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Marisa Laurito tra Giannini e Maradona prima di un Napoli-Roma

Tempo di lettura 2 Minuti

E’ UN DOLORE immenso, indescrivibile. È come aver perso una parte del tuo percorso di vita. Una radice della tua terra ha smesso di esistere.

Diego Armando Maradona non è un semplice giocatore che ha indossato la maglia del Napoli. E’ un campione, il più grande di tutti i tempi, che rappresenta, principalmente, il riscatto sociale e poi sportivo di Napoli. Diego era una persona generosa, uno del popolo. Quando i napoletani realizzavano magliette con il suo volto stampato sopra, non ha mai battuto ciglio. Anzi. Diceva: “Finché lo fanno le persone del popolo, finchè lo fanno per vivere e sopravvivere, non dirò mai nulla”. Anche questo era Maradona.

A lui mi lega un ricordo straordinario. Era il dieci maggio del 1987, il giorno del primo scudetto. Con Renzo Arbore e Luciano De Crescenzo eravamo in giro in una città che esplodeva di lacrime e gioia. A un certo punto un gruppo di scalmanati presero per le braccia Arbore e lo lanciavano in aria. Io e Luciano non riuscivamo a contenere le risate, ridevamo come pazzi. Che scena! Solo Napoli ti regala emozioni del genere. Decidemmo di andare assieme poi a Forcella, fummo accolti da Luigi Giuliano, attualmente pentito. Ci fecero una festa indescrivibile nel quartiere. Qui fui presa in braccio da un gruppo di scalmanati e si festeggiò alla grande.

Un altro ricordo è legato a un giro del campo che feci con Diego quando ormai lo scudetto era cosa fatta. Come non ricordare quando diedi il calcio d’inizio di un Napoli-Roma. Indossavo la sciarpa di entrambe le squadre tra Maradona e Giannini. Diego era uno di noi. Un fuoriclasse nonostante tutti i problemi che ha affrontato e superato. Ci ha regalato tanto. Oggi è una giornata di immenso dolore per una città che perde il simbolo del suo riscatto.

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