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Rosa Luxemburg

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Nel discorso che tiene il 31 dicembre del 1918 a Berlino, in occasione della fondazione del partito comunista tedesco, Rosa Luxemburg fa un esplicito riferimento al documento rivoluzionario più famoso della storia moderna, il Manifesto del Partito Comunista di Karl Marx e Friedrich Engels.

Nella prima parte del discorso il richiamo al pamphlet è chiaro; il principale nemico della democrazia per i proletari è il capitalismo. Come per Marx ed Engels, per la Luxemburg, il compito dei rivoluzionari proletari è “fare del socialismo verità e realtà e sradicare il capitalismo”.

In quel discorso, che sancisce la confluenza della Lega di Spartaco – partito socialista rivoluzionario che fonda con Karl Liebknecht, anni prima nel 1914 – nel partito comunista tedesco, Rosa Luxemburg, in chiara polemica con i socialdemocratici, ribadisce come una parte del marxismo “ufficiale” avesse tra i suoi intenti quello di non considerare più necessaria la lotta di classe. Come se essa fosse inattuale e non più un mezzo per l’emancipazione delle masse.

Tacciare i socialisti ribelli come anarchici e addirittura anti-marxisti aveva lo scopo di dimostrare l’impossibilità della vittoria del proletariato sulle borghesie e attenuare così le reazioni del popolo. Diversamente, la Luxemburg, convinta che solo il ruolo attivo del proletariato nei processi potesse innescare il cambiamento, considerava come “vero marxismo” quello che “lotta anche contro coloro che cercano di falsificarlo”.

Definita dal filosofo Gyorgy Lucaks, la principale allieva di Karl Marx, che segue meticolosamente nei suoi scritti anche filosoficamente, morirà poco dopo quel discorso, il 15 gennaio del 1919, colpita alla testa con il calcio del fucile, poi giustiziata e gettata in un canale dai paramilitari di destra (Freikorps) appoggiati dal governo tedesco di Weimar nel corso della “rivolta di gennaio”, successiva agli scioperi e alle manifestazioni di massa che da tempo avevano luogo a Berlino. Il suo corpo verrà trovato mesi dopo. Uccisa meschinamente così la più potente filosofa rivoluzionaria marxista, una figura incredibilmente troppo poco ricordata finanche dalle sinistre, una ribelle in tutto, nella militanza e negli scritti.

Rosa Luxemburg nasce il 5 marzo del 1871 a Zamosoc, in Polonia, ebrea, di famiglia colta e di educazione liberale. Si trasferisce ancora bambina con la famiglia a Varsavia dove inizia la sua militanza politica entrando a far parte del partito rivoluzionario “Proletariat”. Poi Zurigo nel 1889, dove scappa dalla polizia zarista che arresta molti membri del partito.

Qui si laurea, continua la sua militanza politica e scrive nel 1897 la sua tesi di dottorato sullo sviluppo industriale in Polonia. Zurigo è una città dove la sua formazione politica acquisisce un carattere completo, il contesto sociale nel quale è immersa non è la Polonia sottomessa all’autoritarismo zarista che ha sempre sofferto. Studia a fondo i lavori di Marx ed Engels, i classici dell’economia, la filosofia e la letteratura.

Oltre a coltivare il suo interesse per la botanica. È una donna colta, con talento letterario, passione politica e rivoluzionaria. Si trasferisce allora in Germania, il fulcro del socialismo e del movimento operaio di fine secolo, dove diventa cittadina tedesca grazie a un matrimonio “di forma”.

In Germania tra il 1898 e il 1899 scrive il bellissimo saggio Riforma sociale o rivoluzione? nel quale critica la visione revisionista che in Germania sta prendendo piede e che considera la teoria di Karl Marx inadatta a interpretare le contingenze storiche del capitalismo industriale. In particolare polemizza con gli scritti di Eduard Bernstein, il più noto tra i “revisionisti”, il quale ritiene che la fine del capitalismo non sarebbe avvenuta come Marx preconizzava perché la sua capacità di adattarsi avrebbe addirittura annullato le crisi a venire. Di conseguenza, il compito dei socialisti non è più conquistare il potere e ribaltare lo “stato delle cose” ma accettare le condizioni del momento storico cooperando con i governi borghesi. Questo significa, per la Luxemburg, rinunciare alla possibilità di cambiare la società.

“Tutta questa teoria – scrive nel saggio – non conduce ad altro che al consiglio di rinunciare alla trasformazione della società, cioè allo scopo finale della socialdemocrazia, e di fare viceversa della riforma sociale lo scopo anziché un mezzo della lotta di classe”. In modo molto deciso, come nel suo stile, ritiene che la riforma sociale rimane solo una illusione se si rinuncia alla trasformazione strutturale della società per la quale la partecipazione delle classi subalterne è necessaria. Il dovere dei socialisti rivoluzionari è liberare il proletariato dall’oppressione del capitalismo.

Non bisogna illudersi delle riforme messe in atto dallo Stato borghese, perché queste sono false concessioni per indebolire le coscienze delle masse. Nel 1913 scrive L’accumulazione del capitale, la sua opera più importante, così in linea con le analisi di Karl Marx che Gyorgy Lucaks le dedica uno scritto nel 1921 – che poi diventerà parte dei saggi raccolti nel suo Storia e coscienza di classe – nel quale sostiene che la Luxemburg raccoglie l’interezza dell’opera marxiana “dopo decenni di volgarizzazione del marxismo”.

Il suo “marxismo internazionalista”, mosso dal desiderio della rivoluzione, è sempre stato antiautoritario e avverso ai dispotismi. Nonostante considerasse necessario il partito e avesse guardato con entusiasmo alla rivoluzione bolscevica del 1917, reale capovolgimento dell’oppressione del potere zarista, temeva le possibili derive autoritarie conseguenti alla centralizzazione del potere nelle mani di pochi.

Fu anche per questo ostracizzata da una parte del mondo socialista che la considerava una mistificatrice della rivoluzione. La sua visione socialista e il suo rifiuto per l’oppressione, nel mezzo della Grande Guerra dalla quale le borghesie non riescono a tener fuori i paesi ridotti alla sofferenza, sono l’opposto del dramma che avrebbe afflitto la Germania dopo la sconfitta.

L’avvento del nazismo fu la barbarie.

Suona coerente, dunque, il suo motto noto “socialismo o barbarie”, forse ripreso da Friedrich Engels come lei stessa dice, o da Karl Kautsky, come alcuni sostengono, chissà. Ma non è importante. È importante invece che il sogno rivoluzionario di Rosa Luxemburg, militante e intellettuale socialista, non si spenga e possa ancora oggi orientare nell’indifferenza della politica.


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