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L'aula del Senato

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ROMA – L’Aula del Senato ha approvato la “tagliola” ossia la proposta del non passaggio agli articoli del disegno di legge (Ddl) Zan sull’omotransfobia, una decisione che di fatto affossa definitivamente (per questa legislatura) la legge proposta dal deputato Alessandro Zan.

La cosiddetta ‘tagliola‘ presentata da Lega e Fdi ha, infatti, ottenuto 154 voti favorevoli, 131 contrari, e due astenuti, a questo punto il ddl non potrà essere messo in calendario per i prossimi sei mesi. Tenendo in considerazione l’approvazione della legge di Bilancio e tutta una serie di votazioni riguardanti questioni che diventeranno nel corso dei prossimi mesi urgenti e non rinviabili, di fatto, come detto, non ci saranno più i tempi minimi necessari in questa legislatura per occuparsi di una legge contro l’omotransfobia (anche se sulla carta non tutto sarebbe perduto). 

Che cos’è la tagliola che ha affossato il Ddl Zan

La cosiddetta “tagliola” che oggi ha portato all’affossamento del ddl zan è una vera e propria procedura parlamentare prevista dal regolamento del Senato all’articolo 96 che reca come intitolazione “Proposta di non passare all’esame degli articoli”.

Testualmente l’articolo recita: «Prima che abbia inizio l’esame degli articoli di un disegno di legge, un senatore per ciascun gruppo può avanzare la proposta che non si passi a tale esame».

In questo caso, lo stesso articolo 96 prevede che «La votazione della proposta ha la precedenza su quella degli ordini del giorno».

Da un punto di vista pratico, l’esito dell’applicazione di questo articolo prevede che dopo la discussione generale sul disegno di legge non si proceda all’esame analitico dei singoli articoli e il voto degli emendamenti presentati, il ché, tratto dalla prassi politica alla realtà comune, comporta una bocciatura del disegno di legge.

Una volta bocciato di fatto il disegno di legge torna a zero costringendo i proponenti a ripresentarlo avviando l’iter dal principio con una nuova proposta di legge da presentare non prima che siano trascorsi sei mesi dalla bocciatura della precedente.

Questo significa, come detto prima, che un nuovo disegno di legge contro l’omotransfobia non potrà essere presentata se non a partire dal prossimo anno.

La decisione del voto segreto accolta dal presidente Casellati

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La presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati durante la discussione del ddl Zan, (ANSA)

Dopo il voto a scrutinio segreto la presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, ha sospeso la seduta fino al termine della Conferenza dei capigruppo.

«La mia decisione – ha precisato la Casellati – per quanto legittimo contestare, perché si tratta di interpretazione, ha delle solide fondamenta di carattere giuridico. Io sono stata chiamata esclusivamente a giudicare sulla votazione segreta – ha spiegato – che è una questione puramente giuridica, infatti ho citato il regolamento e i precedenti che mi hanno indotto alla concessione del voto a scrutinio segreto».

L’amaro commento di Alessandro Zan: «Ma non ci arrenderemo»

Alessandro Zan ddl zan Tagliola
Il deputato del Pd, Alessandro Zan, nei pressi del Senato, (ANSA)

«Quella di oggi – ha commentato Alessandro Zan deputato del Pd e primo firmatario del disegno di legge – è una pagina nera per la nostra democrazia e i diritti».

Questo «perché il Senato ha deciso di essere lontano dal paese reale che a grande maggioranza ha chiesto e chiede una legge contro i crimini d’odio».

Per l’esponente del Partito Democratico «questa battuta d’arresto non consente all’Italia di essere tra i Paesi più civili e avanzati. La destra sovranista non ha accettato di togliere la tagliola del non passaggio agli articoli, e questo dimostra come sia vicina a Orban e alla Polonia e no invece ai paesi più civili. Purtroppo una forza politica si è sfilata dalla maggioranza, Forza Italia si è compattata con la destra sovranista dimostrando di non essere una forza liberale e vicina ai diritti solo per un gioco legato alla partita del Quirinale».

Ma per Zan la partita non è ancora chiusa «questa battuta d’arresto non ci ferma. La strada per i diritti civili in questo Paese è segnata e noi continueremo più forte di prima per cercare di arrivare a leggi di civiltà di cui il Paese ha bisogno».

Le reazioni della politica all’approvazione della tagliola sul Ddl Zan

Per Matteo Salvini, oggi è stata «sconfitta l’arroganza di Letta e dei 5Stelle: hanno detto di no a tutte le proposte di mediazione, comprese quelle formulate dal Santo Padre, dalle associazioni e da molte famiglie, e hanno affossato il Ddl Zan. Ora ripartiamo dalla proposte della Lega: combattere le discriminazioni lasciando fuori i bambini, la libertà di educazione, la teoria gender e i reati di opinione».

Per l’altra leader del centrodestra, Giorgia Meloni, sempre contraria al Ddl Zan, «cala il sipario. Siamo stati l’unico gruppo interamente presente e unito nel voto» mentre Ignazio La Russa, braccio destro della Meloni, mette in chiaro che «c’è una nuova maggioranza in Parlamento. C’è una maggioranza qui come nel Paese, è non è di sinistra».

Enrico Letta, invece, affida a Twitter la sua prima reazione: «Hanno voluto fermare il futuro. Hanno voluto riportare l’Italia indietro. Sì, oggi hanno vinto loro e i loro inguacchi, al Senato. Ma il Paese è da un’altra parte. E presto si vedrà».

Il presidente del Movimento Cinquestelle ed ex premier, Giuseppe Conte, ha aggiunto: «Sul ddl Zan registriamo un passaggio a vuoto su un percorso di civiltà e di contrasto a ogni forma di discriminazione e violenza per l’orientamento sessuale. Chi oggi gioisce per questo sabotaggio dovrebbe rendere conto al Paese che su questi temi ha già dimostrato di essere più avanti delle aule parlamentari».

Per il segretario generale dell’Arcigay, Gabriele Piazzoni, la tagliola sul Ddl Zan ha un chiaro significato omofobo. «I numeri della votazione – ha sostenuto – sono inesorabili: la nostra classe politica è in larga maggioranza omofoba. Il margine con cui la maggioranza del Senato si è espressa – ha aggiunto – va ben oltre i confini delle destre, dei finti liberali di Forza Italia o dei cinici arrampicatori di Italia Viva. Ci sono responsabilità anche all’interno delle forze politiche in cui militano i parlamentari primi firmatari del testo. Insomma: c’è una responsabilità diffusa della politica, che ne esce fotografata in maniera implacabile. Questo Parlamento non è stato all’altezza delle sfide di questo tempo, l’argine all’omotransfobia continuerà a porlo il Paese, le rete informali, le associazioni, tutte le persone di buona volontà. Non lo Stato, che ancora una volta si gira dall’altra parte. Ringraziamo coloro i quali si sono battuti, a tutti gli altri – ha concluso – consegniamo la nostra vergogna»


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