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LA CHIAVE di lettura del decreto Grandi Opere, forse, sta tutta in quella frase di Giuseppe Conte. Approvazione con la formula «salvo intese», ha detto il presidente del Consiglio nel corso della conferenza stampa di martedì. Quelle parole danno la dimensione di tutta la “precarietà” di un testo, che al momento non è definitivo (e quindi, nei fatti, non c’è ) e che prevede la realizzazione di lavori per 200 miliardi di euro.

Si badi bene, il premier ha sottolineato che la formula «salvo intese» non sta a indicare l’esistenza di contrasti politici fra le forze in  campo, ma la necessità di «piccole modifiche» tecniche che devono essere apportate. In ballo ci sono 130 opere, che attendono di vedere la realizzazione, ma in mezzo c’è più del mare (assai più esteso di quello dello stretto di Messina): c’è un iter che deve passare anche per i commissari. E solo alla fine si potrà arrivare al tanto sospirato sblocco dei cantieri.

DE MICHELI CONFUSA

Il nostro giornale, nel corso degli ultimi mesi, si è soffermato su un terreno fondamentale per il rilancio della Penisola: quello dei collegamenti su ferro, legati alla questione dell’Alta velocità. Anche perché è proprio lì che il governo si trova a giocare la partita più importante. Dunque, per le ferrovie occorrono 113,4 miliardi di euro, ma ne sono stati stanziati soltanto 60. Gli altri 53,4 bisogna reperirli, ma al momento non si sa dove. Come non si sa quanto diminuirà il gap tra Nord e Sud per quel che riguarda l’Av. Non bisogna dimenticare che l’Alta velocità si ferma praticamente a Salerno, e che il Meridione, allo stato, continua a segnare il passo sul fronte dei collegamenti. In cima all’agenda  c’è l’ormai atavico ammodernamento tecnologico della Salerno-Reggio Calabria e della Taranto-Metaponto-Potenza-Battipaglia. Ma ci sono da confermare anche gli investimenti per la Napoli-Bari e per il collegamento alla rete ferroviaria del porto di Gioia Tauro.

Restando sulla Napoli-Bari, è vero, i lavori stanno procedendo, e c’è chi prevede che la data della consegna (fissata al 2026) sarà rispettata. Ma si tratta, comunque, di tempi ancora troppo lunghi. E poi, rispetto alle linee da rafforzare al Sud, la titolare del Mit, Paola De Micheli, non è stata per niente chiara quando ha parlato di Alta velocità di rete. Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti ha  “confuso” (ma nel frattempo il  messaggio è arrivato distorto) Alta velocità di rete con treni ad Alta velocità. Giusto per essere chiari: quando si parla di Av, ci viene subito in mente il treno Napoli-Milano, che si muove su nuove linee con andamento di crociera tra i 300 e i 350 chilometri orari. Come ha spiegato un esperto al Quotidiano del Sud, Alta velocità di rete significa, invece, «soltanto sistemare le vecchie linee per un andamento che si attesta sui 200 km. orari».

Lo stesso discorso della Salerno-Reggio Calabria vale anche per la Palermo-Trapani. 

GIOCHI AI DANNI DEL SUD

Nel frattempo, dato da non sottovalutare, è stato calcolato che l’Italia, dal 2008 a oggi, avrebbe perso tra i 58 e i 60 miliardi di Pil a causa del mancato completamento dell’Alta velocità da Salerno in giù. Lo studio è della Federico II di Napoli. E tiene pure conto del prezzo del ritardo, che ancora sta scontando il Meridione a causa della visione nord-centrica, rispetto ai trasporti su ferro, degli schieramenti succedutisi al governo negli ultimi anni. Tornando al ministro De Micheli, va pure sottolineato, che quando la dem, relativamente al  progetto #ItaliaVeloce  ha parlato di circa 200 miliardi di fondi  «cantierabili», ha fatto ancora confusione con le parole. Ha  “scambiato” fondi cantierabili, con fondi che invece sono semplicemente a disposizione.

La domanda è sempre la stessa: alla fine dei giochi, si riuscirà a collegare in maniera più o meno omogenea, e alla stessa velocità, la Penisola? Improbabile; basta guardare il piano quinquennale (56 miliardi di euro) che a maggio dello scorso anno ha illustrato Gianfranco Battisti, ad e dg di Ferrovie dello Stato. Piano che prevede il 60% degli investimenti destinati al Nord e il 40% per il Mezzogiorno. Ma come rivelato dal Quotidiano del Sud nei mesi scorsi, a fronte del citato piano, esisterebbe, una bozza non ufficiale che circola nei piani alti di FS. Dalla bozza si evincerebbe che, in realtà, gli investimenti per il Sud nell’arco dei 5 anni previsti, potrebbero scendere a una cifra che oscilla tra l’11 e il 16%.

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