un tratto, si trovò a essere la più adatta a garantire la sopravvivenza della propria specie.

A scuola, quando si parla di evoluzione, il caso della Biston betularia viene sempre portato a esempio, ma è un principio che non vale soltanto in biologia. Ciò che consideriamo diverso potrebbe un giorno non solo essere la differenza, ma fare la differenza. È noto che l’ambiente cambia di continuo e chi oggi è atipico, non prevalente, in futuro potrebbe dimostrarsi in possesso di una risorsa in grado di salvare un’intera specie. Così lo svantaggio può tradursi in vantaggio, la minoranza diventare maggioranza e viceversa.

Se tutti gli esseri viventi fossero identici, il mondo non esisterebbe e non ci sarebbe evoluzione.

Per questo la diversità è sacra e va tutelata: eliminarla è un atto contro natura.

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