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I giocatori del Napoli alzano la Coppa Italia 2020

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ROMA – Qualcuno l’ha già chiamata la Coppa Italia dei ricchi. Il nuovo format del torneo fa discutere e innesca una polemica rovente: perché la rimodulazione allontana la coppa anni luce dalle equivalenti spagnole e inglesi.

L’ultima novità prevede l’esclusione della Lega Pro, dunque di quelle squadre che sognano di indossare i panni del Davide che beffa Golia, ossia di una squadra di tre o quattro categorie inferiori che magari elimina – come avvenne qualche anno addietro con lo Spezia (allora in Serie C) contro la Roma – una big del massimo campionato. Il nuovo format della prossima edizione prevede solo la partecipazione di 40 squadre: 20 club di Serie A e 20 di B. Il via il 15 agosto.

La formula attuale prevede 78 squadre (con 29 di Lega Pro e nove di Serie D) e ha l’obiettivo di valorizzare il torneo, creando da subito sfide interessanti, che possano in qualche modo alimentare la fantasia dei tifosi dei piccoli centri che, per un giorno almeno, sognano una sfida impossibile e per questo ancora più affascinante.

A un mese dalle polemiche relative al golpe della Super Lega da parte dei club più ricchi, la decisione della Lega ha suscitato non poche critiche. A farsi interprete dello stupore degli appassionati e il segretario del Pd, Enrico Letta, tra i primi a bocciare anche l’idea della Superlega alla quale in tanti oggi accostano – fatte le debite distanze – la scelta della Coppa Italia. Per Letta l’esclusione della C è «un errore grave». «Nel resto d’Europa – ha scritto sul proprio account di Twitter – si valorizzano i club delle serie minori. Ma non è bastata la lezione della SuperLega?».

Già ieri si era espresso Francesco Ghirelli, presidente della Lega Pro, definendo il nuovo format «espressione di una concezione elitaria del calcio, incapace di avere una visione di sistema» e annunciando che «lunedì è convocato il Direttivo della Lega Pro, che adotterà ogni iniziativa per tutelare i diritti delle proprie squadre».

«È un format che fa male al calcio tanto quanto lo faceva la Superlega – dice Luciano Regolo, condirettore di Famiglia Cristiana e tifoso appassionato – quando il mio Catanzaro venne in A, fu festa di popolo: ancora ricordiamo il gol di Mammì alla Juve». E invece oggi non sarà più possibile un Inter-Pordenone decisa solo ai rigori, come fu quattro anni fa, o un Novara che mette in crisi il Milan, come nel 2010.

E intanto, arriva un’altra novità. La finale di quest’anno, fra Atalanta e Juventus, avrà uno sponsor futuribile e particolare: le criptovalute. Lega Serie A e Crypto.com, piattaforma di criptovalute, hanno infatti annunciato un accordo di partnership in occasione della finale del 19 maggio al Mapei Stadium di Reggio Emilia.

«Lega Serie A – si legge in una nota – è orgogliosa di essere la prima Lega calcistica a siglare un contratto di sponsorizzazione con una piattaforma di criptovalute e NFT». La collaborazione è destinata a durare nel tempo, secondo i buoni propositi espressi oggi e, per celebrare la prima volta che Atalanta e Juventus si incontrano in una finale di Coppa Italia, sarà realizzata una speciale collezione di NFT (non fungibile token) che includerà il trofeo ufficiale, highlight del match e altre iniziative.


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