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L'incontro di Vibo Valentia (foto T. Pugliese)

Tempo di lettura 3 Minuti

La nuova storia deve iniziare in orario per proseguire step dopo step nell’attuazione amministrativa e esecutiva dei progetti finanziati dal Recovery Plan. Quei progetti che devono riunire le due Italie con i treni veloci, la banda larga ultraveloce, grande portualità e grande logistica. Una nuova sanità e una nuova scuola, piazze riqualificate e turismo che cambia target e tipo di clientela, asili nido e molto altro. Quei progetti che si possono fare solo se lo si vuole, se si chiede aiuto a chi lo può e lo vuole dare. A patto che si qualifichino gli organici delle amministrazioni sul territorio e si cominci a fare sistema in tutta la Calabria e in tutto il Mezzogiorno dentro una rete che tiene insieme i pezzi. Organizziamoci.

Custodisco dentro di me l’aria bella e i rumori di una passione contagiosa di piazza Garibaldi di venerdì sera a Vibo Valentia. Ho davanti una distesa di occhi attenti, quasi vigili, che si inseguono. Sedie che sbucano fuori dalla piazza e si allungano ordinatamente su corso Umberto I. Gente in piedi dalla rampa che non perde una battuta. Imprenditori globali, insegnanti che parlano il linguaggio del futuro, una preside che voglio rincontrare, tante donne, tante donne giovani.

C’è Antonia Berto e si percepisce il segreto di quella casa della cultura e della memoria che nasce e vive nel ricordo del padre Giuseppe e dei suoi luoghi di questa terra amata, di Ricadi e della sua Calabria. Bella e amara. Ci sono Anna e Nuccio Caffo che sono l’amaro del Capo e molto altro. C’è l’avvocatessa Maria Limardo, che incontro per la prima volta, una forza della natura che esprime la buona amministrazione e l’orgoglio di una sindaca che sta cambiando le cose e sempre più le cambierà.

C’è Florindo Rubbettino, editore “svizzero-calabrese”, che dice che a Soveria Mannelli ci si sveglia la mattina e si pensa a lavorare fino a sera. C’è un libraio che non si lamenta, mi guarda e dice “me la cavo”, non “qui nessuno compra un libro, nessuno fa niente” e vorrei abbracciarlo. Mi accorgo che sono nel “salotto” della capitale italiana del libro 2021 e che tutti hanno voglia di cambiare il racconto della Calabria, di cambiarne la narrazione. Soprattutto tutti hanno voglia di costruire insieme un’altra storia.

Che comincia con Piero Muscari, direttore artistico di “Vibo capitale italiana del libro”, che fa partire il talk alle 19 in punto perché non si può sgarrare di un minuto in quanto la nuova storia deve iniziare in orario. Per proseguire in orario proprio come si deve fare, step dopo step, nell’attuazione amministrativa e esecutiva dei progetti finanziati dal Recovery Plan.

Quei progetti che devono riunire le due Italie con i treni veloci, la banda larga ultra veloce, grande portualità e grande logistica. Una nuova sanità e una nuova scuola, piazze riqualificate e turismo che cambia target e tipo di clientela, asili nido e molto, molto altro. Quei progetti che si possono fare solo se lo si vuole, se si chiede aiuto a chi lo può e lo vuole dare. A patto che si qualifichino gli organici delle amministrazioni sul territorio e si cominci a fare sistema in tutta la Calabria e in tutto il Mezzogiorno dentro una rete che tiene insieme i pezzi.

Non c’è tempo per chiedere tutto ciò che non sappiamo spendere e di farlo più volte al giorno. C’è solo il tempo sempre più ristretto per chiedere di farsi assistere sul piano tecnico e di mettersi a correre per acquisire un metodo nuovo e fare le cose, non per continuare a dire che non si possono fare.

Paolo Mieli, da par suo, parla al cuore della Calabria nell’ultimo giorno del riscatto possibile. Propone di fare una grande festa del libro e di ragionare di conseguenza per chiudere con qualcosa che resti l’anno della capitale italiana del libro.

Questa grande festa del libro ci sarà, ma anche in questo caso a patto che da domani Vibo “faccia festa” ogni giorno senza complessi di inferiorità e soprattutto organizzandosi in tutto. Attingendo e mobilitando le intelligenze a partire da quelle universitarie. Il problema del Mezzogiorno è soprattutto qui. Credere in se stessi e acquisire un metodo nuovo che consente di fare le cose e di capitalizzare la fiducia contagiosa che ne deriva. La sindaca, Maria Limardo, questo lo ha capito e la piazza che ho visto ci dice che è vero che l’inferno sociale brucia ancora, ma è anche vero che le fiamme si possono spegnere. Organizziamoci.


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