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BARBA E CAPELLI - Matteo Salvini l’ammortizzatore

Il Sud applaude (per ora) e non sa che peste gli porta

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Didascalia Foto: 
Matteo Salvini
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Ha vinto e stravinto, anche le vecchiette hanno votato per lui per via del rosario e i giovani di mano per via del mitra, ha succhiato il sangue ai neofascisti liofilizzandoli senza lasciar tracce e ha fatto carte primiera, settebello ori e quattro scope, cosa non rara in un Paese che è stato altrettanto entusiasta e infedele con tutti, dal duce ai democristiani, da Berlinguer a Berlusconi, da Renzi a Grillo, a chi tocca, ora tocca a lui anche se nessuno gli sussurra nell'orecchio al momento del trionfo guarda che sei mortale e che anche tu tornerai alla polvere.

Salvini è sicuramente un modello 5G e anche un organismo (e orgasmo) geneticamente modificato, parla a raffica senza esitazione e non sbrocca mai, come invece è sempre capitato a Di Maio che ha perso l’à plomb del vestitino della prima comunione. Lui, il capitano, è uno dei più riusciti prodotti shock-absorber, un ammortizzatore da carro armato o forse, come più piace a lui, una ruspa

NON È INVINCIBILE 

Ha un selfie per tutti e la sua abbronzatura gli ha dato un tono nigeriano e da patrimonio Unesco dell’umanità. Sembra invincibile, ma come tutti gli invincibili sarà prima o poi vinto e non è neanche difficile immaginare su quali bucce di banana scarroccerà prima o poi in curva il suo carroccio.

Secondo noi, sarà alla curva Sud: i meridionali lo hanno votato con quell’istinto della disperazione che è una delle caratteristiche dei meridionali, sempre pronti a provarle tutte tranne quella giusta, costi quel che costi, ad esempio un po’ di dignità terronica. Ma, come disse Freud dalla nave guardando la folla che si era radunata per applaudirlo al suo sbarco a New York, costoro lo acclamano e non sanno che gli sta portando la peste. La peste sarà la differenziata regionale che farà rovinare il Sud (di nuovo) nello stesso ghetto in cui già si trova tentando da decenni l’inutile risalita, sia per sua colpa della storia e anche della geografia. La natura della disgrazia è presto detta, con uno sguardo alla storia.

La Milano del Seicento descritta dal Manzoni era una città - e la Lombardia una regione - mafiosa, spagnolesca, teatro di malversazione, stupri, preti codardi, Azzeccagarbugli, assalti ai forni, pestilenze, bravi (picciotti di uomini di panza) e un Innominato, ovvero un mammasantissima e pezzo da novanta.

Quand’è che Milano diventa ciò che è? Quando l’imperatrice austriaca Maria Teresa assume il comando, fa ordine, costruisce, scuole, emana leggi, edifica tribunali, la forca, le riforme dell’igiene e persino dei comportamenti nella vita privata. E oggi? Oggi il Meridione avrebbe bisogno di tutto ciò che potrebbe venire dal Nord più evoluto grazie a Maria Teresa d’Austria, a Napoleone, al sacro romano impero e all’Imperial regio governo di Vienna, e che invece non ha mai avuto, salvo gli ultimi spasimi riformisti dei Borbone che precedevano i Savoia nella ferrovia e nei trasporti.

LE PROMESSE AL SUD 

 Salvini ha promesso al Sud una riforma che – in una logica coerente, ma anche imbrogliona – premierà i già premiati e castigherà i già bastonati. Intanto, Salvini si vanta oltre misura, con quel tono di finta modestia di chi “festeggia per cinque minuti e poi subito al lavoro”. Salvini non ha vinto in Europa, perché la nuova Europa di governo sarà più o meno la stessa di quella di prima e già si preannuncia la procedura d’infrazione perché Bruxelles oggi ha le stesse armi che aveva prima delle elezioni. Sbandierare l’alleanza con il leader della Brexit, Nigel Farange, è come mettersi in un sacco con quattro gatti arrabbiati

GLI AMICI IN EUROPA 

 Orban sta nel PPE, ma come un appestato. La LePen ha vinto, ma solo nel senso che Macron ha perso, visto che lei è rimasta allo stesso palo cui era già arrivata e dal quale non si è mossa. Dei polacchi e degli altri del gruppo di Visegràd, ai calabresi, siciliani, pugliesi e campani, non importa e non importerà un fico secco e comunque non gliene verrà nulla in tasca neanche sotto forma di benefici per l’agricoltura. A Bruxelles il plotone leghista farà forse molto rumore, ma per poco più di nulla perché la rivoluzione non c’è stata, ma è stata solo rinviata per pioggia: rain check, si vedrà la prossima volta. Dunque, perché il Sud ha aperto le porte alla Lega, se non per pura disperazione masochista?

Detto per inciso: i calabresi in particolare hanno fatto quattrini a palate con l’immigrazione clandestina sotto i governi Renzi e Gentiloni, perché prendevano vergognosi sussidi statali alloggiando i poveri arrivati nelle più turpi ma redditizie condizioni, basta andare a rileggersi le in chieste del procuratore Nicola Gratteri. Era una vergogna, onestamente, ma Salvini ha tagliato quella forma di arricchimento parassitario su cui campavano in tanti. Le fortune di Salvini restano campestri: lo votano le provincie, i territori, ma in genere le grandi città resistono perché le città hanno comunque un maggior collante civile.

LEGA NAZIONALISTA 

 La Lega nazionalista, come i pentastellati alla Di Battista, hanno bisogno di truppa mobile e quanto più possibile retrograda, campesinos e processioni alla Madonna e perché no anche a Santa Rosalia, e ronde di notte per avvistare li turchi dalli spalti e chiamare a Locri e a Messina, in caso di bisogno Alberto Da Giussano con lo spadone, perché Salvini e la versione  cinque punto zero del “ghe pensi mi”, stiamo lavorando non disturbate, come si dice facesse il duce che lasciava la lampada accesa sul suo tavolo anche di notte per impressionare i pellegrini che venivano a Roma. Sul piano economico Salvini non ha alcuna ricetta da dare al Sud.

E neanche al Nord dove le imprese già ci sono e ci sono sempre state perché è dai tempi della solita Maria Teresa che ci sono. Al Sud sono di meno e taglieggiate dal sistema mafioso polverizzato che è diventato azionariato diffuso della ‘ndrangheta: gli imprenditori che vogliono farlo, possono investire liberamente nel malaffare e, a partita chiusa, incassare i dividendi.

Che ha fatto il ministro degli Interni non già per tagliare i nastri degli appuntamenti antimafia, ma per liberare il Sud dal giogo che rallenta o impedisce la libera impresa, la libera circolazione di merci e idee senza pagare dazi. Non ci sembra che dopo un anno di roboanti chiacchiere sia venuto un solo segnale produttivo in questo senso da parte dello Stato, ovvero dal ministro degli Interni, ovvero dal capo assoluto della Lega del Nord e del Sud, dell’Est e dell’Ovest, senza trascurare le Terre di Mezzo, Matteo Salvini uomo dalla sua resistibile ascesa, come un piccolo Arturo Ui di Bertolt Brecht.

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