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Angela Lansbury nei panni di Mamma Natale

Tempo di lettura 4 Minuti

Babbo Natale ci perdonerà se quest’anno dal camino vorremmo vedere scendere Mamma Natale. Non che la signora debba arrivare per forza da sola. Nella slitta dei sogni può sedere accanto a Babbo Natale. La sua presenza però renderebbe speciale la notte dei doni in questo dicembre così diverso dalla cartolina sotto la neve a cui eravamo abituati. In un presente ostaggio di paure e angosce – fitte come la nebbia sulla pianura delle certezze scardinate da un virus che gioca a scacchi – sarebbe bello poter credere che i nostri desideri siano al sicuro nel sacco dei doni di Mamma Natale.

Insomma servirebbe una favola nuova da tenere in tasca in questo tempo stralunato.

Del resto, ad una madre si può chiedere anche l’impossibile e si può chiedere di mettere sotto ogni albero la luce della speranza. Si può chiedere di prenderci per mano in questi giorni di dolore, di vite spezzate, di vite scompigliate dalla pandemia.

Vite qui e ora, senza abbracci né carezze.

A Mamma Natale si può chiedere ancora il bacio che non ci è consentito dare e la mano che non ci è permesso stringere. Lo si può fare perché Mamma Natale è una signora dolce e forte – come una madre può essere – nata dalla fantasia e la fantasia incanta e fa tornare bambini. Nei pacchetti da scartare creatività e sogni potrebbero essere i doni da fare per scaldare il cuore. E non è un caso se Gauguin diceva “Io chiudo i miei occhi per poter vedere” e per Matisse “La creatività richiede coraggio”. Così coraggio e visioni ci appaiono come chiavi dorate per aprire le porte del futuro. E tornano in mente anche le parole di Virginia Woolf: “strano come il potere creativo metta immediatamente in ordine l’intero universo”.

Mettere in ordine l’intero universo, fosse facile!

Eppure, persino un “tipo” come Albert Einstein ci autorizza a essere creativi: “La logica ti porterà dalla A alla B. L’immaginazione ti porterà ovunque”.

E allora, non resta che provare a credere che Mamma Natale esista per davvero, proprio come accadeva da bambini con i personaggi delle fiabe. Magari si può provare a scriverle una lettera corale dove tutti – ma proprio tutti – possano trovare tra le righe la bellezza della semplicità.

Se poi giochiamo a indovinarne il viso, lo sguardo e il sorriso ci viene in soccorso un’insospettabile – è il caso di dire – Angela Lansbury. Del resto quando si tratta di fantasia, il precedente lo si trova facilmente anche su pellicola. La signora in giallo, infatti, ha impersonato sullo schermo Mamma Natale. Spulciando in rete, salta fuori un film del 1996 per la televisione diretto da Terry Hughes e trasmesso in Italia dalla RAI. Si chiamava – neanche a dirlo – Mamma Natale (Mrs. Santa Claus, in inglese).

Al centro della trama le vicende della Signora Natale (Angela Lansbury), consorte di Babbo Natale (Charles Durning), che a causa di un infortunio di lui, lo dovrà sostituire nel compito di distribuire i regali ai bimbi di tutto il mondo.

Un film certo, ma anche un libro.

E allora potrebbe anche capitare che Mamma Natale – se in questo dicembre bussasse alla nostra porta, rievocando un personaggio de “Canto di Natale”  di  Dickens – si presenterebbe più o meno con le sembianze di uno “Spirito del Natale presente” ma al femminile con in testa una corona di agrifoglio.

Di certo, la dolce signora saprebbe alla perfezione come consolare, incoraggiare e donare quel che ci serve per immaginare giorni migliori. Per ritrovare – insieme ai pacchetti – l’umanità sotto l’albero della vita.

E chissà poi che Mamma Natale non porti con sé un rametto di vischio. Basta riprendere in mano i fili della storia fantastica di questo arbusto per convincersi.
Andiamo in Scandinavia. Secondo la leggenda il vischio era la pianta sacra di Frigga, dea dell’amore, moglie di Odino re degli dei e padre di ogni cosa. Si racconta che Freya avesse due figli: Balder e Loki. Buono e generoso il primo,  malvagio il secondo. Tanto cattivo da meditare di uccidere il fratello amato da tutti. Scoperte le intenzioni di Loki, Freya cercò di proteggere Balder chiedendo ad Acqua, Aria, Terra, Fuoco e a tutti gli animali e le piante di garantire l’incolumità del figlio in pericolo.  La dea però commise un errore:  non si rivolse al vischio, pianta che non appartiene né al cielo né alla terra. Fu così  che Loki tirò un dardo appuntito intrecciando i rami dell’arbusto  contro il fratello odiato.

Disperati per la morte dell’amato Balder, tutti gli elementi della Terra e del Cielo tentarono per tre giorni e tre notti di riportarlo in vita, senza riuscirvi.  Freya allora, annientata dal dolore pianse sul corpo del figlio. Ma, all’improvviso,  le sue lacrime  a contatto con il legno del vischio si trasformarono in candide bacche simili a perle. Balder riprese vita. Da quel giorno, in segno di gratitudine e ringraziamento,  Freya baciò tutti coloro che passavano sotto la pianta di vischio  promettendo loro pace e amore.

Ci vien da pensare che il bacio di Freya sotto il vischio, quest’anno potrebbe avere lo stesso sapore nostalgico dei baci perduti in questo presente ma custoditi nel sacco dei doni di Mamma Natale fino alla prossima favola nuova.


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