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Giovanni Minoli

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C’è qualcosa di negromantico, c’è uno straordinario colpi di lombi del Fato nel modo in cui Giovanni Minoli (padano sabaudo ma trapiantato a Roma) riesce, carsicamente, a sparire e riapparire, a nasare le tendenze e ad imporsi all’attenzione dei pubblici variegati.

Classe ’45, tra i padri della televisione moderna, Minoli, come la Piccola Vedetta lombarda deamicisiana di cui porta il nome, è sempre lì ad osservare le vicende italiane su un ramo più alto degli altri. Scampato alla Presidenza della Rai (hanno fatto Foa al suo posto) dove avrebbe potuto guidare il servizio pubblico davvero verso la rivoluzione, lasciata Radio 24, allontanatosi dalle vaporose tentazioni della politica, ora Minoli riappare su Radio1 Rai col suo programma Il Mix delle Cinque ma soprattutto si butta sul business del futuro. Il mondo del Green.

Minoli veleggia sulla scia sia di Carlin Petrini che di Xi Jinping: col prossimo picco del petrolio, l’inquinamento che distrugge l’ecosistema, l’impennata delle malattie, salvare il pianeta diventa la vera missione dell’industria contemporanea. Sicchè, eccolo tornare con la solita zazzera bionda il sorriso tra l’interessato e il perculante, in un programma tv, Green leader – le aziende e il pianeta (National Geographic, Sky 403, lunedì ore 20.40), che prevede una serie di interviste minoliane ai “manager di grandi realtà industriali per raccontare in un faccia a faccia come l’impegno per un futuro sostenibile è diventato parte integrante del processo produttivo nelle loro aziende”.

Mi è capitato di vedere la puntata con Nerio Alessandri patròn di Technogym. Alessandri aveva il volto tirato di un boxeur e il piglio d’un antico insegnante di ginnastica che sta per lanciarsi nel cerchio di fuoco e scalpellava un concetto semplice: “La Green economy mette al centro l’ambiente e non tutti sono interessati. Se noi invece mettiamo al centro l’uomo, l’ambiente è una conseguenza…”. Allessandri parlava di macchinari che “non servono a fare i muscoli ma a diffondere uno stile salutare di vita”, di obesità infantile, di cattive abitudini alimentari che vanno ad impattare sul nostro Pil. Alessandri dimostrava (a Minoli che pungolava) che si può rendere il pianeta migliore cominciando dalle piccole cose senza buttarla sulla politica.

Dopo di lui Minoli intervistava Giovanni De Lisi, millennial geniale fondatore di Green Rail che s’inventato le traversine fatte di pneumatici usati che producono energia dal passaggio dei treni; e che, snobbato da Trenitalia, ora, in Usa vanta un giro d’affari di 75 milioni di dollari. E ancora, dopo De Lisi colloquiava con Oscar Farinetti, eppoi coi Lavazza, eppoi con tutto il resto dell’illuminata imprenditoria italiana, appunto. La morale di Green leaders è che se dobbiamo lasciare un mondo in buone condizioni ai nostri figli non è necessario imbottirsi di ideologia; basta il buonsenso. La morale di Minoli è che l’immortalità del servizio pubblico continua ad esser un’abitudine…

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