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Il sindaco di Napoli, De Magistris, e il governatore della Campania De Luca

Tempo di lettura 3 Minuti

Da un lato la bomba sociale e sanitaria è pronta ad esplodere nuovamente, dall’altro c’è chi vive queste giornate come nulla fosse accaduto. Napul’è mille problemi.

L’aspetto sanitario è quello che desta maggiori preoccupazioni. Con il passare dei giorni la Campania è sempre più in affanno. Non conosce battute di arresto la corsa del virus in Campania. I positivi, infatti, sono in costante aumento. Secondo il bollettino dell’Unità di crisi della Regione, 3.669 rispetto ai 3.186 di ieri.

Aumentano anche i tamponi effettuati: 20.860 a fronte dei precedenti 18.656. I sintomatici sono 192, gli asintomatici 3.477. I deceduti sono 14 (tra il 26 ed il 30 ottobre) per un totale di 673. I guariti 275 (il totale è di 11.337). Il totale dei positivi in Campania è di 55.470 su un complessivo di 958.834. Alla luce di questa situazione in Campania si lavora all’attuazione del piano per la riorganizzazione degli ospedali e per il reclutamento di medici. Le strutture sanitarie sono sotto stress mentre è corsa per cercare di garantire la necessaria assistenza nelle terapie intensive con l’obiettivo di prepararsi ad un eventuale peggioramento della situazione.

C’è un altro dramma nel dramma nel Napoletano. Infatti sono tra i 30 e i 40 i dipendenti dell’ospedale Covid di Boscotrecase, nel Napoletano, risultati positivi al tampone del Covid-19. Ad affermarlo è il direttore generale dell’Asl Napoli 3 Sud, Gennaro Sosto. Quello del Sant’Anna e Santissima Maria della Neve è un dato complessivo in linea con quello registrato in altre strutture sanitarie italiane ma che deve ”ritenersi comunque allarmante, in quanto genera ulteriori criticità all’interno di un sistema messo già in seria difficoltà dal crescere continuo dei ricoveri».

Ma c’è chi ignora o affronta con superficialità la situazione. Infatti il lockdown ipotizzato in queste ore per Napoli sembra essere una lontana ipotesi se si guarda alla folla che, approfittando della calda giornata di sole di ieri, è scesa in strada a godersi una passeggiata sul lungomare. Tutti con la mascherina protettiva: molti napoletani, pochi i turisti, hanno raggiunto via Caracciolo per concedersi una pausa dal pesante clima di preoccupazioni legata al dilagare del virus covid-19. Altra nota di giornata è quella delle disperazione. Hanno consegnato le chiavi delle loro strutture perché non riescono ad andare avanti e temono che, un nuovo lockdown possa causare il fallimento. Sono i titolari e i gestori delle attività ricettive extra-alberghiero che operano con il codice fiscale, riuniti in un comitato, che hanno protestato oggi davanti alla sede della Regione Campania, a Napoli.

“Il Decreto Ristori comprende anche i B&B, ma noi qui in Campania restiamo fuori – spiega Fabrizio, titolare di un bed and breakfast nel centro della città – perché qui, unico caso in Italia, la normativa regionale non prevede B&B con partita Iva”.

In Campania, infatti, il bed and breakfast è considerata, ai sensi della legge regionale, un’attività integrativa del reddito che può essere condotta da una persona fisica, ma non da una partita Iva. “Non abbiamo in sostanza – sottolinea – lavorando con i nostri codici fiscali, la possibilità di accedere ai sostegni messi in campo”.

E per i troppi assembramenti nei luoghi della movida il sindaco di Stiano, nel Napoletano, ha impone il «lockdown» a tutti i minorenni. Da domani e fino al 14 stop anche alla scuola primaria. Lo ha ordinato il governatore-sceriffo, Vincenzo De Luca. Ieri di nuovo in strada a Napoli, per protestare e chiedere di poter tornare a scuola. All’indomani delle dichiarazioni del governatore, Vincenzo De Luca, della bambina cresciuta a latte e plutonio, perché chiede di poter tornare a scuola e studiare (ieri il presidente è intervenuto per sottolineare quanto rispetti le mamme chiedendo di non equivocare le sue parole) genitori e bambini si sono ritrovate davanti alla sede della Regione.


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