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Grazie. È l’unica cosa che mi veniva in mente l’altra sera guardando la conferenza stampa del premier Conte che illustrava la “stretta di Natale”. Grazie per averci concesso la possibilità di vedere due amici (o parenti) al giorno. Ogni tanto incontrare qualche faccia nuova (che non sia quella degli adorati conviventi) può far bene. Ci fa ricordare la vecchia epoca, prima che arrivasse l’apocalisse.

Quando chiacchierare con un’amica a un tavolino di un bar non ci faceva sentire per niente in colpa. Quando andare il sabato sera o la domenica pomeriggio a cinema era una piacevole abitudine. Quando spostarsi nelle seconde case durante le vacanze non era uno slalom sul calendario e tra caselle colorate manco fosse il Monopoli, ma male che ci andava rischiavamo di restare intrappolati per ore nel traffico al casello autostradale.

Quando invitare gli amici a cena , con l’unico limite del numero dei posti a sedere imposto dalla grandezza della tavola (ma dai, vieni anche tu, ci stringiamo, oppure che ne so mangiamo chi seduto sul divano chi sul cuscino per terra) non era una pratica segreta e a rischio reato. Che poi ancora non ho capito: ma adesso se ti beccano con più di due persone non conviventi a mangiare i popcorn o a bere Coca-Cola davanti al mega schermo casalingo mentre guardi l’ultimo film su Netflix, paghi solo una multa o rischi un procedimento penale?

Comunque, ricordate? Prima che arrivasse l’apocalisse e che i nostri governanti da noi eletti (se abbiamo scelto male peggio per noi) quando invitavamo gente a casa nostra, i vicini potevano lamentarsi e chiamare le forze dell’ordine solo se i decibel della musica o degli schiamazzi superavano un certo limite. Ora no, se il vicino di appartamento con il quale abbiamo discusso all’ultima assemblea condominiale ci vuole fare un dispetto e ha visto più di due persone bussare al nostro citofono, può chiamare le forze dell’ordine e farci passare un guaio. Forse sto esagerando, non è proprio cosi, però così ci fanno sentire. Tutti in colpa. Perché ci ostiniamo a fingere normalità. Perché magari abbiamo tirato fuori dalla cantina o dalla soffitta l’albero di Natale e abbiamo passato un pomeriggio ad addobbarlo. Perché, anche se saremo solo in quattro o forse in due, stiamo pensando al menù della vigilia. Perché se andiamo in un negozio – che non sia un supermercato, o una farmacia o un ferramenta – per acquistare un dono a quelle poche persone che riusciremo a incontrare, siamo degli irresponsabili che non si ricordano le norme anti assembramento.

Però intanto il governo ha lanciato il “premio” cashback: se entro fine anno spendi con moneta elettronica una certa cifra ti verranno regalate 150 euro. Ma come spendo se quando vado nei negozi sono rea di assembrarmi? L’hanno scritto e detto in tanti e io mi associo: è una grande ipocrisia, che allevia solo la coscienza di chi deve prendere le decisioni per il Paese. Ecco, questa è un’altra considerazione: chi sta prendendo le decisioni che ci stanno cambiando la vita? Il governo (nazionale e regionale) oppure i “tecnici”, gli esperti virologi ed epidemiologi?

L’altra sera il premier ha detto che il governo “si è adeguato alle indicazioni del comitato tecnico scientifico”. E no, non mi sta bene. Troppo comodo. Il governo deve governare e le decisioni sono sue. Io ho già enormi difficoltà a delegare a chi ci governa le decisione sulla mia vita privata, su ciò che posso o non posso fare in casa mia, su quante volte voglio aprire la finestra o andare a fare una passeggiata, su chi voglio o non voglio incontrare, sull’orario di rientro. Però siamo in emergenza, mi do un pizzico sulla pancia, e mi adeguo anche se molto a malincuore. Ma non voglio delegare tutto questo ai presunti esperti. Anche perché finora hanno dimostrato una sola cosa: con questo virus non ci capiscono niente. E sono stufa di vedere le loro facce tutti i giorni su tutti i canali tv a dire tutto e il contrario di tutto. Andate nei laboratori, studiate, state lì fino a notte fonda tutti i santi giorni che Dio manda in terra, analizzate tutto quello che c’è da analizzare e trovate una soluzione vera. Una cura e un vaccino. Questo è il prossimo dpcm che dovrebbe varare Conte: “si dispone che tutti i virologi, gli epidiomologi, i biologi e via cantando siano chiusi nei laboratori a lavorare notte e giorno per la comunità, a spremersi le meningi per portarci fuori da questa tempesta”.

Non mi interessano le sceneggiate, anche se hanno il timbro della Ue: il 27 dicembre partirà la campagna vaccinale, ogni paese europeo avrà poche centinaia di dosi da somministrare alle categorie prioritarie, si suppone i sanitari. E quindi? A me interessa sapere se e quando i vaccini saranno disponibili in milioni di dosi, se per quale fatidico momento i nostri governanti avranno messo a punto e testato un piano serio e realistico per la somministrazione. E invece accendo la tv e vedo il plastico di un grande tendone con una bella primula disegnata sopra. E chissà perché mi vengono in mente i banchi monoposto con le rotelle (ma anche senza) che avrebbero dovuto (i banchi?) consentire il ritorno a scuola dei nostri ragazzi in sicurezza. E allora penso: sbagliare è umano, perseverare è diabolico.

Nei prossimi giorni non farò cenoni e raduni, niente brindisi o tavolate, forse non incontrerò nemmeno i due amici consentiti, non guarderò spasmodicamente il calendario per capire se quel giorno è rosso o arancione, starò sempre a casa e al massimo uscirò a prendere una boccata d’aria in balcone. E detto tra noi, mi comporterò così non tanto perché voglio essere una brava cittadina e rispettare le loro assurde regole. Ma perché di questo virus ho paura e vorrei avere la possibilità di poter vivere il rientro alla normalità, vorrei passare i prossimi Natali come facevo prima dell’apocalisse, sperando che la mia anziana mamma sia ancora tra di noi. Quindi mi adeguerò.

Però se quando i vaccini saranno disponibili qualcosa andrà storto e ci accorgeremo che avremo i tendoni con le primule nelle piazze (tanto per buttare un altro po’ di soldi) ma per un motivo o un altro non ci saranno le siringhe (ricordate quando trovare le mascherine o i disinfettanti era impossibile?) o mancherà il personale necessario o lo stesse dosi di vaccino, allora mi arrabbierò sul serio. E Conte, i suoi ministri, il commissario Arcuri e gli esperti tutti me ne dovranno dare conto. Non sarà Renzi a far cadere il governo, ma il popolo. E non accetterò di sentirmi dire che sono stata un’irresponsabile. Che è tutta colpa mia. Buon Natale a tutti.


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